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TESTO La fedeltà che ci apre le porte dell'eternità

padre Antonio Rungi

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (23/09/2007)

Vangelo: Lc 16,1-13 (forma breve: Lc 16,10-13) Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 16,1-13

In quel tempo, 1Gesù diceva ai suoi discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. 3L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. 6Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. 7Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. 8Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Forma breve (Lc 16, 10-13):

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: 10«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

La Parola di Dio di questa XXV Domenica del tempo ordinario dell'anno liturgico ci fa riflettere sulla fedeltà a Dio che ci porta ad aprire il suo cuore ed accoglierci nella sua infinita misericordia al termine dei nostri giorni. La preoccupazione della salvezza eterna dovrebbe essere un pensiero costante nella nostra vita, come ci sottolinea oggi la parabola dell'amministratore disonesto, che viene proposto, paradossalmente, come esempio di vita quando si tratta di garantirsi il proprio futuro. Di fronte al bene superiore della salvezza dell'anima ogni mezzo è buono per conseguire questo fine, perché il perseguimento del fine buono passa anche attraverso la scelta dei mezzi più idonei in quel determinato tempo e momento della nostra vita: sarà una confessione fatta dal profondo del cuore, un incontro con un direttore spirituale, la partecipazione a qualche celebrazione, l'ascolto della parola di Dio che ti modifica profondamente. Ogni occasione è buona per il Signore per far ravvedere il peccatore dalla sua linea di condotta errata ed esaminarsi, per poi scegliere la strada più o meno facile e conveniente per raggiungere il suo principale scopo. Il testo del vangelo di Luca di questa domenica ci invita ad esaminarci a fondo, perché ci sono in gioco le nostre piccole o grandi fedeltà alla chiamata di Dio, da quella battesimale a quella della personale vocazione ad un determinato stato di vita.

Il comportamento dell'amministratore disonesto spesso riguarda anche il nostro modo di pensare ed agire. Nelle piccole o grandi cose ci facciamo scaltri e furbi per assicurarci un avvenire, per garantirci un aiuto, una sussistenza, una collaborazione, una compagnia, un servizio. D'altra parte il Vangelo prende dalla vita quotidiana gli esempi più lampanti e significativi dell'agire umano. Questo padrone a cui fa riferimento il testo che ha un servitore di cui sente parlare molto male e al quale chiede spiegazione del suo operare, prospettando a lui la rimozione dal suo ufficio, non fa altro che premunirsi rispetto a ciò che accadrà da lì a poco quando dovrà rendere conto della sua amministrazione, che sicuramente non sarà esatta, in quanto gestita ai fini personali e per raggiungere benefici per se stesso. Occasione buona per la verifica della contabilità per continuare ad agire per il suo scopo. Una persona scaltra e previdente che insegna quanto impegno ed ingegno personale bisogna mettere in campo per conseguire il bene supremo che è la salvezza della nostra anima. Se Dio è davvero il bene assoluto della nostra vita bisogna fare ogni sforzo per conseguire comunque questo bene. Se sono altri gli interessi, allora ci lasciamo andare senza mettere in campo le migliori energie spirituali per salvarci, anzi rischiamo di dannarci servendo ad un padrone diverso da quello che è il vero Signore della nostra vita e della storia.

San Paolo Apostolo nella sua prima a Timoteo ci ricorda la centralità di Cristo nella nostra vita. Questo ricentrarsi continuamente su Gesù Cristo richiede anche il coraggio di fare scelte etiche precise, sapendo che il bene che facciamo, l'impegno per la giustizia, la pace, la verità che profondiamo ci ripagherà abbondantemente davanti al trono dell'unico vero giudice della storia.

E su questa scia di impegno a favore della verità, della giustizia, della causa del povero e del sofferente si centra il testo della prima lettura di oggi, tratto dal profeta Amos.

Quanto siano ancora attuali queste denunce che con altri mezzi ed altre modalità vengono alla luce in questo nostro tempo segnato da troppi ed esclusivi interessi materiali di gruppi di persone e potere a danno dei deboli, dei fragili, di coloro che non hanno voce, degli esclusi e degli emarginati. Gli imbrogli nel commercio, l'approfittarsi del lavoro altrui, la retribuzione non corrispondente alla dignità della persona ed ai diritti fondamentali della giustizia sono realtà dei nostri giorni di fronte alle quali pochi sono coloro che gridano allo scandalo e nessuno che faccia qualcosa per rimuovere tali situazioni dalla faccia della Terra, sempre più luogo di benessere per pochi e sempre più tomba e cimitero, luogo della sofferenza per la maggior parte del genere umano.

La parola di Dio ci invita a vigilare anche sul comportamento di chi scegliamo alla guida di una comunità civile, locale o nazionale, perché non facciano del potere a loro delegato un'occasione per amministrare disonestamente le cose per i propri tornaconti offendendo la dignità di un intero popolo. Facendo nostro il monito di San Paolo Apostolo nella lettura di oggi vogliamo anche noi fare suppliche, elevare preghiere ed esprimere ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Mi sembra che tutto questo non è molto semplice da realizzare, anzi più avanti andiamo e più le cose sembrano peggiorare nella nostra società. Cosa fare come cristiani per rispondere a queste molteplici sfide che ci vengono dall'ambiente in cui viviamo? La preghiera è il primo mezzo necessario e poi l'unità di intenti nel perseguire il bene di tutti e per tutti.

 

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