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IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

Vangelo: Gv 9,1-41

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TESTO Gli occhi di Dio? Il nostro cuore

don Maurizio Prandi

IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (03/04/2011)

Vangelo: Gv 9,1-41 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Se c'è un invito che la Parola di Dio ci fa ogni volta che entriamo in contatto con essa è quello di farla entrare nella nostra vita (sembra banale ma per me non è scontato...). E questo perché ci aiuti a leggere il nostro oggi, ma anche perché ci aiuti a leggere la nostra esperienza di discepoli, il percorso fatto e che ci ha portato alla fede, per quanto questa possa essere fragile e debole. Aprirsi alla Parola ci rende persone grate, che si rendono conto delle contraddizioni che vivono, ma anche dei tantissimi doni che ricevono... ci rendiamo conto delle nostre durezze ma anche della capacità che Dio ha, in Gesù, di "addomesticare" le nostre diffidenze e le nostre paure. I brani di vangelo ascoltati in queste ultime due domeniche (l'incontro con la donna samaritana e con il cieco nato), li sento come questo grande invito a leggere la nostra vita alla luce della bontà, della misericordia e della gratuità di Dio.

Sono tantissimi i temi che apre l'ascolto di oggi... uno di questi lo traggo da un testo preparato dalla comunità di Bose: il discernimento, che sento fortemente legato allo sguardo e alla maturità. Importantissimo discernere chi Dio ha scelto come re d'Israele nella prima lettura, importantissimo per ogni battezzato riuscire a capire cosa è gradito a Dio e cosa non lo è (seconda lettura) e ancora più importante sarà, (ci dice il vangelo), discernere, in mezzo a mille paure e minacce (come quella di essere espulsi dalla sinagoga), chi è Gesù!

Certamente a questo tema è legato il tema dello sguardo... Sguardo degli uomini e sguardo di Dio abbiamo detto nelle nostre comunità, sottolineando la differenza dello sguardo, ma anche la possibilità, grazie alla gratuità e bontà di Dio, di essere noi gli occhi di Dio. Un "piccolo" impegno che ci siamo presi per questa quarta settimana di quaresima, nelle nostre comunità, è stato proprio questo: provare a guardare con gli occhi di Dio. A nostro avviso la prima lettura ci ha detto una cosa semplice e bellissima allo stesso tempo: gli occhi di Dio sono il nostro cuore. Sento così (e forse semplifico troppo come al solito per cavarmela): la liturgia di oggi ci chiede di avere lo stesso sguardo d'amore di Dio e ci invita (così come è scritto nella versione Siriaca della bibbia), a guardare con il cuore, cioè con ciò che di più umano (e quindi di divino) abita in noi. Una traduzione letterale della prima lettura ci aiuta ancora di più credo, perché leggiamo non mi sono scelto un re ma ho visto un re. Cose semplici tutto sommato, che tutti possiamo capire: c'è uno sguardo che si ferma a ciò che è esteriorità, superficie, evidenza e c'è uno sguardo invece che entra, penetra, non si accontenta di ciò che vede ma vuole leggere nel segreto, non per spiare ma per condividere... c'è uno sguardo che nel fratello vede il "risultato" che si può raggiungere o l'"utile" che si può avere e c'è invece uno sguardo che nel fratello cerca i sogni che lo abitano.

Una domanda molto seria che pone questo testo della comunità di Bose è la seguente: chi vediamo vedendo un malato? Cosa vediamo nella sofferenza dell'altro? Il vangelo ci dice precisamente questo: lo sguardo e la mente dell'uomo possono scendere molto in basso: posso vedere un peccato commesso che grida la richiesta di una punizione (discepoli); posso vedere una opportunità da sfruttare per raggiungere uno scopo (gli oppositori di Gesù che non vedevano l'ora di trovare un motivo per condannarlo); posso leggere un appuntamento che Dio mi dà per parlarmi di Lui perché mi si riveli il Suo volto (Gesù...). Mi pare significativo il fatto che la cronaca ci rinvia molto spesso a questa verità: lo sguardo e la mente degli uomini senza cuore vedono gli ultimi e i poveri come una opportunità per coniugare a più riprese il verbo "sfruttare".

Siamo entrati in chiesa con tutti i bambini del catechismo con le candele accese, proprio per sottolineare il segno della luce che la liturgia ci invita a custodire e alle parole di Gesù: io sono la luce del mondo i bimbi hanno levato in alto le candele. Abbiamo poi provato ad andare alla ricerca delle luci che la parola di Dio voleva consegnarci... la prima luce per me, pensando alla prima lettura, a Davide, al più piccolo visto dal cuore di Dio, la prima dicevo luce sono stati i volti stupiti e contenti di questi bambini, che mai, (e sottolineo mai), hanno la possibilità di accendere una candela perché qui le candele non si trovano e quando si trovano costano troppo. Un'altra luce l'abbiamo scoperta proprio grazie all'aiuto dei più piccoli...tanto semplice, tanto evidente che nessuno degli adulti ci ha pensato: la luce del sole che il cieco nato ha visto per la prima volta. E poi la luce della fede lo porta a dire con coraggio: Credo, Signore! La luce (ce lo dice la seconda lettura) che sono i credenti: un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. La luce, lo ripeto ancora una volta, della gratuità, dell'amore di Dio che in Gesù raggiunge il cieco, perché lui non aveva chiesto proprio niente. Questo segno che Gesù compie è un esempio di elemosina... elemosina viene dal verbo greco eleao che significa "partecipare, lasciarsi coinvolgere, avere pietà, compatire, avere compassione, prendere a cuore le sofferenze altrui". In spagnolo tutto questo è reso da un verbo molto bello, il cui senso si capisce bene anche in italiano: involucrarse... è quello che fa Gesù, si coinvolge completamente con chi soffre e ha necessità. La nostra elemosina allora, l'offerta di qualcosa, è un segno concreto che però non significa nulla se non è guidata da un orientamento generale della vita nella quale l'impegno effettivo verso il prossimo, l'amore per lui, è il motore vitale. Gesù ci insegna questo: ciò che conta è l'atteggiamento, l'impostazione di tutta la vita orientata verso l'attenzione all'altro, la condivisione, il prendersi cura dell'altro, un fatto che non deve essere ristretto a pochi e particolari periodi, momenti o occasioni della vita. Questo verbo lo troviamo ancora nella liturgia di oggi nel Kyrie eleison = Signore, pietà di noi, partecipa, prendi a cuore la nostra vita perché anche noi possiamo fare del coinvolgimento con la vita dei nostri fratelli uno stile capace di contagiare chi ci sta intorno.

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