don Michele Cerutti

V domenica di Quaresima (Anno A) (26 marzo 2023)

Con la riforma del lezionario liturgico la Chiesa ambrosiana ci conduce con delle icone a ripercorrere il cammino che, nelle prime comunità cristiane, dovevano compiere i catecumeni per giungere pronti alla notte di Pasqua per ricevere il sacramento del Battesimo.

Queste icone servono a meglio conoscere Gesù, il Figlio di Dio, in cui siamo chiamati a riconoscerci in forza di questo sacramento che ci rende figli nel Figlio.

Domenica scorsa il miracolo del cieco nato è servito per identificare Gesù come “Luce del mondo”.

Qualche domenica prima, nel dialogo con la samaritana, Gesù si presenta come “Acqua viva”.

Questa domenica, con l'icona di Lazzaro, Gesù possiamo indicarlo come “Vita del mondo”.

Con questo grande segno si vuole dimostrare che il Padre ha dato potere sopra la vita e la morte del Figlio come ci dice sempre l'evangelista Giovanni al capitolo 5 e versetto 26.

Rispetto ai due brani sinottici di Marco 5 e Luca 7 (la risurrezione della figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain), si dà la vita a una persona che è deceduta.

Viene richiamata in vita una persona deposta nella tomba. E' un amico intimo di Gesù vive a Betania, che significa “Casa del povero” e il suo nome è Lazzaro che significa “Dio aiuta”.

Colpisce all'inizio il tergiversare di Gesù nel soccorrere l'amico.

Ci saremmo aspettati un Gesù pronto ad andare dall'amico, ma Egli vuole mostrare come le tenebre calano sugli occhi degli uomini incapaci di comprendere una storia travagliata.

All'inizio Gesù si rivolge ai discepoli con un linguaggio enigmatico che tuttavia ha una forte profondità.

Mentre Lui opera si è in pieno giorno e nulla potrà accadere e un cristiano deve sempre vedere anche quando è nelle tenebre più fitte che sono quelle della morte.

Colpisce la determinazione successiva con cui Gesù va a Betania in quella Giudea laddove ci viene detto pochi versetti prima che volevano lapidarlo.

In questo contesto colpisce come sempre l'incapacità di leggere gli eventi dei discepoli.

La contentezza di Gesù sta nel fatto che il Signore fornirà ai discepoli un'occasione per credere.

Gesù giunge a Betania e si trova Lazzaro che è nel sepolcro da quattro giorni.

Abbiamo Marta, la sorella di Lazzaro e amica di Gesù, che va incontro al Maestro e si fa portavoce della folla.

Ella riconosce che in Gesù c'è la fonte dei poteri di Dio, ma nello stesso tempo è chiamata a una fede più matura rispetto alle folle.

Gesù, infatti, consegna a lei una certezza: “Tuo fratello risusciterà”.

Ella risponde di sapere che suo fratello risorgerà nell'ultimo giorno.

Gesù corregge la donna affermando che la risurrezione passa attraverso di Lui e questa è una realtà presente e non soltanto futura.

Maria è esortata ad approfondire la sua fede e a renderla cristiana.

La vita di Dio non è più fuori da questo mondo perché il Figlio è venuto fra di noi.

Anche Maria corre da Lui e pone l'affermazione: “Signore se tu fossi stato qui non sarebbe morto”.

Qui tocchiamo con mano l'umanità di Gesù che piange e se da un lato è chiamato a dare speranza porta in sé la comprensione per quel contesto di smarrimento che si vive.

Lo abbiamo visto piangere alla vista di Gerusalemme e la Lettera agli Ebrei ci dice che: “nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo dalla morte e fu esaudito per la sua pietà”.

Egli è l'incarnazione della tenerezza di Dio e in questi versetti la respiriamo in quel legame forte che intercorre tra il Padre e il Figlio.

Da un lato tenerezza e dall'altro i cuori duri invece di chi si arrampica per trovare i difetti:

Colui che ha dato la vista al cieco non poteva fare anche in modo che questi non morisse?

Gesù va oltre questo e dà ordine di aprire la pietra e invita ancora i suoi a un supplemento di fede c'è la perplessità perché il corpo di Lazzaro emette cattivo odore a causa della decomposizione.

Davanti a qualche perplessità per la richiesta di Gesù c'è tuttavia la pazienza di Dio che esorta tutti a rimanere saldi nella fede.

Ora l'intimità con il Padre si fa forte per mostrare quella gloria di Dio a una umanità in cerca di senso.

Il cuore di chi sta intorno si apre e molti credettero, ma c'è una incapacità di aprire il cuore e trama per propri fini.

Caifa pensa pronunciando una condanna su Cristo di scrivere una pagina di storia, ma è solo uno strumento di Dio per avverare il disegno.

Cosa dice questa Parola a noi in questa Quaresima?

Io vorrei sottolineare due aspetti:

1.Il coraggio di Gesù di sfidare anche l'incomprensione da parte dei Giudei che volevano lapidarlo e dall'altro di coloro che si stringono intorno alle due sorelle e non sembrano capire e anche lo sottopongono al giudizio. “Lui che ha ridato la vista al cieco non poteva impedire che Lazzaro morisse”.

Tutti facciamo esperienza di cuori gretti che da un lato vogliono soffocare la verità lapidandola e dall'altro vedono dietro ogni situazione un motivo per porsi nel giudicare.

Davanti a questo Gesù cammina con un obiettivo ben preciso.

Una chiara lezioni per tutti noi chiamati a vivere la nostra fede nella ricerca di un vero e proprio senso e non distoglierci da tutti coloro che ci vogliono portare fuori.

2.Dio entra nella nostra storia. Ci chiede di farci guidare e di lasciarci accompagnare a leggere con gli occhi della fede anche i tanti momenti difficili in questa umanità che tocca con mano una fragilità.

Ai tanti che in questi giorni vedono l'Apocalisse in ogni parte questa pagina evangelica ci ricorda che Dio è della vita e non della morte.

Anche in questo tempo Dio spalanca i nostri sepolcri abitati dalla paura.

Davanti a noi l'atteggiamento può essere di chiusura da un lato prendendocela con Dio e accusandolo di essere assente oppure capaci anche in queste situazioni di percepire la sua presenza per farci riprendere e rialzare.

La Pasqua ci possa portare a riscoprire il coraggio da un lato che vinca la tiepidezza della fede e ci faccia riscoprire segni di risurrezione anche in questa nostra storia.