Cristiani coinvolti e non rimandatari

don Michele Cerutti

III domenica dopo Epifania (anno A) (22 gennaio 2023)

Una Parola che ci vuole spronare a una carità attenta nei confronti di chi ci sta intorno, per evitare di vivere una fede disincarnata.

Alcuni anni fa una critica, da parte di un testimone di Geova, che veniva lanciata ai cristiani, è quella di rappresentare una religione del pacchetto di pasta. Le missioni cattoliche secondo questa interpretazione si limitano a distribuire viveri, medicinali, ma a non diffondere la verità della fede.

L'idea che si ha è molto riduttiva, c'è una considerazione del rapporto con il divino totalmente disincarnata per cui parlare di Dio vuol dire riferirsi a realtà non terrene.

Il brano evangelico ci mostra invece la concretezza del Verbo incarnato.

L'immagine iniziale colpisce subito perché ci rappresenta una scena che può essere sintetizzata con l'espressione che ha caratterizzato tutto il tempo di Natale: Il popolo che era nelle tenebre vide una grande luce. (Is 9,1).

Il vicino Oriente attraversato dal dominio romano con tutte le conseguenze che questo comporta è in cerca di una guida e alcuni la trovano in Gesù, la luce annunciata dai profeti.

Un primo utile insegnamento ci offre il Vangelo di questa domenica e consiste nel fatto che Cristo è attento e accorto di quello che succede e davanti a queste folle in cerca di verità e di giustizia si accorge prima di tutto della loro fame materiale perché nella ricerca hanno camminato molto.

Solamente nel Verbo incarnato si trova la vera luce del mistero dell'uomo nella sua pienezza.

Davanti a quella fame la risposta di Dio consiste nell'invito fatto ai discepoli di dare loro da mangiare.

Smontata in pochi versetti l'idea per cui il cristianesimo è una religione del pacchetto di pasta.

Come si fa ad annunciare il Regno davanti a persone che non si reggono in piedi per la fame?

La fede cristiana è impegno anche a incontrare l'uomo nella sua indigenza e cercare di farlo uscire da quella condizione per portarlo a santificare il nome di Dio.

Nel Padre Nostro lo diciamo, sia santificato il tuo nome, questo lo è già sicuramente, ma l'impegno del cristiano è di permettere che questo sia conosciuto da ogni uomo.

Per questo Gesù nel brano di oggi chiede il coinvolgimento dei discepoli e quindi di noi tutti battezzati nel condividere ciò che abbiamo per metterlo a disposizione.

Il Concilio Vaticano II nel suo documento conclusivo, Gaudium et Spes, afferma:

Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno.

Il rischio è sempre di rimandare o di trovare scusanti per accusare altri e non fare.

Il cristiano oggi è chiamato a mettersi in gioco non cercando soluzioni che demandano, ma che trovi un coinvolgimento totale.

Domenica scorsa Maria a Cana si è resa subito conto dell'imbarazzo dei commensali e senza tentennamenti si è rivolta a Gesù.

I Santi ci indicano con la loro vita che sono coloro che non si sono tirati indietro, ma davanti alle problematicità sono passati subito all'azione alzando le antenne e intercettando i bisogni e mettendosi a disposizione.

Tanti sono gli esempi che possiamo prendere dalle agiografie, tutte accumunate da questa attenzione che è passata prima da un ascolto e poi da una risposta.

Siamo nella settimana di preghiera dell'Unità dei Cristiani rivolgiamoci al Padre per avere tra le diverse confessioni questo ritrovarsi in comunione davanti alle sfide del nostro mondo proprio perché alla scuola di chi è più fragile si può ritrovare l'unità.

Divisi su questioni dottrinali, ma accumunati tutti nell'amore questa dovrebbe essere la prospettiva che dovrebbe percorrere il cammino ecumenico.