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TESTO Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo

dom Luigi Gioia  

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I Domenica di Quaresima (Anno C) (17/02/2013)

Vangelo: Lc 4,1-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 4,1-13

1Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

affinché essi ti custodiscano;

11e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. (Luca 4, 1-13)

I quaranta giorni di Gesù nei luoghi deserti di Palestina sono l'eco dei quaranti anni trascorsi dal popolo ebreo nel deserto sinaitico dopo la liberazione dall'Egitto. Tale parallelo è un indizio: se vogliamo capire il senso dell'esperienza di Gesù, se vogliamo capire il senso del nostro proprio cammino di 40 giorni nel deserto insieme a Gesù, allora dobbiamo meditare sugli eventi della storia di Israele.

Il popolo ebreo era schiavo in Egitto, ma più ancora della schiavitù, pesava su di esso il giogo della rassegnazione, della passività. Se il Signore non avesse inviato Mosè a scuoterlo dal suo torpore mai si sarebbe ribellato. Quali che fossero le esazioni che il faraone gli faceva subire, accettava di subire tutto pur di non perdere le cipolle, questo cibo che poi gli ebrei rimpiangeranno ogni volta che si troveranno in difficoltà durante il loro pellegrinaggio nel deserto: Gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell'aglio. (Nm 11, 5). Poco importava se il prezzo da pagare per tali cipolle era l'impossibilità di adorare Dio, la contaminazione con l'idolatria.

Le cipolle del nostro tempo le conosciamo bene: la spirale del guadagno e del consumo, la ricerca ossessiva del conforto, del ben vestire, del ben e troppo mangiare, incessantemente eccitata da una pubblicità omnipresente.

Per queste cipolle siamo disposti a pagare qualunque prezzo. La schiavitù del guadagno e del consumo, dell'individualismo e del benessere ci rende egoisti: più abbiamo meno vogliamo condividere con lo straniero e il povero; più rincorriamo le innumerevoli scintille della soddisfazione immediata e spensierata e più ci alieniamo anche dagli affetti più vicini - le famiglie si dividono, la società si frantuma. Il benessere ed il consumismo ci allontanano dal Signore: quanto è più divertente, la domenica, recarsi nei nuovi templi della società consumistica, i mega centri commerciali, dove tutto lusinga i sensi, dove tutto è svago, invece che di partecipare alla Eucaristia. Tutto nella nostra società sembra studiato per allontanarci dal Signore. Abbandonandoci così a mille distrazioni che ci soddisfano sul momento, perdiamo il contatto con l'unica cosa che dà vero senso alla vita, la fede - e la fede, non alimentata, lentamente, inesorabilmente soffoca, si spegne.

La pedagogia del Signore per liberare il suo popolo consiste nel condurlo nel deserto, come oggi conduce noi nel deserto del cammino quaresimale.

Nel deserto il Signore ci invita a rinunciare almeno per un periodo di tempo alla seduzione irresistibile del confort a tutti i costi, del tutto e subito, delle distrazioni incessanti. Ci invita in questo deserto, in questo periodo di riposo per farci percepire di cosa il nostro cuore ha veramente bisogno. Il nostro cuore ha bisogno prima di tutto di senso. Ha bisogno di essere rieducato alla disciplina della fedeltà e del decentramento da sè senza la quale l'amore non può sopravvivere. Il nostro cuore ha bisogno di non temere l'inquietudine che lo abita, a non cercare di sfuggirle a tutti i costi, ma ad assumerla con coraggio, a lasciarsi interrogare da essa. Soprattutto, il nostro cuore ha bisogno di scoprire la vicinanza del Signore, vicina è la sua Parola, sulla tua bocca, nel tuo cuore (Rom 10, 8); Tu sei vicino Signore (Sal 118, 151).

Nell'Antico Testamento il deserto non è prima di tutto il luogo della tentazione e della prova, ma l'occasione di fare l'esperienza della vicinanza, della fedeltà, della misericordia del Signore: Il Signore, tuo Dio... ti ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo grande deserto. Il Signore, tuo Dio, è stato con te in questi quarant'anni e non ti è mancato nulla (Dt 2, 7). La povertà, il bisogno che si sperimentano del deserto ci insegnano a contare su Dio solo, non mettendolo alla prova come vorrebbe indurci a farlo il diavolo, ma aspettando che sia lui ad agire: Sto in silenzio perchè sei tu che agisci (Sal 38, 9); Sta in silenzio davanti al Signore e aspettalo (Sal 36, 7). Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore. Egli ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant'anni. (Dt 8, 2ss).

Entriamo dunque nel tempo di Quaresima animati da questo spirito. Riduciamo le nostre distrazioni, il tempo sprecato alla televisione, la grande nemica della comunicazione in famiglia, quello bruciato su Internet. Chiediamoci se è veramente necessario correre dal mattino alla sera, se è veramente impossibile trovare nelle nostre giornate un momento per entrare in una chiesa, per pregare alcuni minuti, o anche di più... Tutto il tempo che riusciamo a ritagliare nelle nostre giornate per dedicarlo al Signore sarà il nostro deserto, in esso troveremo respiro, senso per la nostra vita. In esso scopriremo il Signore vicino. In esso troveremo la pace.

 

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