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TESTO Commosso, gli corse incontro e lo baciò

don Roberto Rossi  

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno C) (21/03/2004)

Vangelo: Lc 15,1-3.11-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 15,1-3.11-32

1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Al centro dell'insegnamento di Gesù ci sono le parabole della MISERICORDIA: il

pastore che va in cerca della pecorella smarrita, la donna che cerca la dramma

perduta e il padre misericordioso che attende il ritorno del figlio prodigo.

L'evangelista sottolinea l'attenzione premurosa di Gesù verso i piccoli e i

poveri, i malati e i peccatori e il richiamo forte ai ricchi attaccati al denaro

e anche a coloro che vivono una religiosità superficiale ed esteriore: non il

fariseo formalista, ma il pubblicano con il cuore contrito e umiliato è il

modello del vero discepolo, come Zaccheo che si converte di fronte

all'attenzione di Gesù nei suoi confronti e rinuncia alla sua vita di

sfruttamento dei poveri. Questo è il mondo nuovo che Gesù fa nascere con la sua

misericordia. Il perdono ricevuto e partecipato è la condizione necessaria per

dare un volto alla nostra terra e per rendere questo nostro mondo più abitabile
per tutti.

Ecco la rivelazione che Gesù fa sul cuore misericordioso del Padre.
Scrive il Card. Martini:

"Questa storia, una delle più commoventi raccontate da Gesù,... descrive il

cammino di una conversione e la grande certezza del credente: al di là di ogni

speranza umana, Dio conserva per ciascuno l'affetto di un padre verso il figlio;

lo attende e lo accoglie con gioia... Nel malumore del fratello maggiore, si

riconoscono facilmente i farisei irritati per l'accoglienza che Gesù riserva ai

peccatori... AI seguito di questi "uomini del dovere" si pongono coloro che si

chiudono nella loro sufficienza religiosa. Anche questi sono invitati a scoprire
la bontà di Dio per i fratelli e a gioirne".

Possiamo riprendere il comportamento dei personaggi della parabola. Il Padre non

ferma il figlio che vuole allontanarsi da lui, non cessa di amarlo, ma lo

attende con pazienza. A lui non interessa che il figlio gli abbia dissipato il

patrimonio: ciò che lo addolora è che il figlio sia lontano. E quando il figlio

ritorna, il padre lo scorge da lontano e gli corre incontro. Nessun rimprovero,

ma solo molta commozione e una gioia incontenibile. L'importante è che il figlio

abbia capito e sia tornato. La festa è il modo con cui dimostrare al figlio che

nulla nei suoi confronti è cambiato e che quella è sempre la sua casa.

Lo stesso amore che lo ha spinto a correre incontro al figlio minore, lo spinge

ad uscire per invitare il figlio maggiore a lasciar perdere le sue rimostranze e

a far festa con lui. Il padre vorrebbe riunire i due figli, unendoli a sé:

vorrebbe che scoprissero la sua paternità e la loro fraternità.

Il figlio minore esce di casa non perché ha bisogno di lavoro, ma perché vuole

organizzarsi una vita indipendente. Il suo peccato è di pensare la casa come ad

una prigione, la presenza del padre come ingombrante e mortificante e di vedere

l'allontanamento da lui come libertà. Il disagio e la povertà in cui si

ritrova, non è un castigo inflitto dal padre, ma una conseguenza della sua

scelta; un disagio che serve a risvegliare la sua coscienza e a comprendere che

la casa di suo padre non è una prigione, ma un luogo di libertà e di dignità. Il

figlio torna così a casa; è convinto di aver perso l'amore del padre e che debba

riconquistarlo lavorando come un servo. E invece scopre che il padre non ha mai

smesso di amarlo, perché il suo amore è prima di ogni pentimento.

Il figlio maggiore non riesce a vedere la questione con gli occhi di suo padre.

La gioiosa accoglienza riservata al fratello minore gli dà l'amara sensazione

che la sua fedeltà di rimanere in casa sia del tutto sprecata. Questo figlio

giusto e osservante, non conosce però il padre. Ragiona come se la fedeltà fosse

un peso e la compagnia del padre una fatica: assomiglia al fratello minore.

Quando il padre esce a chiamarlo, il figlio maggiore si è lasciato convincere?

E' entrato in casa? Non lo sappiamo: a volte la conversione del giusto è più
difficile di quella del peccatore.

Applicando a noi questa Parola di Dio notiamo che il versetto più significativo

di tutto il brano è "Quando era ancora lontano, il Padre lo vide e commosso gli

corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò". L'atteggiamento di Dio nei

confronti del male che c'è nella nostra vita e nei confronti delle distanze che

prendiamo da Lui, è sintetizzato da verbi molto intensi: vedere, aver
compassione, abbracciare, baciare.

Il Padre ci vede quando siamo ancora lontani. Lui non ha smesso di seguirci; ci

vede non solo nel momento in cui torniamo a bussare alla porta di casa, ma ha

continuato a vederci anche mentre eravamo lontani. Anzi, noi siamo andati

lontano, ma Lui non è mai stato lontano da noi. Dio non si è mai allontanato da

noi, nemmeno quando abbiamo reso la nostra vita un caos per Lui inabitabile; Lui

è sempre stato con noi, anche quando noi abbiamo fatto di tutto per vivere
lontano da Lui.

Il Padre si commuove e ci corre incontro. Dio si dispiace del male che

impoverisce e distrugge la nostra vita, non prende le distanze da noi, non ci

giudica. Egli prova compassione e come il samaritano, si china su di noi a

curare le nostre ferite, a prendersi cura di noi, a consolare il nostro cuore.

Il Padre ci abbraccia e ci bacia. Sono i gesti dell'affetto e della tenerezza.

Dio non si regola secondo i meriti, ma secondo il suo cuore. E nel calore

dell'abbraccio, nella gioia di quel bacio la vita ha un nuovo inizio.

In tutte e tre le parabole della misericordia il punto sottolineato è la gioia

di Dio per la conversione. Se consideriamo i versetti con cui si concludono le

tre parabole, la sottolineatura è tutta sulla gioia di Dio per la conversione

del peccatore e non sull'azione del peccatore che si converte. La conversione

del peccatore è vista dalla parte di Dio. La novità della rivelazione evangelica

è il comportamento di Dio, non la modalità della conversione del peccatore.

Tutto questo è però legato alla nostra decisione di accogliere la misericordia

di Dio: "Allora rientrò in se stesso:... Mi leverò e andrò da mio padre e gli

dirò: Padre ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di

essere chiamato tuo figlio". Il figlio scopre la causa della sua situazione

disastrosa: la rottura con il padre, rottura voluta dal figlio e rispettata dal

padre. Arriva così ad ammettere la sua colpa ed ha il coraggio di tornare dal
padre: "si incamminò verso suo padre".

La nostra conversione, la nostra salvezza si gioca sulla nostra libertà di

tornare al Padre, per vivere la gioia del perdono. E' il cammino che vogliamo
fare.

 

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