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TESTO Commento su Giovanni 21,20-25

Comunità Missionaria Villaregia (giovani)  

Sabato della VII settimana di Pasqua (10/05/2008)

Vangelo: Gv 21,20-25 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 21,20-25

20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Pietro e Giovanni sono amici; hanno condiviso insieme tante cose: erano insieme quando furono chiamati sulla riva del lago, insieme sono corsi al sepolcro, erano vicini a Gesù nella Santa Cena, hanno condiviso tante cose, in un certo senso si completavano: alla rudezza di Pietro faceva cornice la dolcezza di Giovanni. Ora è naturale che Pietro si preoccupi della sua sorte: "E lui?" Che ne sarà di Giovanni? Qui Gesù sembra dare una risposta un po' dura: "Che importa a te?" Non è una frase molto gentile, sembra quasi che anche Dio abbia diritto alla sua privacy, che anche Dio abbia i suoi segreti. Si racconta che Sant'Antonio Abate fosse molto preoccupato sulla sorte di chi si sarebbe salvato e di chi invece sarebbe stato precipitato all'inferno. La risposta gli venne dal cielo: "Antonio, bada a te stesso!"

Cosa vuole dirci Gesù? Non dobbiamo preoccuparci degli altri, del loro destino? Certamente, ma salveremo gli altri solo nella misura in cui ci preoccuperemo di seguire Gesù in prima persona. Solo se i nostri passi ricalcheranno i suoi, solo se sapremo seguirlo veramente sulla strada del calvario, solo se saremo autentici testimoni del suo amore, solo se la nostra sequela sarà gratuita e disinteressata, allora la preoccupazione degli altri sarà vera, essi troveranno in noi il volto del Gesù da amare e seguire.

 

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