Commento su Matteo 5,17-37

fr. Massimo Rossi

VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (16 febbraio 2020)

La prima lettura, un frammento del Siracide, presenta la realtà della persona umana, voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza, dotata, cioè, ci intelletto per comprendere la verità, di volontà per sceglierla e di virtù per realizzarla. Avrete certamente colto l'afflato positivo con il quale la penna ispirata dell'autore delinea la bontà di Dio e la tenerezza del suo ‘metodo educativò, espresso non in tono, potremmo dire, legalistico-processuale, a suon di obblighi e divieti; ma come appello alla buona volontà della creatura: inizia con un “se vuoi...”; al tempo stesso, nessun buonismo, né sentimentalismo indulgente: si conclude infatti dichiarando che il male non viene da Dio; Egli non autorizza nessuno a peccare.

È questione delicata, l'origine del male e del peccato, che ha dato filo da torcere a filosofi e teologi di tutti i tempi... Se Dio è l'Onnipotente, conosce i disegni degli uomini prima ancora che le menti li concepiscano e le volontà li mettano in atto, perché non interviene per impedire il male? È proprio così forte, il male, che neppure il Creatore lo può fermare in tempo?

E così, lungo l'arco della storia, sono nate diverse eresie di stampo manicheo, che concepiscono la realtà come un eterno conflitto tra due principi opposti - il famoso dualismo manicheo -: da una parte il bene, la luce, lo spirito, Dio; dall'altra, il male, le tenebre, la carne, Satana.

Potremmo anche noi spendere il (breve) tempo a disposizione e disquisire sul male, sul peccato, peggio ancora, sul diavolo... Accogliamo invece l'esortazione del Vangelo, il quale oppone alla cattiva volontà e alla malizia del mondo, la parola forte di Gesù: “...ma io vi dico!”, e concentriamoci sulla differenza cristiana, che proprio questa pagina di Matteo definisce in modo chiaro e inequivocabile; differenza cristiana che ha il potere di contrastare il male in un modo che nessun'altra fede ha mai concepito, neppure i manichei. Fuori dal pensiero cristiano, opporre il bene al male è poco più che una teoria... Nella realtà, la violenza si contrasta con altra violenza uguale contraria, proprio come prescriveva la Legge di Mosè:

“Se la vostra giustizia non supererà quella di scribi e farisei...”: questione assai delicata, la giustizia cristiana: chi la identifica con la carità, chi con la misericordia, chi addirittura con il perdono,...

Avete mai sentito dire che la fede cristiana è intrinsecamente trasgressiva? Ma che significa trasgressivo? Letteralmente non vuol direandare contro”, ma “andare oltre”.

Pensare che un comportamento trasgressivo sia tipico del bastian contrario che, per partito peso, pensa, dice e fa cose che si oppongono al modo comune di pensare, di parlare e di agire, è un luogocomune che non rende ragione del vero significato della parola.

Immaginate due scatole, una grande, l'altra piccola, e la prima contiene la seconda: secondo voi, a quale delle due rassomigliereste la fede? alla più grande, o alla più piccola?

La fede è trasgressiva, cioè sa andare oltre, rispetto alla mentalità comune; la fede può essere rappresentata dalla scatola più grande, e contiene quella piccola, cioè la mentalità corrente.

Questo respiro maggiore, questo sguardo più ampio, questo orizzonte più vasto,... hanno le dimensioni dell'Amore di Cristo, il quale diventa - almeno dovrebbe... il condizionale è d'obbligo - l'amore dei cristiani.

Il cristiano non si oppone a priori al sistema; il credente accoglie il sistema, il credente si incarna nel sistema,... Del resto, che alternativa avrebbe? Per incarnazione intendo esattamente quella di Cristo raccontata nel capitolo primo del quarto Evangelo: il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Forse che il Verbo, incarnandosi nel grembo di Maria, ha assunto tutto dell'uomo? è forse sceso a compromessi con il peccato? Ha preso certamente le distanze da ciò che non era secondo la volontà di Dio! ma dall'alto della croce, ha pregato il Padre suo di perdonare coloro che lo stavano uccidendo!

Tornando alle due scatole, la fede è più grande in tutti i sensi: più tollerante, più capace di accogliere, più aperta al dialogo, libera dai condizionamenti politici; la fede sa amare tutti senza distinzione, non pretende nulla, ma esige dai suoi interlocutori la stessa coerenza di pensiero e di vita. Soprattutto, la fede è in grado di perdonare, non nutre rancori, non tiene a distanza il prossimo e non impedisce il dialogo con nessuno. Diversamente, non è vera fede cristiana!

E ora, a noi: che cosa facciamo di più e meglio, in nome di Cristo e della fede?

Per converso, quali sono le nostre resistenze al principio dell'incarnazione che la fede ci chiede di realizzare, come accoglienza del mondo, ove siamo stati chiamati a vivere?

Ricordo che accogliere non significa condividere.

Pensate se dovessimo accogliere soltanto ciò che condividiamo...

Scrive san Paolo: “Omnia probate, quod bonum est tenete!”, “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (cfr. 1Tes 5,21).

Certo, la fede è un rischio!

Una fede che non sa rischiare, che preferisce la navigazione di basso cabotaggio, o il volo radente,... è una fede di scarso valore. E per avvalorare questa ultima affermazione chiamo ancora a testimone la Scrittura: si tratta questa volta del Vangelo di Luca, cap.7, vv.36-50. Per ragioni di tempo leggo soltanto la conclusione che è in tema con quanto detto finora: “...le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco.”.

E a commento di queste audaci parole del Signore, Lutero ebbe a dire: “Pecca fortiter, sed credē fortius!”. Il significato potete intuirlo da voi...