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TESTO Umiltà, virtù sconosciuta

mons. Antonio Riboldi

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XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (02/09/2001)

Vangelo: Lc 14,1.7-14 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 14,1.7-14

Avvenne che 1un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

12Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Anzitutto un carissimo saluto a tutti i miei amici, che spero tornati dal momento di riposo del corpo e dello spirito. Anche se non tutti hanno potuto godere di questo riposo perché la loro povertà fa vedere le ferie come un sogno difficile da realizzare. E penso al gran numero di ammalati, che sono davvero una folla, costretti a combattere per la salute negli ospedali e nelle case. E penso ai loro familiari che hanno dovuto fare delle ferie un sacrificio a Dio gradito nell'esercizio della carità, curando i propri cari. Una vera folla che non ha spazio nelle cronache, come non esistesse. E penso con stupore a quanti hanno considerato ferie lo stare vicino ai più poveri in tutto il mondo per mostrare concretamente la loro carità. Qualcuno con competenza ha parlato di ben 800.000 che hanno vissuto le ferie in servizio. Dico a tutti un grazie di cuore per il semplice fatto che hanno tenuto alta la luce dell'amore, che spunta sempre come ramo fiorito sulla croce e fa piazza pulita delle troppe stravaganze con cui si riempiono le ferie. Grazie, ma grazie di tutto cuore, carissimi. Ci avete fatto sentire il passo ed il volto del Padre accanto a noi sulla terra, sempre vicino a chi soffre ed è povero, proprio come era nello stile di Gesù sulla terra. Dio vi benedica.

Colpiva, questo tempo di riposo dello spirito e del corpo, il grande spazio che si dava nei mass media alla passerella, davvero stravagante, molte volte trasgressiva, come uno schiaffo non solo in faccia a chi soffre, ma alla dignità dell'uomo.

Si aveva l'impressione di una società che faceva a spintoni per "occupare i primi posti" nella fantasia e nella celebrità. Una immensa passerella che voleva stupire: sempre alla ricerca del primo posto. Ma qual è davvero il primo posto che fa bello l'uomo, la donna?

Il Vangelo di oggi ci parla di un banchetto che ha per ospite Gesù stesso. "La gente - racconta il Vangelo - stava ad osservarlo". Vedendo come gli invitati sceglievano i primi posti subito Gesù coglie l'occasione per dire chi è il primo e chi l'ultimo. "Quando sei invitato a nozze, da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto Invece quando sei invitato, vai a metterti all'ultimo posto perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato (Lc.14,1-17).

Fa sempre piacere, diciamocelo con franchezza, incontrarsi con chi è davvero importante agli occhi di Dio, ma più è importante e più è umile e non si ritiene degno del primo posto. Così genera un vero fastidio... l'esibizionismo di troppi che non sanno più cosa inventare per mettersi in mostra. Ma qual è la vera qualità che fa "grandi gli uomini"? E' la bellezza della loro anima, i cui ornamenti sono l'umiltà, la povertà, la carità. Gesù e Maria erano certamente i "più grandi" che la terra ha mai visto. Davanti a loro si inchinano gli angeli e sono stati il vero spettacolo divino tra di noi. Eppure Gesù e Maria venivano ai loro tempi considerati "poca cosa": al punto che non avevano alcuna considerazione nella stima di quelli che allora si credevano grandi. Gesù stava bene con gli ultimi, come fosse uno di loro. La sola grandezza di Cristo, lo spettacolo della sua divinità, lo diede sulla croce: uno spettacolo di infinita umiliazione, ma nello stesso tempo lo spettacolo del più grande amore che sollevò una volta per tutte l'umanità intera. Ancora oggi Gesù ama stare vicino, vestire quasi della Sua luce di bellezza, proprio le anime semplici: quelle che camminano sulla terra, vestendosi dei cenci dell'umiltà. E se osservate bene, non fa mai cronaca chi si mette all'ultimo posto, ma davanti a Dio merita il primo posto. Si ritengono piccoli, peccatori, bisognosi di soccorso. Non li sfiora lo sguardo del mondo.

Ne ho conosciuti tanti di questi uomini e donne che con la naturalezza del bimbo, non si ponevano neppure il pensiero di essere primo o ultimo. Il bimbo avverte la sua debolezza e la sua sicurezza la mette nelle mani e nel cuore della mamma. Un giorno ebbi il dono di viaggiare in aereo con un signore dall'aria distinta, che si sedette con semplicità vicino. Leggeva con l'aria di chi sembrava vivere su un altro pianeta. Nessuno gli fece caso, per il suo tono dimesso. Anzi si fece tranquillamente spintonare da una persona che voleva passargli avanti, buttandogli in faccia: "Lei non sa chi sono io". Salutandoci ci presentammo. Si trattava di una persona molto importante: ma sembrava l'ultimo degli invitati. Sono queste anime grandi e umili che ancora oggi ci mostrano la vera bellezza di Dio e dell'uomo con Dio.

Scrive il Siracide: "Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall'uomo, gradito da Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati: così troverai grazia davanti al Signore: perché dagli umili Egli è glorificato. (Sir. 3,19-21).

 

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