Signore-nostra-giustizia

don Marco Pratesi

I Domenica di Avvento (Anno C) (3 dicembre 2006)

Una parte degli oracoli del profeta Geremia riguarda la restaurazione di Israele, cioè la sua rinascita dopo lo sfacelo dell'esilio babilonese, della distruzione del tempio e della fine della dinastia davidica. La prima lettura è appunto costituita da uno di essi: il profeta vi annunzia la realizzazione della promessa di un germoglio giusto dalla stirpe di Davide, un suo discendente che avrebbe regnato con giustizia e avrebbe assicurato al popolo sicurezza e pace.

Israele non ha saputo vivere nella giustizia; non ha saputo dare a Dio il suo posto di unico Signore; ha cercato sicurezza e appoggio altrove, negl'idoli. Non ha saputo vivere la fraternità, creando al suo interno situazioni di oppressione e ingiustizia sociale. Per questo è stato giudicato e punito con l'esilio.

La risposta del Signore però - dice Geremia - non si ferma al castigo: Dio vuole prendere un nuovo e più forte impegno. Egli stesso sarà la giustizia del suo popolo: "Così sarà chiamata (Gerusalemme): Signore-nostra-giustizia" (v. 16). Tramontata l'illusione di una propria giustizia, Israele saprà che occorre fondarsi del tutto sul Signore.

Tutto questo si realizzerà in Gesù. È lui la nostra giustizia (cf. 1Cor 1,30). Non ci presentiamo a Dio forti di una nostra giustizia, ma della sua (cf. Fil 3,9).

Anche noi attendiamo che questa promessa si realizzi nella nostra vita e Dio - in Gesù - sia sempre più limpidamente la nostra giustizia.

"Tu sei la gloria, Signore,

tu la giustizia del tuo popolo", ci fa proclamare la liturgia delle ore (lodi mattutine del venerdi della I settimana, 2.a antifona).

Siamo chiamati a costruire la nostra vita su di essa. Da questo giusto rapporto con Dio, devono scaturire come frutto concreto rapporti giusti con il prossimo e con il creato.

Quanto andiamo costruendo nel corso dell'esistenza non finirà allora nel nulla ma, attraverso e oltre il caos che si manifesta nella storia, potrà entrare in quel mondo rinnovato che il tempo di avvento ci addita: in esso finalmente la giustizia avrà piena e stabile dimora (cf. 2Pt 3,13).

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano - EDB nel libro Stabile come il cielo.