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TESTO Commento su Gen 22,2

Casa di Preghiera San Biagio FMA  

Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (05/07/2007)

Brano biblico: Gen 22,2 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Dalla Parola del giorno

Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò.

Come vivere questa Parola?

La Sacra Scrittura introduce la figura di Abramo nel momento in cui questi è raggiunto da un preciso ordine divino: "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, e dalla casa di tuo padre" (Gen 12,1). È il taglio con il passato, con le proprie radici, per gettarsi in un'avventura totalmente nuova. Anche il suo nome (che per la mentalità semita sintetizza l'essere e la missione della persona) verrà cambiato. Abramo è una creatura nuova, che, a sua insaputa, imprime alla storia un radicale cambiamento di rotta. Poi le richieste impreviste, dolorosissime: prima l'allontanamento di Ismaele, poi la prospettiva di immolare Isacco. I suoi figli. Il suo futuro. In questi due tagli è tutta la figura e la grandezza di Abramo: l'uomo che ha il coraggio di consegnare a Dio il suo passato e il suo futuro, cioè TUTTO.

Superare la tendenza a possedere persone e cose, adattarsi a uno stile di vita segnato da essenzialità è certamente qualcosa di encomiabile che non va esente da lotte e superamenti. Ma qui ci viene presentato qualcosa di molto più esigente. Abramo deve rinunciare a programmare la propria vita, a progettare, proiettandosi nel futuro. La sua vita è totalmente nelle mani di Dio e lui la riceve momento per momento in un moto di adesione, di fiducia e di riconoscenza, ottenendone in cambio il centuplo.

Più o meno consapevolmente, tutti cerchiamo nel passato una consistenza che non ci appartiene, e proiettandoci nel futuro il superamento di una precarietà che ci fa paura. Riconoscere lucidamente che il "nulla" sarebbe la nostra patria di provenienza e di destinazione, è prendere atto della nostra dimensione creaturale, è accoglierci come "dono". Un gratuito e purissimo atto di amore è infatti l'origine e la meta del nostro esistere. Sì, all'orizzonte della vita umana c'è Dio: Lui è il nostro passato e il nostro futuro. Perché temere di affidarglielo?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, proverò a guardare con occhi nuovi il mio passato e il mio futuro: non una proprietà da difendere, ma un dono da accogliere e trafficare.

Mio Dio, sei tu la pienezza del mio esistere. Se risalgo verso la sorgente, ripercorrendo a ritroso la mia vita, approdo a te; se cerco di spingere lo sguardo oltre il traguardo del tempo sei ancora tu che, quale porto sicuro mi spalanchi le braccia. Ebbene, a te, mio principio e mia meta, riconsegno il mio passato e il mio futuro, in un gesto di totale e gioioso abbandono.

La voce di un poeta

Se vuoi vivere, non trattenere la tua vita per te, essa deve accarezzare altre sponde, irrigare altre terre.
Michel Quoist

 

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