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TESTO Guardare oltre le sbarre

mons. Antonio Riboldi

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II Domenica di Avvento (Anno C) (07/12/2003)

Vangelo: Lc 3,1-6 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 3,1-6

1Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

5Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Pare proprio che il Signore non si rassegni alla nostra pigrizia spirituale, che ci fa stare tristi come prigionieri di una incapacità a osare ed uscire dal nostro pessimismo, che nulla ha a che vedere con un Dio che vuole farsi vicino, pér farci risentire la bellezza del farsi amare ed amare.

Non si può restare indifferenti, come se la speranza non avesse ali per volare, di fronte al grido del Profeta Baruc, che leggiamo oggi nella Messa.

"Deponi, Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione; rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti del manto della giustizia, metti sul capo il diadema di gloria dell'Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sulla terra. Sarà chiamata da Dio per sempre: Pace nella giustizia e gloria nella pietà" (Bar. 5,1-7).

Dovremmo fare salti di gioia nel vedere come è Dio stesso che ci tende le braccia per sottrarci a quella mestizia che sentiamo "dentro", come se la vita fosse uno scherzo di cattivo gusto e non un dono alla gioia che solo Dio, Padre nostro, creandoci a sua immagine, ci ha chiamati a conquistare.

Mette tanta tristezza addosso anche solo pensare come tanti, in questo tempo santo di avvento, sognino "altro", come se fosse capace di donare quella "pace nella giustizia e gloria nella pietà", che solo Dio sa dare.

Basta fare due passi tra la gente che ingombra strade, case e negozi, per cogliere il senso di smarrimento e di solitudine fino all'angoscia. Sembra sia scesa su noi e in noi una fitta coltre su ideali, valori, fino a fare perdere ogni senso di orientamento, a non capire più dove andare, cosa fare, come comportarci.

E basta una mattina scorrere le pagine di un quotidiano, per imbatterci in cronache o analisi che sembrano destinate a mettere nel regno delle utopie (quelle che non troveranno mai cittadinanza tra di noi): desideri di pace, di civiltà, di solidarietà. Uno smarrimento che non troviamo solo osservando ciò che sta attorno a noi, ma che a volte sentiamo "dentro" di noi. A volte ci sentiamo così confusi, anche noi avvolti nella nebbia, da viaggiare per i vicolo della nostra vita, non con il sorriso di chi cammina nella luce indicata dal profeta, anche se a volte arranchiamo sulla dura salita del Calvario, ma con continua tensione, propria di chi si sente fuori strada o teme di cadere in qualche imprevisto burrone.

Uno smarrimento cha ha la sua origine dal momento in cui l'uomo nell'Eden, e ancora oggi, ha rifiutato l'amicizia, la presenza del Padre, che ama essere con noi, vicino a noi per farci dono della sua immensa pace.

Dio conosce perfettamente l'impossibilità di vivere senza di Lui. Fa sempre impressione, dolce impressione, piena di speranza, quell'appassionato grido di Dio, che, immediatamente dopo il peccato originale e dietro ogni nostro peccato, va in cerca del figlio: "Uomo dove sei?" "Mi sono nascosto perché sono nudo" è la tragica risposta di Adamo. E' davvero tragico sentirsi "nudi", ossia senza più quella felicità, la sola ragione della nostra creazione.

Credo che tanti di noi, a volte, per motivi che solo il Padre conosce, abbiamo commesso lo sbaglio di Adamo, rifiutando Dio per essere indipendenti, come se l'uomo potesse avere ancora senso senza l'amore del Padre. E troppe volte ci siamo adagiati nella "nudità", senza neppure avere il desiderio di risentire la dolcezza infinita del Padre che ci chiama dicendoci "Uomo, dove sei?"

A volte amiamo la nostra testardaggine, come è testarda la nostra superbia, che preferisce spaccarsi la testa, piuttosto che spalancare gli occhi sulla Luce e farsi amare da chi solo è l'Amore.

Dovremmo ascoltare umilmente la voce del Profeta, che ci offre alla meditazione il Vangelo di oggi. "Voce di chi grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito, ogni monte, colle sia abbassato: i passi tortuosi siano diritti: i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc. 3,1-6).

Ed è proprio così. Sono quei burroni, che ci siamo scavati nel tempo, con le nostre ottusità o infedeltà, fino a diventare abissi, che quando ti inghiottono difficilmente ti restituiscono alla vita. Sono le colline di piccole o grandi superbie, di cui abbiamo costellato la vita, divenendo una sbarra che impedisce di accostarsi alla libertà del cuore.

Ma Dio non si fa spaventare da quei burroni: Lui scende fino in fondo a cercarci "Uomo dove sei?", sperando di poterci riportare nelle braccia dei gioiosi pascoli della vita.

Voglio ricordare la mia lontana amicizia con uno che, forse credendo di avere trovato la via giusta per costruire la giustizia e la pace nel mondo, si era accostato alle brigate rosse. Era un irriducibile e ateo. Lo conobbi per caso in un carcere e tra noi nacque una grande stima ed amicizia. Amava dipingere. Sulla "tela", che aveva dipinto con maggiore passione, vi era in primo piano una grande sbarra, quella della prigione e fuori, come a marcare fortemente il desiderio della vita, c'era un meraviglioso pascolo con in mezzo un pastore. Passava ore a contemplare quel suo quadro, dove c'era la tristezza della sua realtà e il sogno della vita forse irrealizzabile.

Mostrandomelo, mostrava questi sentimenti senza veli e non riusciva mai a trattenere le lacrime, tante lacrime.

Quando cercavo di sussurrargli che nessuno è, davanti a Dio, in catene, ma tutti possiamo godere della sua libertà, che è nella certezza di essere amato, lui scuoteva la testa, come a dire che le mie parole erano un sogno senza prospettiva.

Non staccava mai gli occhi da quel quadro. Ebbe la fortuna di allestire una mostra e quel quadro fu ricercato da molti, pronti a pagarlo quello che voleva. "Questo quadro, diceva, appartiene a me e al mio amico Antonio, perché lui lo capisce". Ma venne il giorno in cui, non so come, arrivò anche ai suoi orecchi la voce del Padre: "Uomo, dove sei?" e ritrovò la bellezza della vita, anche tra le sbarre. Oramai quelle sbarre erano come non esistessero. I suoi occhi si fermavano sul prato verde e sulla dolcezza del pastore. Lui apparteneva a quel pastore, anche se era in carcere.

Solo allora capì le parole del profeta: "Pace nella giustizia e gloria nella pietà". "Dio, mi disse un giorno, davvero è un Padre che non ha avuto paura di scendere fino in fondo all'abisso: mi sentii preso in braccio e ora sono felice".

Come sarebbe bello se anche per noi l'avvento divenisse un farsi cercare da Dio e sentire: "Uomo dove sei?"

Vorrei offrire a voi, miei amici, la preghiera di un pagliaccio: "Signore, sono un fallito, però ti amo. Ti amo terribilmente, pazzamente, che è l'unica maniere che ho di amare, perché io sono un pagliaccio. Sono vari anni che sto nelle Tue mani e presto verrà il giorno che volerò a Te. La mia bisaccia è vuota, i miei fiori appassiti e scoloriti, solo il mio cuore è intatto. Mi spaventa la mia povertà, mi consola la tua tenerezza. Sono davanti a te come una brocca rotta e se vuoi però con questa creta puoi farne un'altra come ti piace. Signore, accetta l'offerta di questa sera. La mia vita come un flauto è piena di buchi, ma prendila nelle tue mani. Che la tua musica passi attraverso di me e sollevi i miei fratelli: sia per loro come un ritmo che accompagni il loro cammino. Allegria semplice dei loro passi. Signore, suona forte questo flauto fino a fare giungere le tue note ai tanti sordi, che attendono di udire melodie di amore, quelle che escono dal tuo cuore di Padre".

 

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