I tuoi ritagli preferiti

PERFEZIONA LA RICERCA

Tutti i ritagli

Indice alfabetico dei temi

Invia il tuo ritaglio

Hai cercato l'autore o la fonte di nome Salvatore Savasta

Hai trovato 1 ritaglio

Ricerca avanzata
tipo
parole
tema
fonte/autore

TESTO

1. La prima cosa che ti ho rubato

Salvatore Savasta

La prima cosa che ti ho rubato è stato il sonno, subito dopo il nome.

Perché sei nata con un nome che qualcuno ti ha messo addosso quando eri ancora una promessa minuscola dentro una pancia.

Un nome scritto sui quaderni di scuola, sussurrato dai primi amori, gridato nelle piazze dalle amiche del cuore, pronunciato per intero da una madre quando eri nei guai e detto piano da un padre quando voleva farti capire che eri stata perdonata.

Poi un giorno hai dato vita a un figlio, e il tuo nome è sparito.

Non più Alessia, Silvia, Maria, Giulia o Francesca. Sei diventata mamma.

Da quel momento non sei stata più una persona, ma un servizio pubblico essenziale.

E la cosa più assurda è che, per anni, nessuno si è accorto del furto che avevi subito.
Perché sembra amore, e in gran parte lo è davvero.

Solo che è anche una rapina. Tenerissima, certo, ma una rapina.

Con le manine appiccicose di marmellata, i disegni storti, i baci dati male, le febbri di notte, le recite scolastiche, le ginocchia sbucciate e le paure da scacciare nel buio.
Ma resta una rapina.

Noi figli arriviamo nella vita di una donna con un nome e le occupiamo il corpo, la casa, il tempo, i pensieri, la borsa, il letto, il bagno, il telefono, la memoria.
Soprattutto la memoria.

Perché a un certo punto tu stessa ti sei dimenticata chi fossi prima.

Dimentichi che avevi canzoni preferite non cantate da un pupazzo o da Cristina D'Avena.

Dimentichi che uscivi senza controllare se avessero tutti fatto la pipì.

Dimentichi che potevi ammalarti senza dover comunuque organizzare la cena.

E noi, che siamo cresciuti, andati via da casa e fatto figli a nostra volta, continuiamo a chiamarti mamma.

Come se fossi sempre stata questo. Come se fossi nata così. Come se non fossi mai stata una ragazza.

Come se non avessi mai avuto diciassette anni, una gonna troppo corta, un sogno ridicolo, un'amica del cuore, una bugia detta per uscire e fare più tardi, un ragazzo sbagliato, una canzone ascoltata piangendo sul letto.

Invece sei anche quello. Tutto quello che sei stata prima che un figlio ti privasse del tuo nome.

È questa la cosa meravigliosa e mostruosa della maternità: non smetti di essere te stessa solo perché ti abbiamo sepolta sotta una quantità industriale di "mammaaaaa" urlati dal corridoio.
Per questo oggi non farò gli auguri alle mamme.

Farò gli auguri a tutte le donne a cui abbiamo rubato il nome.
A quelle che hanno risposto, a qualunque titolo, per amore.

A quelle che, anche stanche, si sono girate e hanno risposto.
Quindi niente auguri "mamma".

Oggi gli auguri li faccio a te, Anna, Giulia, Teresa o Silvana.

Chiamandoti per nome, per ricordare che prima di essere rifugio sei stata tempesta; prima di essere casa, sei stata viaggio; prima di essere madre, sei stata figlia.

Auguri a te, qualunque sia il nome che il mondo ti ha rubato.

mammamadrematernitàfesta della mamma

inserito il 12/05/2026