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TESTO La difficile e necessaria via di Cristo

mons. Antonio Riboldi

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XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (09/09/2001)

Vangelo: Lc 14,25-33 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 14,25-33

In quel tempo, 25una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Credo che il sogno di tutti è quello di svegliarsi al mattino e vedere l'umanità col volto sereno, senza rughe pericolose di violenza o senza quelle vene di tristezza e quasi di disperazione che a volte segnano il volto, come un disegno di fallimento che dà l'impressione di essere prigionieri di violenze disgustose, capaci di cancellare la possibilità di speranza e di amore.

A parte i grandi malesseri del mondo, messi in mostra disordinatamente dal G8 a Genova dove qualcuno ha creduto di portare un rimedio con la violenza, che invece si è rivelata la grande croce su cui si immola tutto, senza però resurrezione, ci sono le quasi quotidiane follie del nostro tempo, della nostra Italia, divenuta pare, palcoscenico di un malessere di adolescenti o giovani che spargono terrore ovunque. Il motivo? Per appropriarsi di un motorino, che sembra proprio divenuto uno "status simbolo", ossia, se non ce l'hai "sei nessuno", "conti nulla": a fare fronte a tale follia, si rischia la vita, come è successo. Oppure si uccide per appropriarsi dei pochi soldi di un tabaccaio: o per venire in possesso della borsa di una persona anziana: o addirittura ci si uccide perché ci si vuole sbarazzare dell'unico grande bene che abbiamo, la vita.

E viene spontaneo domandarsi: perché? Non sappiamo più camminare serenamente, rischiando di vedere in chi incontriamo un possibile nemico. "Quando toccherà a me?" ci si chiede.

Credo che la ragione di tutto stia in quel modo di vivere, che circola con insistenza, non tanto sulla bocca ma, quel che più conta, nello stile di vita di troppi, ossia, una vita "come se Dio non esistesse". Senza sapere che se togliamo Dio scompare anche la stessa ragione di vita di ognuno di noi.

Uno dei segreti di Fatima consisteva in una terribile profezia della Madonna. Dopo avere mostrato l'inferno, che spaventò i tre bambini... subito la Madonna invitò i piccoli a guardare la bellezza del Paradiso, disse pressa a poco: "Dite ai vescovi che consacrino la Russia al mio Cuore Immacolato": perché il primo obiettivo del marxismo era quello proprio di cancellare Dio dalla umanità, prima ancora di dare serenità agli uomini. Il paradiso doveva essere qui. E la Madonna sapeva che non esiste paradiso senza Dio. Nel 1ontano 1950, quando noi italiani, liberati dal pericolo comunista, guardavamo all'America come al luogo del culto della libertà e quindi della religione, ricordo che un mio superiore, che aveva l'occhio del profeta, disse a noi giovani stupiti: "E' davvero un grosso pericolo il marxismo per la religione ma il consumismo americano, che fa dei beni della terra il vero idolo da adorare è pericoloso quanto il comunismo, perché lentamente ti "oscura" Dio nel cuore, fino a che è come non "esistesse"." Ed è così.

Gesù invece oggi ci addita la via della vita nel sacrificio: ossia nella capacità di "vedere nella nostra vita" qual è il vero bene da scegliere e raggiungere: un bene, Dio, che non è effimero ed alla portata di ogni capriccio, non un bene che ti si scioglie nelle mani come le ali di una farfalla: ma un bene eterno, il solo bene per cui l'uomo è uomo: fatto a immagine di Dio. Racconta il Vangelo: "Siccome molta gente andava con Lui, Gesù allora si voltò e disse: se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre...perfino la propria vita non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo" (Lc.14-25-27).

Un linguaggio duro rivolto a chi forse lo seguiva sperando di avere da Lui quelle certezze materiali che fanno serena la vita, almeno qui in terra. Ma noi sappiamo che seguire Cristo non è certamente inseguire l'effimero, che nulla ha a che fare con l'amore a Lui, che è dono e non vuole assolutamente che il cuore si doni a ciò che svuota il cuore dell'amore. Lui e Lui solo è il segreto della felicità: "La Via, la Verità e la Vita", che se accolte davvero costruiscono la felicità che, sia pure passando per la croce quotidiana che fa male, arriva sicuramente alla gioia infinita che è nell'avere scelto il Bene, Dio, da cui siamo stati creati a sua immagine. Un linguaggio duro questo per il nostro tempo fondato sulla "sabbia" delle cose che non hanno durata, non solo, ma possono svuotare la vita di ogni senso e valore, generando le assurde ferocie del nostro tempo.

La via di Gesù è la croce che però genera santità: la via del benessere fa paurosi vuoti nell'anima.

E tanti oggi, per fortuna, si chiedono cosa fare per guarire dai mali che ci raccontiamo tutti i giorni, senza darci una risposta o una proposta. E la risposta è le fede, testimoniata dalla carità. E' lì che ci dobbiamo misurare tutti, dalla famiglia alla società che deve occuparsi più della persona e non solo dell'economia o della Borsa. L'uomo non è mai "un bene di consumo", ma il centro di ogni interesse. Offro ai mie cari amici questo bel brano di Quoist: "La sofferenza del mondo mi colpiva come un rimprovero cocente e non potevo sopportarlo". Allora i pensieri sgorgavano, facendo ressa, urtandosi a vicenda. Riconoscevo che tutte quelle sofferenze erano atroci, ingiuste, mostruose. Ci volevano dei colpevoli. E ne trovai: la società, la politica, la religione...Dio, e tutta questa gente che ci istruisce, ci informa, ci governa...questi profittatori, questi incapaci, questi imbecilli...Tutti quelli che possono fare e non fanno niente! Mi ribellavo. E più mi ribellavo, più ero orgoglioso di me.

Dimostrando a me stesso che non ero insensibile e chiuso, progettavo persino delle soluzioni. Soluzioni radicali: sarebbe bastato..."finche non ci sarà"... Talvolta in un supremo atto di coraggio, le esponevo con veemenza sul lavoro tra i miei compagni, in casa. Mi succedeva di vedermi partire nel sogno per grandi crociate. Per un momento avevo addormentato la mia coscienza. Ma questa si ridestava e, come se qua1cun altro parlasse in me, mi sentivo dire: e tu, cosa fai tu? Rispondevo infastidito: che posso farci io così piccolo in questa massa umana? E anche se facessi qualche gesto a che servirebbe quando gli altri non fanno nulla? E non facevo nulla. Che posso farci, ripeterai cercando di fare tacere la tua coscienza. "Ama in azione e verità" è la risposta. E gli altri? Dici ancora. Anche loro devono amare. E se si tirano indietro? Ama più ancora e altri attorno a te ameranno. Come te aspettano che un fratello al loro fianco ponga la prima pietra. Metteranno la loro se tu metti la tua, perché chi ama fa amare. Come ogni sinfonia ha bisogno di ogni nota. Come il libro ha bisogno di ogni parola. Come la casa ha bisogno di ogni pietra. Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia di acqua. Come la messe ha bisogno di ogni chicco di grano, l'umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico e perciò insostituibile. Ed allora cosa aspetti ad impegnarti? (Quoist "Parlami di amore").

 

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