Luce che illumina, seduce e conduce

padre Gian Franco Scarpitta

Epifania del Signore (6 gennaio 2020)

La nascita di Gesù nella carne è anche il tempo della manifestazione del Messia, che finalmente è arrivato dopo essere stato atteso per secoli. Era stato preannunciato come un “apportatore di luce”: Baalam aveva infatti predetto che “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”(Nm 24, 17) per indicare che con il suo avvento le tenebre si sarebbero diradate. Isaia (I Lettura) annunciava l'arrivo della luce che illumina ogni uomo e invitava a che tuti quanti si facessero da essa rivestire e trasformare radicalmente: “Alzati, rivestiti di luce perché viene la tua luce”. Il Salvatore è preannunciato insomma come colui che è luce del mondo ma dal quale ciascun uomo deve attingere, anzi del quale ogni uomo dovrà essere luce riflessa, come del resto egli stesso dice di sé nel vangelo di Giovanni, quando si definisce “luce del mondo” che garantisce a tutti un cammino illuminato di verità e di vita (Gv 8, 10 - 13). La luce illumina ogni uomo a condizione che ciascuno si faccia illuminare senza opporre resistenza.

Luce e manifestazione di lume il Bambino Gesù mostra di essere non appena viene concepito nella carne dal grembo di Maria a Betlemme. Senza proferir parola e senza ancora disporre di iniziative proprie, è di richiamo a tanta gente che conviene attorno a lui per rendergli lode e omaggio ed egli stesso si manifesta come “luce” ad alcuni uomini sconosciuti che giungono da Oriente e dopo essere stati intrattenuti dall'ipocrisia di Erode giungono al suo cospetto proprio dopo essere stati orientati dallo stesso Cristo che a loro si manifesta per mezzo di un astro luminoso particolare. A prescindere dall'entità di questo fenomeno astronomico (alcuni astronomi la individuano come una cometa, altri come una congiunzione di pianeti, alcuni la intendono come un essere di natura angelica che discende dal cielo per manifestare Dio incarnato), Gesù stesso che da Figlio di Dio è diventato Figlio dell'Uomo manifesta se stesso all'umanità come via, verità e vita e luce del mondo e attrae a sé popoli e nazioni di varia provenienza, compendiati in questi visitatori che sopraggiungono da Oriente a bordo di dromedari. I Magi esclamano infatti che quel fenomeno è “la sua stella”, cioè la sua automanifestazione semplice e immediata in modo da essere per loro di richiamo. Ne restano attratti e provano una grande gioia. Non possono fare a meno di lasciarsi condurre dal loro entusiasmo e di affidarsi a questo astro luminoso che li conduce al Bambino, interpretando che questo stesso Fanciullo è la verità di cui hanno sempre fatto ricerca. I Magi (astronomi) erano sempre stati infatti abituati a interpretare gli eventi e la realtà per mezzo dei fenomeni astrali e nella filosofia del mondo fisico, escludendo la possibilità di un Dio trascendente, ma adesso in questa stella luminosa che non esitano a definire “sua”, cioè del Messia vengono attratti da una verità che per loro è affascinante e seducente più di quella che da sempre loro avevano concepito. Riconoscono che la "sua stella" diventerà anche la loro e saranno contenti di seguirne il fulgore anche quando essa non risplenderà più materialmente, ma li interpellerà nella forma indiretta per tutta la loro vita.

E' Dio stesso che ci chiama a raccolta in Cristo e a noi non resta che lasciarci coinvolgere dal fascino del suo mistero di amore che tutti avvince e coinvolge. Non ci si rivela però attraverso nozioni gonfie e ampollose o per vie scientifiche o di raffinata razionalità. Piuttosto Dio, “che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio...”(Eb 1, 1 - 2); quindi adesso si manifesta nel mistero dell'incarnazione della Seconda Persona della sua Trinità. Il fenomeno della luce procura una gioia immensa perché svela agli uomini (non solo ai Magi) il mistero che per secoli è stato sottaciuto a tutti ma del quale adesso veniamo resi partecipi: il Figlio di Dio si è fatto uomo nascendo Bambino per essere nostro orientamento e per diradare le nostre tenebre, quindi per essere per noi luce che illumina e conduce. Anzi potremmo dire luce che illumina, seduce e conduce.

Secondo una frase di Melville, la vera conoscenza deriva da un sospetto o da una rivelazione. La conoscenza della verità che ci rende liberi (Gv 8,32) è possibile soltanto dalla rivelazione di Dio in Gesù Cristo, anche e soprattutto per il fatto che essa è avvenuta nella forma semplice, umile e alla portata di tutti, quella di un Bambino che nulla ci chiede se non che ci lasciamo avvincere e condurre da questa stessa verità. Pastori, contadini, intellettuali, sapienti e qualsiasi categoria di persone sono radunate nella comunione che la verità crea fra tutti gli uomini nel fenomeno di Betlemme perché a prescindere dalle loro origini e dalle loro appartenenze tutti gli uomini necessitano di serio orientamento verso il vero.

In Gesù Bambino Dio è la rivelazione che ci era necessaria perché non camminassimo carponi nel cercare la verità, perché la verità è egli stesso. Occorre solo affascinarcene e aderirvi con un atto del tutto libero e disinvolto che comporta semplicemente dire: Credo.

La fede è infatti l'unica prospettiva di adesione alla rivelazione di Dio luce, via, verità e vita alla quale la ragione non soccombe, ma si ritrova illuminata e spronata in avanti dallo stesso Dio che a noi si rivela nella forma semplice, perché la piccolezza di Dio Bambino accresce la vera grandezza dell'uomo.