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mons. Antonio Riboldi

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I Domenica di Quaresima (Anno C) (01/03/1998)

Vangelo: Lc 4,1-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 4,1-13

1Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

affinché essi ti custodiscano;

11e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Mentre scrivo queste mie riflessioni - che offro sempre con tanta gioia ed amicizia ai miei amici del 'villaggio umano' che si ritrova in Internet - sento nel cuore la profonda ribellione di fronte alle notizie riportate dai quotidiani in questi giorni. Mi rifersco agli efferati omicidi che si vanno susseguendo nel territorio della cara Napoli.

Sono 27 – dicono le cronache – le persone assassinate con ferocia in questo anno che sembra nato all'insegna della vendetta e dell'odio.

Tanti si chiedono se vale ancora la pena di nutrire la speranza che qualcosa cambi nella nostra terra tanto amata da chi le si avvicina con il cuore buono.

Ed è tremendamente facile la tentazione di lasciarsi cadere le braccia, aprendo così le porte alla criminalità come fosse una 'compagnia della vita'. Non è assolutamente possibile anche solo pensare che la ferocia, la violenza, il sangue versato possano essere 'compagnia di vita' o semplicemente ospiti della nostra comunità. Una comunità che, come quella di ogni altra città, paese o nazione, deve avere come compagni di vita il rispetto per la libertà di ogni persona, la costruzione quotidiana del bene comune, il tracciare i sentieri della pace.

Senza contare che un altro grave problema dei luoghi dove c'è criminalità e violenza è la mancanza di sviluppo.

La criminalità va emarginata ad ogni costo, non deve essere la padrona della nostra pace, del nostro futuro. Deve sapere che non c'è posto per la violenza nella nostra voglia di dare un volto umano alle nostre città.

Fa male sentire persone responsabili dichiarare che è meglio impiegare le proprie forze, le proprie risorse altrove, dove in realtà non ce n'è bisogno. Non bisogna arrendersi, è questa la caratteristica dell'uomo geloso della propria libertà e della volontà di edificare il bene. Ma basta tutto questo?

Abbiamo appena iniziato la Quaresima che è il tempo della revisione della propria vita e quindi della conversione per conoscere la luce della Pasqua. Vengono in mente le coraggiose parole del Profeta Isaia: "Il digiuno che voglio, dice il Signore, è sciogliere le catene inique; rimandare liberi gli oppressi, spezzare il giogo. Consiste nel dividere il pane con l'affamato ed introdurre in casa i miseri, nel vestire chi è nudo. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.

Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai ed il Signore ti risponderà: "Eccomi!" Se toglierai di mezzo l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio....La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiameranno: riparatore di brecce: restauratore di case in rovina per abitarvi".

Ed è proprio su questo campo di civiltà cristiana, fatta di fede, amore e coraggio, che si fonda la sfida e la speranza contro la violenza. L'amore ha sempre vinto...anche, anzi soprattutto, quando sembrava che avesse perso, come Gesù in croce.

La violenza è un baratro sotto i piedi che si fa sempre più profondo, fino ad essere tomba di chi lo scava.

 

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