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TESTO Essere poveri davanti a Dio

padre Gian Franco Scarpitta   Chiesa Madonna della Salute Massa Lubrense

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (30/01/2011)

Vangelo: Mt 5,1-12a Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

5Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Il profeta Sofonia parla al popolo di Giuda circa 35 anni prima dell'esilio babilonese e annuncia l'intenzione divina di voler intervenire con questa catastrofe punitiva che colpirà soprattutto gli idolatri, i reprobi, gli ingiusti e gli infedeli, che si mostrano refrattari alla Parola di Dio, eludendone il messaggio e l'ammonimento. Sofonia annuncia (cap. 1) l'imminenza dell'ira divina e il ribaltamento della creazione: se all'inizio Dio aveva posto in essere, armonizzandoli, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, la terra, i cieli e ogni altra cosa che sussiste, adesso sembra voler procedere in senso contrario, smentendo quanto aveva creato con lo sterminio e con la distruzione, atta a sopprimere coloro che hanno voltato le spalle al Signore e ai suoi comandamenti.

Ma al di là del linguaggio aspro, angoloso e arcigno con cui Dio si rivolge al popolo di Giuda, quello che maggiormente Egli si prefigge è il ravvedimento, la contrizione e la conversione del popolo medesimo, o almeno di tutti coloro che (fra i pochi) si sono sempre mostrati fedeli e integerrimi: possono essere loro, sebbene di numero ridotto, a salvare le sorti dell'intero paese, purché a differenza di tutti gli altri siano propensi all'umiltà e alla conversione. Quindi: "Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l'umiltà;

forse potrete trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore."

Dio conta sulla buona disposizione di pochi uomini che seguono i suoi comandamenti e che si premurano di vivere secondo la sua volontà; si fida della loro sincerità e della loro fedeltà per risparmiare dallo sterminio un'intera nazione. Ma prestiamo attenzione a un particolare: Dio, attraverso Sofonia, attribuisce a costoro una categoria ben specifica: quella dei poveri.

Precisando che i poveri (ebraico anawim) sono coloro che sia materialmente sia spiritualmente dipendono esclusivamente da Dio e ripongono in Lui ogni speranza a motivo della loro situazione di indigenza. I poveri sono i privilegiati, coloro ai quali vengono indirizzate in primo luogo le benemerenze e le predilezioni divine, che hanno sempre Dio dalla loro parte nel fronteggiare le ingiustizie e le cattiverie a cui il mondo li costringe. Essi a loro volta sono i più propensi fra tutti a gestire la familiarità con il Signore instaurando con lui relazioni di reciproca amicizia e filiale donazione, che apportano sempre copiosi frutti di ricompensa.

E' possibile essere poveri in qualunque circostanza? E' possibile esserlo pur disponendo del necessario per vivere? Ancora: è possibile essere "poveri" pur disponendo di lauti guadagni e di sicurezze economiche esaltanti?

A questo interrogativo offre la sua risposta non tanto Sofonia, quanto il Figlio di Dio Gesù Cristo, che rivolgendosi alle folle dal monte (per Luca era una zona pianeggiante) si mostra apportatore di un messaggio divino, mostrandosi, come afferma Romano Penna in un suo saggio esegetico, profeta della volontà di Dio e al contempo maestro di vita pratica.

Fra tutte le Beatitudini che Egli annuncia, quella che maggiormente assume rilevanza spiccando come la più promettente e la più edificante è appunto la prima, la povertà, che a differenza di tutte le altre non offre garanzie future o promesse a lungo termine, ma mostra al presente i suoi effetti e i suoi vantaggi: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli". La povertà spirituale è quella dimensione vivendo la quale si ottiene il Rengo nell'immediato, ci si immedesima nella gioia infinita senza dover aspettare i tempi futuri, si ottengono benefici di grande portata che solo Dio può concedere e si vive la gioia che comporta la stessa pratica della volontà divina. Perché appunto essere "poveri" equivale ad essere amici privilegiati di Dio e compartecipi della sua gloria e dei suoi doni. La povertà è la Beatitudine che racchiude in se stessa tutte le altre e che predispone all'umiltà, favorendo la conversione, cioè la continua ricerca delle vie di Dio.

Di quale povertà si tratta? Certamente della predetta povertà materiale che rende di per se stessa l'uomo privo di sicurezze terrene ma radicato sostanzialmente in Dio: essere non degenti, poiché equivale a dover subire le ingiustizie e le angherie di questo secolo, comporta la vicinanza e il sostegno del Signore che non abbandona i miseri, usando loro ogni misericordia e ogni giustizia. I poveri materiali sono l'opportunità per Dio di mostrare la sua misericordia e per noi di esercitare la carità che scaturisce dalla nostra fede.

Ma al di là di ogni riferimento ai beni materiali e prescindendo anche da questi, la prima Beatitudine ci ragguaglia della povertà "di spirito", quella che esorta tutti ad essere "poveri davanti a Dio". Si tratta di quella predisposizione che a prescindere dal possedimento materiale predispone alla sottomissione a Dio e per ciò stesso all'umiltà e alla mansuetudine che formano lo spirito alla rettitudine e alla giustizia.

Di conseguenza essa produce la sensibilità, l'amore e la generosità che sono espressione di una motivata e radicata fede nel Signore, per la quale si sarà capaci di prendere le distanze dalle effimeratezze, dal vizio e dal guadagno sproporzionato, per essere disposti verso Dio e verso il prossimo.

Ciascuno di noi pertanto può e deve essere "povero" prescindendo dai propri possedimenti materiali e anche un ricco possidente può trovare il suo spazio in questa privilegiata virtù, purché il cuore radicato in Dio abbia la prevalenza e allontani dai beni considerati come fini a se stessi e in effetti se osservassimo con reale attenzione i beni immeritati di cui disponiamo e le ricchezze effimere che ci circondano e dalle quali siamo costantemente sedotti, non ometteremmo di considerare quanto proprio questi beni ci dovrebbero renderci "poveri", cioè dovrebbero risvegliare in noi il senso di vanità fondamentale del possesso materiale, la vacuità delle sicurezze in realtà inesistenti, il vuoto che a nostro danno ci procura il vizio e e la banalità terrena. Proprio il possesso dei beni andrebbe riflettutto con maggiore profondità per comprendere quanto siamo debitori a coloro che non hanno nulla considerando il Solo che è in grado di dare e di togliere in qualsiasi momento e proprio la ricchezza materiale dovrebbe risvegliare la riconoscenza e l'umiltà.

E' proprio questa "povertà" il comune denominatore della mitezza, della purezza, della sopportazione di lacrime e di persecuzioni e della misericordia, poiché in essa tutte queste sono contenute e da essa traggono il loro fondamento e la loro motivazione. A partire dalla povertà di spirito si apre per l'uomo tutto il programma di vita che viene descritto in questa bellissima pagina, nel quale vi è la promessa che chiunque si disponga a vivere una determinata virtù (pace, mitezza, persecuzione) anche se è votato alla lotta non mancherà la sua ricompensa e pertanto si tratta di un espediente di vita assolutamente concreato e realistico.

Se la Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato, le Beatitudini sono la Costituzione che da al cristiano il diritto di cittadinanza in ogni luogo e in ogni condizione senza il rischio che egli violi legge alcuna, obbligandolo piuttosto alla "legge" unica dell'amore di cui Dio ci ha resi depositari e mandatari.

 

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