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TESTO San Francesco D'Assisi

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S. Francesco d'Assisi, patrono d'Italia (04/10/2002)

Vangelo: Mt 11,25-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 11,25-30

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli". Queste parole di Gesù, vibranti di commozione, la Chiesa ha scelto per presentarci Francesco d'Assisi nel giorno della sua festa. Quanto eloquenti esse ci appaiono nella luce del "Poverello"! Egli è stato certamente uno di quei "piccoli", a cui il Padre ha rivelato i misteri del suo regno.

Glieli ha rivelati in un modo così profondo e toccante che l'esperienza spirituale dell'Assisiate è diventata punto di riferimento e luminosa sorgente di ispirazione per innumerevoli schiere di credenti nel corso dei secoli.

"Ti benedico, o Padre...". Guardando alle splendide manifestazioni della spiritualità francescana nei tempi passati e nel presente, anche noi ci sentiamo spinti a ripetere le parole di Gesù e a ringraziare il Padre per l'inestimabile dono che, nel "Poverello", ha fatto alla Chiesa.

Francesco conobbe veramente il mistero di Cristo. Illuminato dalla fede capì che, al centro di tale mistero, stavano la passione, morte e risurrezione del Verbo incarnato. Lo capì e ne trasse le conseguenze con coraggiosa coerenza, senza indulgere a "glosse" deformanti o, comunque, riduttive. Nessuno meglio di lui ha potuto far sue e ripetere, con l'eloquenza di una vita misurata sul Vangelo, le parole di Paolo: "Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Gal 6,14).

Fu proprio da questa condivisione della passione di Cristo che Francesco derivò quel senso di interiore libertà nell'annuncio del Vangelo, grazie a cui - come scrive san Bonaventura - "non temeva censori e predicava la verità con estremo coraggio". Anche lui, infatti, poteva ripetere con l'Apostolo: "D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi, poiché io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo" (Gal 6,17).

 

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