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TESTO Salvezza.

don Ezio Stermieri  

Veglia Pasquale nella Notte Santa (Anno B) (11/04/2009)

Vangelo: Mc 16,1-8 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 16,1-8

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». 8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

“Questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa!” Così ci ha invitato la liturgia di fronte alla “colonna di fuoco” che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dalla oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all'amore del Padre e li unisce nella Comunione dei Santi. Davvero per un momento Dio ci metta la festa nel cuore, la gioia di essere cristiani. Davvero per un momento riteniamo ognuno nella sua coscienza un grande dono quello della Fede di chi ci ha insegnato ad ascoltare la Parola che ci ha ripetuto che non veniamo dal caos e dal caso ma all'inizio c'è stata una parola, esubero d'amore che ci ha creati, voluti, amati così come siamo: liberi interlocutori con Colui che ci ha messo nel cuore e nell'azione il linguaggio dell'amore. Sentiamo la felicità di venire a sapere che la vicenda umana, la storia, non è in balia della prepotenza di pochi sulla sofferenza dei molti. Dio è dalla parte dei poveri. Ha messo nell'uomo la capacità di liberarsi e restare libero. Godiamo di un sussulto del cuore per chi ci ha insegnato ad avere desiderio di Dio, di bontà, di infinito, di sapienza come orientamento di tutta la nostra esistenza. Ci salveranno la fame e la sete di Dio. Saranno esse a spingerci oltre per non morire nel deserto dei nostri idoli e delle nostre leggi a capestro. Sentiamoci per un momento fortunati per avere incontrato Cristo; essere stati in Lui battezzati-segnati per un destino di eternità. Avere ascoltato il suo Vangelo, gustato il suo insegnamento, essere diventati dei Suoi fino ad essere qui, questa notte, come ogni domenica per sentire che Egli è vivo. Il posto in cui l'avevano messo è vuoto. Questo annuncio cancella ogni paura e ci mette il coraggio di cercarlo ogni giorno dove Egli ci precede: in Gallilea. Tra la gente con i problemi più disparati, i dolori più lancinanti, i fallimenti più definitivi diremo: la pietra messa sulla nostra esistenza, per quanto grande, è stata rotolata via. Dio l'ha tolta. Vi ha messo un'altra pietra, un'altra roccia sulla quale costruire la casa della nostra sicurezza, del nostro sapere, dei nostri affetti, delle nostre speranze, del nostro amore che ci spinge nell'eternità dell'Amore: ci attrae in Dio. Se noi, per un momento riusciamo a capacitarci che Dio ha fatto per noi, in Cristo, quello che da soli mai avremmo potuto realizzare: aver salva la vita, dare salvezza ad ogni dimensione della nostra personale, ecclesiale, sociale esistenza, ci verrebbe facile consegnarci a Lui e diventare felici collaboratori dell'Alleanza. Avrebbe fine quel cristianesimo che pencola tra un nuovo paganesimo e reminescenze religiose che non riescono mai a diventare anima, fuoco, acqua, vento, energia della vita. La smetteremmo di ascoltare la sottile angoscia che ci prende quando ci sentiamo smarriti nell'universo, inutili e precari. Il nostro uscire dall'esperienza di Lui risorto sarebbe una corsa, un abbraccio, un grazie per la vita. Come, la Pasqua settimanale diventerebbe appuntamento irrinunciabile per vedere sul volto dei fratelli la gioia di una salvezza che confermerebbe la nostra. Credetemi potrebbe diventare il momento, il Kairos, la Pasqua, il passaggio di Dio che ci consacra, ci fa suoi testimoni che egli è vivo. È risorto. Alleluja.

 

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