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TESTO Lo zelo di Elia

don Romeo Maggioni  

XI domenica dopo Pentecoste (Anno B) (16/08/2009)

Vangelo: Mt 21,33-46 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 21,33-46

33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. 44Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato».

45Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Tempi di crisi religiosa quelli di Elia, e di persecuzione. Il re Acab e la regina Gezabele favoriscono il diffondersi dell’idolatria. Elia è tutto zelo per Jahvè e tenta di richiamare il popolo alla scelta del vero Dio.

Non sono diversi i tempi nostri: una cultura pagana sempre più pervasiva disaffeziona la fede dei credenti, l’emargina e le è ostile. Si impongono scelte coraggiose e controcorrente.

Dio non si scoraggia; pone nella storia “la pietra d’angolo” per la costruzione vera e definitiva di “un regno” cui aderisce “un resto”, frutto della pazienza e della misericordia di Dio. Libertà e responsabilità sono lo svincolo per una salvezza che Dio sa sempre offrire a “un popolo che ne produca i frutti”.

1) UNA VICENDA DI RIFIUTO

Quella del tempo di Elia e quella di tutto Israele. La “vigna” tanto ben piantata e curata è il popolo che il Signore si è scelto. La parabola di Gesù riprende l’immagine di Isaia 5: “L’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavata anche un tino.. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi” (1-7). Gesù è più dettagliato: “Affidò la vigna ai contadini.. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono”. Vicenda triste, storia di profeti inascoltati, perseguitati, uccisi: “Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita” (Epist.), si lamentava già Elia.

“Da ultimo mandò loro il proprio figlio...; lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero”. Vicenda di rifiuto persino del Figlio di Dio! I fatti sono fatti; e la conseguenza è che il padrone “darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo. A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”. E così, dice Paolo, all’ulivo buono vengono tagliati i rami secchi e vi si innestano nuovi rami, i gentili al posto dei giudei che hanno rifiutato il Messia: “A causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti; la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti” (Epist.). Disegno misterioso di Dio, in cui Paolo legge la grande misericordia e la gratuità con cui Dio guida a salvezza tutti i popoli.

“Avranno rispetto per mio figlio. ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità”. La radice profonda del rifiuto è l’orgoglio e la presunzione dell’uomo di sentirsi lui padrone del mondo e della vita. Mai come oggi, con la grande “religione” dello scientismo che domina la nostra cultura, l’uomo si è posto al posto di Dio e si crede padrone di sé e del mondo. Dà fastidio sentir parlare di Dio, appunto perché punzecchia la presunzione dell’uomo di sentirsi l’unico! Da qui l’ostilità verso la Chiesa e il suo richiamo ai valori morali ed etici nel gestire anche ragione ed economia.

2) UNA SCELTA DECISIVA

Ma Dio non si rassegna; e dà spazio ad un resto, lascia aperto la porta e invita sempre al suo Regno. Anche al tempo di Elia non tutti hanno tradito: “Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia” (Epist.). Anche l’Israele che ha rifiutato, avrà ancora una chance: “Dio ha forse rifiutato il suo popolo? Impossibile! Forse inciamperanno per cadere per sempre? Certamente no”. Verrà il tempo del loro ritorno e sarà.. come una risurrezione, “una vita dai morti”. Chi ha creduto - come Paolo, come i primi cristiani venuti appunto dal Giudaismo - sono il “resto” che anticipa un ritorno cui Dio lavora. Sarà un ritorno “per grazia, non per le opere”, cioè quando anche gli Ebrei lo sentiranno come per-dono di Dio, non come merito e pretesa. “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti” (Rm 11,32).

Elia invita a fare una scelta: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il segno da Dio che invoca è perché “questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore”. Anche al tempo di Gesù si chiedeva un segno: “Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,39-40). Il segno della risurrezione, cioè il segno “della pietra che i costruttori hanno scortato divenuta la pietra d’angolo”. Si tratta di saper leggere e riconoscere i segni: “Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui” (Gv 12,37). Commenta amaramente Gesù: “Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio” (Gv 12,43). La fede è condizionata sempre da una retta disposizione interiore.

La scelta di fronte alla “pietra” non è indifferente: “Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato”. E’ questione di morte o di vita. L’immagine della pietra era già stata usata da Gesù parlando dell’impegno di costruire la propria vita sulla roccia sicura, non sulla sabbia: “Chiunque ascolta queste mie paro e le mette in pratica, sarà un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia...” (Mt 7,24-27). Altra volta parlò della roccia che è Pietro, sulla quale ha costruito la sua Chiesa,.. “e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18). Tradotto oggi significa che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22), e “chiunque segue Cristo, l’Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (GS 42), cioè veramente uomo. L’unico autentico umanesimo è solo quello di Cristo.

L’Apocalisse invita a non fare compromessi, a fare una scelta chiara; come per Elia, non si può tenere il piede in due scarpe: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (3,15-16). Gesù lo ha detto: “Chi si vergognerà di me.., anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui” (Mc 8,38).

 

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