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TESTO Commento su Marco 8,22-26

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Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (16/02/2011)

Vangelo: Mc 8,22-26 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Dalla Parola del giorno

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Antifona al Vangelo)

Come vivere questa Parola?

Nel vangelo di oggi ci viene presentato il miracolo del cieco guarito (Mc 8,22-26). È l'unica volta che Gesù compie un miracolo per gradi.
Come mai? Cosa ci vuole insegnare?

Alcuni dicono che sia stato per dimostrare che Egli dispone dei propri doni secondo la sua volontà, altri che il miracolo è sempre in funzione della fede del destinatario. Egli avrebbe dunque agito nella misura in cui la fede del cieco crebbe, sino a diventare perfetta.

Sì, Dio non prevarica mai sulla nostra libertà! Non mette mai a sopire la nostra libera decisione e responsabilità di fronte a noi stessi e al mondo che ci circonda. Non è come i capi della storia che stordiscono i loro cittadini comprandoli con le loro astuzie e contentini. Dio si pone davanti a noi come interlocutore rispettoso, anzi come colui che mette "in piedi" la sua creatura. Che il nichilismo abbia ridotto Dio ad un orco distruttivo è solo un problema ideologico, e, non ce lo possiamo nascondere, anche delle immagini che alcuni cristiani si sono fatti di lui nella storia!

Geremia, Osea e altri profeti dell'amore, parlano di Dio come di Colui che seduce la sua creatura alla stregua di un innamorato. E come un innamorato attende la nostra piena risposta e collaborazione.

Oggi nel mio rientro al cuore lascerò far eco dentro di me la domanda di Gesù: "Che cosa vuoi che io faccia per te? - Signore che io veda".

Ecco la mia preghiera oggi: "Signore fa' che io veda".

La voce di un artista

Immersi nella sua forza, nella meraviglia del suo iride, noi dobbiamo tuttavia accettare che questa luce non sia che un riflesso, che condivida il nostro esilio e le sue leggi e non possa non turbare la Luce vera, quella che gli oggetti emanano, quella che li precede avendo generato ogni cosa.
André Kertész

 

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