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TESTO Commento su Isaia. 30, 8-15b; Romani. 5, 1-11; Matteo. 4, 12-17

don Raffaello Ciccone  

I domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore (Anno C) (01/09/2013)

Vangelo: Is 30, 8-15b; Rm 5, 1-11; Mt 4, 12-17 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 4,12-17

12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,

sulla via del mare, oltre il Giordano,

Galilea delle genti!

16Il popolo che abitava nelle tenebre

vide una grande luce,

per quelli che abitavano in regione e ombra di morte

una luce è sorta.

17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Isaia. 30, 8-15b
Siamo negli anni 705-701 a.C. e la potenza Assira si fa sempre più minacciosa. Il cap. 30 inizia con la descrizione della carovana che scende in Egitto, carica di doni per la sperata alleanza con l'Egitto.
Il cammino si svolge attraverso il Negheb a sud della Giudea ed è raccontato con l'apparizione di bestie feroci e di animali favolosi (draghi alati). Sono stati fatti tanti sacrifici per raccogliere ricchezze e offrirle all'Egitto ma c'è stato solo un aiuto illusorio: l'Egitto infatti è chiamato "Raab l'oziosa" (30,5): mostro primitivo che non aiuta per niente, ingordo solo di tesori.
Questa descrizione (30,1-7), che anticipa il testo di oggi, colloca e dà un motivo serio al lamento di Dio sul suo popolo che il profeta deve scrivere a memoria per richiamare che le vere garanzie sono la protezione del Signore e il rapporto di fedeltà alla legge. L'accusa ai connazionali è durissima e perfino sorprendente.. "Voi non volete sentire ciò che è giusto ma state chiedendo alle autorità e ai profeti di ingannarvi, e dire cose piacevoli. Voi volete sentirvi travolti dalle illusioni e dagli inganni. Ma allora, in questo modo, rendete il terreno instabile, provocate frane che portano rovina all'improvviso (v 13).
L'immagine della totale desolazione e della tragedia è data da due piccole osservazioni:: è così tutto distrutto che non si ricupera, sotto queste macerie neppure un coccio per attingere acqua dalla cisterna o fuoco dal braciere".
Solo la fiducia nel Signore restituisce pace. Va ripudiata l'alleanza a potenze straniere, bisogna rinunciare alla guerra e sognare la pace e la quiete. "«Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza». (30,15).
La conversione è capovolgere i criteri che il popolo ha gestito illudendosi di trovare soluzioni. Bisogna cercare persone che sappiano dire la verità, che abbiano responsabilità e correttezza, che siano preoccupati di vedere i problemi ed i bisogni del popolo di Dio per trovare soluzioni, a costo di sacrifici.
Oggi abbiamo crisi e difficoltà di lavoro e una intera generazione di giovani rischia di non inserirsi nella realtà, facendo perdere a loro senso e dignità del proprio vivere nel mondo, e al popolo la ricchezza delle loro vere risorse.
La dissoluzione di responsabilità porta all'oppressione ("vessazione dei deboli e perfidia": v 12) e persino alla destabilizzazione del territorio. Dopo molti terremoti e frane e alluvioni, dopo alcuni provvedimenti di emergenza si ritorna come prima. Tranne che, in questi giorni di luglio, per il terremoto delle Marche..E' stata una sorpresa gioiosa vedere che il terremoto, piuttosto forte, non abbia provocato né danni né vittime. Nel 1997, per il precedente terremoto, si è lavorato bene mettendo in sicurezza i palazzi con interventi a norme antisismiche
Romani. 5, 1-11
In sottofondo, nel nostro cuore esiste una condizione umana che ci disorienta poiché, per noi Dio è irraggiungibile, ignoto, troppo alto, troppo grande per pensare di poter essere con lui.
Ma Paolo dice: "Vi garantisco che questo Dio è venuto tra noi, si è fatto piccolo e raggiungibile, ci ha accolto senza selezionarci, senza guardare i nostri meriti o la nostra dignità. Il Signore è venuto e in modo assolutamente gratuito ci ha fatti entrare nella grandezza della sua amicizia.. Ora siamo santificati e se lo accettiamo è il nostro Dio. Da parte sua non ci rifiuta, ci riscatta, ci sostiene. Non ci sono ripensamenti da Dio.
Né perplessità, né delusioni lo fanno regredire alla situazione precedente di lontananza.
Ora solo noi possiamo rinunciare e però, se manteniamo la nostra posizione negativa, egli continua a volerci bene ma anche ci rispetta. Ormai Dio ha giurato sulla sua Parola. Il resto è una scelta eventuale nostra che Dio rispetta anche se sappiamo che egli continua ad avere nostalgia di ciascuno di noi.
E la dimostrazione è la presenza di Gesù: "Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (v 8).
Tanto più ora Paolo riconosce, proponendo la memoria degli apostoli, la fedeltà di Gesù che si è fatto garante di un amore prezioso e unico. La sua promessa si è svolta sotto gli occhi di tutti e la sua garanzia ci stata offerta alla fine della sua vita nella completezza e nella totalità, senza ripensamenti e senza debolezze.
Ora è risorto e la sua presenza non ci abbandona. Egli ci dona il suo Spirito. E possiamo presentarci al Padre con le garanzie che Gesù ha dato per tutti noi.
Matteo. 4, 12-17
L'arresto di Giovanni il Battista è un segnale per Gesù. E' giunto il momento di riprendere il compito che Giovanni aveva iniziato e offrire finalmente al mondo il significato della presenza di Dio nel suo popolo, annunciato dal profeta ed ora concretizzato nella presenza e nella scelta del Figlio.
Il profeta Isaia aveva lanciato un annuncio per lo meno curioso: "Terra di Zabulon e terra di Neftali...è sorta una grande luce" (4,15-16). Nel lontano 732 a.C., quando una parte della terra promessa era stata travolta da un esercito straniero assiro ed era stata conquistata, martoriata, diventando terra di tenebra, abitata da popolazioni pagane mescolate a nativi, terra senza speranza e quindi abbandonata, disprezzata, misconosciuta e ritenuta lontana da una piena aggregazione di popolo di Dio, in questa terra Gesù si ritira per incominciare la sua missione e far sorgere finalmente la pienezza della luce. "Nella Galilea delle genti, nella Galilea dei pagani" incomincia ad alzarsi la voce di speranza di Dio tra noi e sempre dalla Galilea partirà il messaggio a tutto il mondo del Vangelo di Gesù. Matteo ci tiene ad avvisarci, e così conclude il suo vangelo (Mt 28,16-20).
Gesù vuole cominciare dai lontani, dagli esclusi poiché solo questo inizio può garantire che non sarà escluso nessuno. E però Gesù si allontana anche da Nazareth, il luogo della sicurezza e della quotidianità di pace ma anche incapace di accogliere il nuovo messaggio (Lc4). Gesù prende residenza a Cafarnao, l'attuale Teli Hum, sulla sponda nordoccidentale del lago di Tiberiade (chiamato sistematicamente «mare» dagli evangelisti, ad eccezione di Luca, secondo la prospettiva palestinese), a 36 km. da Nazaret, nel territorio dell'antica tribù di Neftali, ai confini della tribù di Zàbulon. Vi passa la via del mare che, costeggiando il lato occidentale del lago, congiunge la regione mediterranea con l'entroterra settentrionale e transgiordano. La regione della Galilea, dove si trova Cafarnao, è abitata da molti pagani (Galilea delle genti).
Gesù incomincia la predicazione con l'invito alla conversione del cuore («metànoia»), in vista del Regno dei cieli, che si inaugura con la sua persona e la sua attività. Nella parola di Gesù, il Regno diventa una realtà essenzialmente interiore e spirituale (Luca, 17, 20 sg.); è un dono di Dio destinato a tutti gli uomini (parabola del chicco di senapa e del lievito); comprende una dottrina che bisogna ricevere e praticare (Mt. 5, 19; 13, 52); esige una collaborazione, che deve essere disposta anche ai più duri sacrifici (parabola della perla preziosa, Mt. 13, 45), del seme (Mt. 13, 3 sgg.). Però il Regno di Dio esige anche che gli aderenti si uniscano in una società visibile, a cui vengono aggregati mediante un segno esteriore, il battesimo (Mt. 21, 19; Giov. 3, 5). Tutti vi sono chiamati, ma non tutti rispondono, perché la potenza di Satana ne contrasta l'espansione sulla terra (Mt. 13, 24 sgg.). Sebbene sia già presente (Mc 11, 10; Luca 19, 38), la sua attuazione piena si avrà solo alla fine dei tempi; per questo se ne impetra l'avvento continuamente colla preghiera (Mt. 6, 10). Questo termine, proprio e caratteristico della predicazione di Gesù, tende a scomparire già nell'età apostolica, con l'espansione del Cristianesimo nel mondo greco-romano e viene sostituito da concetti affini, quali «chiesa», «giustificazione», «salvezza».
I primi destinatari sono gli abitanti della città: Gesù sceglie la città perché gli abitanti sono più attenti, disincantati, vivaci, operosi, curiosi di novità, non incatenati a legami stretti di gruppo, di tradizioni, di pregiudizi, di caste. Le prime Comunità cristiane si costituiscono in città. In mezzo ad una folla di lavoratori: trafficanti, pescatori, commercianti, soldati il messaggio è chiaro: "Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino". Convertirsi non si lega a migliori opere, a pregare di più, a più buona volontà. Conversione è operare un cambiamento di cuore, di mentalità, di scelte, per entrare nel Regno che non è il Paradiso ma la nuova condizione di vita scelta sulla Parola di Gesù. E, di fatto, il testo di Matteo continua il racconto con l'invito che Gesù fa ad alcuni di seguirlo. E alcuni pescatori lasciano il lavoro, la famiglia, cambiano completamente impegni e progetti di vita e lo seguono.
8ª Giornata per la custodia del creato - 1° sett. 2013
"La famiglia educa alla custodia del creato"
«La donna saggia costruisce la sua casa, quella stolta la demolisce con le proprie mani» (Pr 14,1). Questa antica massima della Scrittura vale per la casa come per il creato, che possiamo custodire e purtroppo anche demolire. Dipende da noi, dalla nostra sapienza scegliere la strada giusta. Dove imparare tutto ciò? La prima scuola di custodia e di sapienza è la famiglia. Così ha fatto Maria di Nazaret che, con mani d'amore, sapeva impastare «tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Mt 13,33). Così pure Giuseppe, nella sua bottega, insegnava a Gesù ad essere realmente «il figlio del falegname» (Mt 13,55). Da Maria e Giuseppe, Gesù imparò a guardare con stupore ai gigli del campo e agli uccelli del cielo, ad ammirare quel sole che il Padre fa sorgere sui buoni e sui cattivi o la pioggia che scende sui giusti e sugli ingiusti (cfr Mt 5,45). Perché guardiamo alla famiglia come scuola di custodia del creato? Perché la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si svolgerà dal 12 al 15 settembre 2013 a Torino, avrà come tema: La famiglia, speranza e futuro per la società italiana. Nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II, poi, rileggiamo la costituzione pastorale Gaudium et spes, che alla famiglia, definita «una scuola di umanità più completa e più ricca», dedica una speciale attenzione: essa «è veramente il fondamento della società perché in essa le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa ed a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze nella vita sociale» (n. 52).

 

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