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TESTO Vita agiata

don Cristiano Mauri  

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IV domenica T. Pasqua (Anno B) (29/04/2012)

Vangelo: Gv 10,27-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 10,27-30

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

Mi soffermo a guardarti passeggiare nel portico di Salomone.

Voglio rubarti il segreto di quel muoverti con scioltezza, sotto le volte e tra la gente.

Balza all'occhio il tuo stare diverso, privo di ogni tensione, in agio perfetto.

Chi prega e chi tace, chi sta avanti e chi sta indietro, chi grida e chi sussurra, chi piange e chi ride, chi insegna e chi ascolta, chi discute e chi sta in disparte, chi passeggia e chi è seduto.

Tutto ha una carica quasi di imbarazzo, un lieve senso di disagio, come di chi è fuori posto, con l'abito sbagliato o senza le referenze adeguate.

Pochi sembrano stare con la stessa tua libertà. Che è sfacciata, va detto. La gran parte paiono muoversi come su un terreno scivoloso e irto di insidie. Stanno in equilibrio, accennano passi con circospezione. Autori inconsapevoli del loro stesso malessere. Inciampi, crepe, ostacoli li intralciano ma, portano la loro firma.

Lo senti anche tu, lo vedo. Ti guardi intorno e la compassione ha i tuoi occhi. Li vuoi partecipi della tua grazia e della tua pace. Perciò passi in mezzo a loro e ripassi e guardi e ascolti.

Con quell'andare deciso e pacifico, sicuro e leggero che ti appartiene e che è rivelazione e annuncio. Come ogni tuo gesto e ogni tua parola.

Il Padre tuo è rifugio sicuro, nella sua mano si sta come bimbo svezzato sul seno della madre.
Mano che tiene, mano che sostiene. Tu abiti e ti muovi lì.
Posizione agiata quella di chi sta come te.

Ma quel tuo andare è provocazione per chi, in quel disagio, s'è costruito un posto.

E' casa loro, anche se la chiamano la Casa di Dio. Tu sei ospite. Paradosso tra i paradossi: ospite a casa tua. Rispetta anche tu le regole della casa - sembrano dirti - quel gironzolare sereno e pieno di grazia non sta bene.

Quel Gesù va fermato. Ti circondano. Ti bloccano. Dove pensi di andare? Chi ti credi di essere? Diccelo con chiarezza.

Cosa vorresti affermare con questo tuo agio sfrontato e irriverente? Che sei il Cristo? In questo modo pensi di esserlo? Sappiamo noi chi e come dev'essere il Messia.

Ora sono le tue parole ad andare con altrettanta libertà e scioltezza.

"Sì, lo sono. Ma voi non volete credere. La pace in cui vivo è anche per voi e per chiunque lo desideri. Io e il Padre siamo uno. E chi crede lo sarà con noi".

Tu non passeggi nel Tempio, ma nella scioltezza della totale e piena comunione d'amore col Padre tuo. Ed è un'evidenza dal carattere di invito.

Ma loro han rinunciato da tempo all'agio per il controllo, il possesso, il potere.

Cedere a un simile annuncio vorrebbe dire abbandonare le posizioni di forza e scendere nella debolezza. Spogliarsi per farsi vestire da un Altro. Risalire a ritroso, riconsegnando il controllo per godere dell'agio.

Voglion fermare anche le parole. Con le pietre. Arroganza di chi crede di sapere e non sa.

Che il cosiddetto "mondo" possa essere occasione di prova per chi intende vivere il Vangelo non stupisce affatto. I preannunci delle persecuzioni, la parabola dei terreni, gli inviti alla vigilanza e alla scaltrezza di Gesù li conosciamo bene. Ma che di ciò vada tenuto conto anche nella vita delle nostre Chiese, colpisce di più. Le Comunità cristiane sono spesso dei veri e propri campi minati in cui muoversi con attenzione e grande cautela. Le strutture, le abitudini, le relazioni, i modi di fare e di pensare... A volte tutto sembra fatto apposta per mettere a disagio e per rendere complicata la vita di chi vuole abitarci.

Sento la retorica cattolica caricar l'artiglieria pesante: "Ha ragione la gente ad andarsene. Non dobbiamo essere così. Dobbiamo testimoniare l'armonia. Occorre essere accoglienti. Si deve vivere la tolleranza. Non possiamo allontanare le persone. E' doveroso cambiare stile. E' opportuno pensare qualcosa per affascinare e non inibire". E via con l'acceleratore della volontà a manetta a voler dimostrare che l'ideale è raggiungibile e il Vangelo credibile, sforzandosi fino allo sfinimento perché appaiano l'armonia e la serenità. Autocritica, ammissioni di responsabilità, iniziative per "educare la Comunità a", corsi per "formare e preparare", spinte rinnovatrici e riformatrici, etc etc... Ma nonostante l'impegno enorme, la maggior parte delle volte, poco o nulla sembra cambiare.

Perché in realtà è proprio tutto quel prodigarsi a riempire il campo di detriti e scorie.

Il vero baco di molte Comunità è il fatto che la Vita Evangelica non è affatto il vero patrimonio personale della maggior parte dei suoi membri. L'agio di Gesù è la vera Vita Evangelica: agio in Dio, agio nell'umano. E sono pochi i cristiani che possono raccontare la loro personale vita di fede come una vita agiata, al modo di Gesù.

Dietro al Pastore, imparando il riposo del Figlio, godendo della forza e della tenerezza del Padre.

Per sé questa è la prima e unica cosa da fare. Il resto viene.
Tutto e con agio.

 

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