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1. Quanto siamo troppo allegri

Virginia Woolf

Quando siamo troppo allegri,
in realtà siamo infelici.

Quando parliamo troppo,
in realtà siamo a disagio.

Quando urliamo,
in realtà abbiamo paura.

In realtà,
la realtà non è quasi mai come appare.

Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze"
si trovano la vera realtà e la vera forza.

interioritàesterioritàallegriafelicitàpauraapparenzeequilibroforza interiorepacatezza

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inviato da Qumran2, inserito il 10/09/2012

2. Sii più gentile del necessario

Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

gentilezzacaritàbontàpregiudiziogiudizioapparenzeinterioritàesteriorità

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inserito il 23/07/2012

3. Le lenzuola sporche

Una coppia di sposi novelli andò ad abitare in una bella zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffè insieme, il giovane marito si accorse, guardando attraverso la finestra aperta, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria dal terrazzo e disse: "Ma guarda com'è sporca la biancheria di quella vicina! Non è capace di lavare? O forse, ha la lavatrice vecchia che non funziona bene? Oppure dovrebbe cambiare detersivo!... Ma qualcuno dovrebbe dirle di lavare meglio! O dovrebbe insegnarli come si lavano i panni!".
La giovane moglie guardò e rimase zitta.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento perché si asciugasse.
Dopo qualche tempo, una mattina l'uomo si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva la sua biancheria pulitissima e disse alla giovane moglie: "Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato! Chi le avrà detto come si fa?".
La giovane moglie gli rispose: "Caro, nessuno le ha detto e le ha fatto vedere, semplicemente questa mattina, io mi sono alzata presto come sempre per prepararti la colazione e ho preso i tuoi occhiali e ho pulito le lenti!".

...Ed è proprio così anche nella vita...
Tutto dipende dalla pulizia delle "lenti dei tuoi occhiali" attraverso cui si osservano i fatti.
Prima di criticare, sarebbe meglio guardare bene se il nostro cuore e la nostra coscienza sono "pulite" per vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino...

non giudicaregiudicareapparenzevedere oltre le apparenzepregiudizi

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inviato da Qumran2, inserito il 08/05/2012

4. Voglio ringraziare

Paulo Coelho

Matthew Henry è un noto specialista di studi biblici. Una volta, mentre tornava dall'università dove insegna, fu aggredito. Quella sera, egli scrisse questa preghiera:
Voglio ringraziare in primo luogo, perché non sono mai stato aggredito prima.
In secondo luogo, perché mi hanno portato via il portafoglio e mi hanno lasciato la vita.
In terzo luogo, perché, anche se mi hanno portato via tutto, non era molto.
Infine, voglio ringraziare perché io sono colui che è stato derubato, e non colui che ha derubato.

ringraziamentogratitudinedoni di Diolodeottimismovedere oltre le apparenze

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inviato da Anna Lianza, inserito il 31/03/2003

5. La vecchia signora scorbutica

Bruno Ferrero, C'è qualcuno lassù

Sul tavolino da notte di una vecchia signora rico­verata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata al­la giovane infermiera del reparto.
«Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me?
Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più com­pletamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe.
E non smette di perdere le scarpe e calze, che do­cile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia.
È questo che vedi!
Allora apri gli occhi. Non sono io.
Ti dirò chi sono.
Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una ma­dre. Fratelli e sorelle che si amavano.
Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, so­gnante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni.
Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno.
Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.
Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uo­mo veglia al mio fianco.
Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi.
Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto.
Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro.
E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra.
Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo.
Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto pas­sati. E accetto l'implacabile realtà "che niente può durare".
Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai».

Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrocia­mo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti?

anzianitàvecchiaianon giudicarevedere oltre le apparenzegiudizio

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inviato da Luca Mazzocco, inserito il 29/08/2002

6. Una lettera d'amore

Bruno Ferrero, 40 storie nel deserto

Per il suo compleanno, una principessa ricevette dal fidanzato un pesante pacchetto dall'insolita forma tondeggiante. Impaziente per la curiosità, lo apri e trovò... una palla di cannone. Delusa e furiosa, scagliò a terra il nero proiettile di bronzo. Cadendo, l'involucro esteriore della palla si aprì apparve una palla più piccola d'argento. La principessa la raccolse subito.
Rigirandola fra le mani, fece una leggera pressione sulla sua superficie. La sfera d'argento si aprì a sua volta e apparve un astuccio d'oro. Questa volta la principessa aprì l'astuccio con estrema facilità. All'interno, su una morbida coltre di velluto nero, spiccava un magnifico anello, tempestato di splendidi brillanti che facevano corona a due semplici parole: TI AMO.

Molta gente pensa: la Bibbia non mi attira. Contiene troppe pagine austere e incomprensibili. Ma chi fa lo sforzo di rompere il primo "involucro", con attenzione e preghiera, scopre ogni volta nuove e sorprendenti bellezze. E soprattutto verrà presto colpito dalla chiarezza del messaggio divino inciso nella Bibbia: DIO TI AMA.

bibbiaapparenzeinteriorità

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inviato da Emilio Centomo, inserito il 11/06/2002

7. Rapporto all'aquila

Bruno Ferrero, Il canto del grillo

L'aquila, regina degli uccelli, sentiva da tempo magnificare le grandi qualità dell'usignolo. Da bra­va sovrana, volle rendersi conto se quanto si diceva era vero e, per sincerarsene, mandò a controllare due dei suoi funzionari: il pavone e l'allodola. Avrebbe­ro dovuto valutare la bellezza e il canto dell'usignolo.
I due adempirono la loro missione e tornarono dal­l'aquila.
Il pavone riferì per primo: «L'usignolo ha una li­vrea così modesta da rasentare il ridicolo: questo fatto mi ha talmente infastidito, che non ho prestato la minima attenzione al suo canto».
L'allodola disse: «La voce dell'usignolo mi ha let­teralmente incantato, tanto che mi sono completamen­te scordato di badare al suo vestito».

Nello scompartimento c'era solo un anziano sa­cerdote, che bisbigliava il suo breviario. Ad una sta­zione entrò un giovane dall'aspetto trasandato: ca­pelli lunghi, jeans bisunti, scarpe sformate. Ma so­prattutto un giornale notoriamente laicista e antiec­clesiale che gli spuntava dalla tasca.
Il sacerdote seguì il giovane con un lungo ed elo­quente sguardo di disapprovazione.
Il giovane si sedette e cominciò a leggere il suo giornale. Dopo un po' alzò la testa e chiese: «Scusi, reverendo, che cos'è la dispepsia?».
«Ecco una buona occasione per fargli un po' di predica», pensò il sacerdote e ad alta voce proseguì: «La dispepsia è una malattia terribile che prende quel­li che vivono male, senza orari e senza ideali, con­cedendosi tutti i vizi e gli stravizi, che non si ricor­dano che Qualcuno ci vede e ci giudicherà!».
Il giovane seguiva il discorso con curiosità e an­che un po' di apprensione.
«Ah», disse alla fine, «perché qui c'è scritto che il Papa ha la dispepsia».
Ciascuno nota negli altri, ciò che vuol vedere o sentire. Si è così presi talora dai propri pensieri che non si ascolta veramente il prossimo.
«Non si seziona un uccello per trovare l'origine del suo canto. Quel che si deve sezionare è il proprio orecchio» (Joseph Brodsky).

apparenzepregiudizinon giudicaregiudizio

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inviato da Luca Mazzocco, inserito il 24/05/2002

8. Non giudicare mai

Preghiera di un vecchio indiano sioux

O grande spirito aiutami a non giudicare mai gli altri
prima di aver camminato due settimane nei loro pensieri.

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inviato da Don Giovanni Benvenuto, inserito il 22/04/2002

9. La principessa e il rospo

Anthony De Mello

Un giorno una bella principessa decise di andare a passeggiare per la foresta e qui incontrò un rospo. Il rospo la salutò molto delicatamente. La principessa si spaventò al sentire un rospo parlare la lingua degli uomini. Ma questi la rassicurò: "Altezza Reale, in realtà io non sono un rospo. Sono un principe, ma una strega mi ha trasformato in un rospo". La principessa, che aveva un cuore generoso, gli chiese: "Posso far qualcosa per spezzare questo sortilegio?". Il rospo rispose: "Sì. La strega mi ha detto che se riuscissi a trovare una principessa che mi ami tanto da restare con me per tre giorni e tre notti, il sortilegio verrebbe spezzato e io tornerei ad essere un principe". La principessa in quel rospo poteva già vedere il principe.

Portò con sé il rospo a palazzo. Tutti esclamavano: "Cosa è quella creatura ripugnante che ha portato con sé?". E lei rispondeva: "No, non è una creatura ripugnante, è un principe!". E teneva il rospo con sé giorno e notte, a tavola e seduto sul guanciale mentre dormiva. Dopo tre giorni e tre notti si svegliò e vide quel principe giovane e bello, che baciò la sua mano con gratitudine per aver rotto l'incantesimo e averlo trasformato nel principe che era.

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inviato da Don Giovanni Benvenuto, inserito il 22/04/2002

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