Commento su Giovanni 3,16-18

don Michele Cerutti

Santissima Trinità (Anno A) (11 giugno 2017)

Grande mistero che siamo invitati a contemplare questa settimana. Siamo stimolati a porre lo sguardo sul mistero stesso di Dio. L'Amore ha il volto del Padre da cui ha origine il volto della Sapienza e della Parola e il volto dello Spirito. Dall'Amore reciproco tra il Padre e il Figlio procede lo Spirito.

La Trinità è compresa in questa grande relazione di amore. Possiamo affermare quindi che vi è il contrario di quella logica umana che è abitata dal peccato in cui si cerca di affermare se stessi.

Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio e a quel modello di relazione dobbiamo tendere. L'uomo non è creato semplicemente a immagine di Dio: molto di più! E' creato ad immagine della Trinità: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza". Siamo fatti ad immagine plurale, a somiglianza della comunione.

Non a immagine del creatore, non a somiglianza del Figlio o dello Spirito, ma a immagine della loro comunione.

Allora comprendiamo perché la solitudine ci pesa tanto e ci fa paura: perché è contro la nostra natura. Allora capiamo perché quando sono con chi ci vuole bene, quando accogliamo e sono accolti stiamo così bene: perché realizziamo la nostra vocazione divina. Allora fede e la vita reale coincidono, verità ed esistenza coincidono. E questo fa esultare. La Trinità è un soggetto che è al di qua, non al di là di me.

Da questo comprendiamo che se è difficile comprendere questo mistero non vuol dire che non possa essere totalmente vissuto.

"Se vedi la carità, vedi la Trinità"diceva Agostino. La CARITÀ è dunque il tuo cuore aperto, spalancato e dilatato all'immensità di Dio e del creato, mai chiuso, sempre aperto, sempre ferito gocciolante sangue d'Amore per tutti per cui tutti possono entrarvi e uscirvi senza neanche chiederti permesso!.

Mi faccio aiutare da don Tonino Bello:

Ma se oggi c'è un insegnamento che dobbiamo apprendere con urgenza da questo mistero, è proprio quello della revisione dei nostri rapporti interpersonali.

Altro che "relazioni". L'acidità ci inquina. Stiamo diventando corazze. Più che luoghi d'incontro, siamo spesso piccoli centri di scomunica reciproca. Tendiamo a chiuderci. La trincea ci affascina più del crocicchio. L'isola sperduta, più dell'arcipelago. Il ripiegamento nel guscio, più della esposizione al sole della comunione e al vento della solidarietà. Sperimentiamo la persona più come solitario auto-possesso, che come momento di apertura al prossimo. E l'altro, lo vediamo più come limite del nostro essere, che come soglia dove cominciamo a esistere veramente. Coraggio.

Se nelle nostre relazioni affettive e d'amore verso gli altri (piccole, come la vita familiare o su grande scala, nelle relazioni con il mondo) non abbiamo la capacità di creare relazioni paritarie, ovvero senza discriminazioni e gerarchie, non stiamo manifestando al mondo la forza dell'Amore di Dio.

Se in una famiglia o nella vita di coppia tra i due che si amano c'è un senso di superiorità di uno nei confronti dell'altro, non stiamo realizzando l'Amore che Dio che ci ha manifestato, anche se ci siamo sposati regolarmente in Chiesa.

L'Amore Trinitario si è aperto in Gesù Cristo ad ogni uomo. Allora solo se il nostro amore domestico, per quanto intenso e duraturo possa essere, non si apre ad un amore più grande, che varca le soglie della nostra casa, a poco a poco si chiude su se stesso, soffoca, muore, e certamente non realizza in sé l'immagine dell'Amore di Dio.

Non c'è vero amore, in definitiva, per il cristiano, che non sia ad immagine e somiglianza dell'amore trinitario del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo: un amore senza differenze, senza distinzioni, senza gerarchie, fatto di profondo rispetto reciproco, ma soprattutto aperto all'amore verso ogni uomo.

La Solennità della Trinità, perciò, ci deve aiutare sì a conoscere meglio Dio, ma in modo particolare a conoscerci meglio tra di noi per mezzo dell'Amore che Dio, in Gesù Cristo, attraverso il dono dello Spirito Santo, ha riversato nei nostri cuori.

Che senso avrebbe, in definitiva, sapere chi è Dio se poi non so amare i miei fratelli?

Tonino Bello questo grande Vescovo conclude:

Sicché la Trinità non è una specie di teorema celeste buono per le esercitazioni accademiche dei teologi. Ma è la sorgente da cui devono scaturire l'etica del contadino e il codice deontologico del medico, i doveri dei singoli e gli obblighi delle istituzioni, le leggi del mercato e le linee ispiratrici dell'economia, le ragioni che fondano l'impegno per la pace e gli orientamenti di fondo del diritto internazionale.

La Trinità, dunque, è una storia che ci riguarda. Ed è a partire da essa che va pensata tutta l'esistenza cristiana.

Bloch diceva che Dio è un padrone collocato così in alto, che l'uomo, il servo, di fronte a lui rimane a bocca asciutta.

Nulla di più falso, almeno per il nostro Signore, il quale, se si è rivelato uno e trino, è perché vuol far sedere il servo alla tavola delle sue ricchezze.