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TESTO Viene il Signore

mons. Antonio Riboldi

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IV Domenica di Avvento (Anno A) (23/12/2001)

Vangelo: Mt 1,18-24 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 1,18-24

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

E' certamente per tutti una difficile vigilia di Natale questa. Abbiamo il cuore che soffre per l'atroce fine di quanti sono morti tra le fiamme a S. Gregorio Magno: fratelli che appartenevano alla immensa folla di quanti vivono ai margini della nostra attenzione e forse della nostra solidarietà. Ma ancora di più per la sorte di tanti profughi in Afganistan in cerca di una difficile sopravvivenza, costretti così dalla guerra contro il terrorismo. Certamente, come tutti, sognerebbero la gioia che viene dalla pace, invece da troppo tempo sono costretti a convivere con gli orrori della guerra, fatta in nome di un odio, che cancella ogni traccia di amore e quindi di gioia. Non sappiamo come tendere la nostra mano verso i milioni di fratelli, che in ogni parte del mondo, soprattutto in Africa, non riescono a godere del bene della vita, un bene che sfugge di mano ogni giorno, fino a spegnersi nella morte per fame o sete, o per malattia: forse nella attesa di una grande mano che si accorga di loro e ridoni la gioia di vivere.

Quanto dolore c'è attorno e forse dentro di noi e sentiamo davvero il bisogno di Qualcuno che si accorga e colmi i vuoti di gioia con l'amore. Così era al tempo di Acaz, che continuamente pregava dal Signore almeno un segno del Suo aiuto. Ed è il Signore che allora si fa incontro così: "Chiedi un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in cielo" Acaz rispose: "Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". Allora Isaia disse: "Ascoltate, casa di Davide! Non siete contenti di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele: Dio con noi" (Is. 7,10-14)

E viene il momento in cui Dio si fa vicino all'uomo, in modo incredibile, scegliendo la stessa via della vita di ogni uomo. ossia prendendo dimora nel seno di una donna, Maria Vergine, per opera però dello Spirito Santo. Ma subito incontra la difficoltà dell'uomo a comprendere gli eventi con cui Dio si fa presente tra di noi, Così racconta l'evangelista Matteo:

"Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto". E c'era grande differenza, allora, tra subire un ripudio ed essere licenziati in segreto. L'uno voleva significare la condanna morale e quindi subire il disprezzo della opinione pubblica, con la conseguenza forse ad avere precluso per sempre la via del matrimonio, come se Maria fosse una dona di strada, pronta a vendersi a chiunque: l'altra era semplicemente un non essere d'accordo sul matrimonio, come se non ci fosse quella possibilità di comunione necessaria per una felicità insieme. Una durissima prova per Giuseppe, uomo giusto, che vedeva così come beffata la sua fiducia in una donna al disopra di ogni sospetto: Maria infatti, era "la piena di grazia" .Un dolore immenso per Maria nel vedere l'incapacità di Giuseppe di entrare nel mistero della sua maternità: un mistero, che solo Dio conosceva ed aveva voluto. Una misteriosa concezione che conteneva quel "segno" dell'amore infinito di Dio verso di noi promesso ad Isaia: essere madre dell'Emmanuele, "Dio con noi".

Sarà l'Angelo che, nel sogno, rivelerà ogni cosa a Giuseppe. "E Giuseppe destatosi dal sonno, racconta l'evangelista, fece come l'angelo gli aveva ordinato e prese con sé Maria" (Mt.1,18-24)

Noi così sappiamo che il "segno dell'amore del Padre verso di noi" è l'evento che riempie tutti i tempi.

Viene da abbandonarsi con la fantasia unendoci ai passi di Giuseppe e Maria, che si incamminano da Nazaret a Gerusalemme per il censimento, proprio nel tempo di attesa della nascita di Gesù. Deve essere un viaggio durissimo per la fatica. Chi di noi ha avuto il dono di visitare la Terra di Gesù, sa quanto è lungo il tragitto da Nazaret della Galilea fino a Gerusalemme. E' già faticoso anche solo affrontarlo in pullman. Possiamo immaginare quanto sia stato faticoso per Maria e Giuseppe. Per Maria ogni passo era come andare incontro all'evento, che avrebbe segnato il confine tra la storia dell'uomo, condannato a stare fuori della casa del Padre per il rifiuto opposto da Adamo ed Eva, e l'inizio di una nuova creazione, ossia del riaprirsi delle porte di Casa, ossia le porte del cuore di Dio. Un Dio che non teme di farsi vicino a noi. Sapeva e sa della nostra incredulità, come quella in qualche modo di Giuseppe, ma proprio calcando i sentieri della nostra povertà di uomini, si fa incontro...come è nello stile del Padre, che si fa sempre vincere dal cuore, quando è di fronte alla tragedia ed al dolore dei figli. Come se la sua casa fosse vuota senza la nostra presenza.

Questa vigilia di Natale si distingue per i numerosi e meravigliosi segni di solidarietà verso i poveri: come se il cuore dell'uomo avesse ritrovato la gioia di donarsi, ripudiando la crudeltà del rifiuto. Ed è come se avessimo ritrovato la dolce stanchezza di Maria nell'andare incontro alla sua maternità.

Sembra proprio che tanti uomini abbiano ritrovato nel segno del Natale di Gesù la gioia del dono. Natale infatti, è la festa del dono, che il Padre fa del Figlio a noi uomini. E noi vogliamo che sia anche la festa del dono che noi facciamo di noi stessi a quanti soffrono. E' la strada della pace. Viviamola allora questa vigilia nel silenzio contemplativo di Maria, che si prepara a dare vita al Figlio dell'Altissimo. Spegniamo un poco le false luci del benessere che vorrebbe soffocare nell'egoismo ogni gioia di dono ed apriamo il cuore l'uno verso l'altro. Sarà più facile capire il sogno di Giuseppe e accogliere Gesù.

"Benamati compagni, scrive Gibran, sulla vostra strada incontrerete uomini con piedi di animali, date loro le vostre ali. E uomini con le corna: date loro corone di alloro. E uomini con artigli; date loro petali per le dita. E uomini con lingue biforcute; date loro miele per le loro parole...

Allo zoppo date un poco della vostra agilità. Al cieco un poco della vostra vista e a tutti donate un poco di voi stessi".

 

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