Un viaggio che aggiorna il paese antico

don Angelo Casati

III domenica di Quaresima (Anno A) (19 marzo 2017)

"Gesù si nascose e uscì dal tempio". Mi dicevo: come se uscisse dalla religione, dalla perversione della religione. dalla deriva triste e inquietante della religione. Mi hanno colpito i due verbi che firmano il capitolo ottavo del vangelo di Giovanni: "si nascose e uscì dal tempio". Si nascose. Pensate a tutti quei sofismi religiosi che, per bocca di quel gruppo di giudei, avevano ammorbato l'aria del tempio.

Eppure di loro è scritto che "avevano creduto in lui". E questo, vi dicevo, è inquietante. Perché ci mette in guardia da una fede che può diventare pietre nelle mani di coloro che presumono, presumono di difendere l'ortodossia. Siamo giunti al pervertimento della fede. Quando succede questo l'esito è il nascondimento di Dio: "si nascose".

Dio si nasconde. Ed è la cosa più triste che ci possa accadere. Che Dio si nasconda. "E uscì dal tempio....". Tutti voi, immagino, abbiate colto che, da parte di Gesù, non era solo un uscire da uno spazio fisico, dalle mura del tempio, ma era un uscire da una religione mummificata, arcigna, immobile. Da un'aria irrespirabile. Quasi gli mancasse il respiro: "uscì da tempio".

E anche noi - vorrei dire - usciamo con Gesù. Anche noi abbiamo fatto fatica a reggere il dialogo. Dall'altra parte c'era il muro: le parole di Gesù rimbalzavano, come contro un muro. Ma come e quando può succedere? Può succedere quando una religione viene derubata della sua anima, cioè dello spirito che la fa viva, viva e credibile. E diventa una ripetizione meccanica di formule o di riti - riti pallidi e formule vuote -, quando una religione diventa cittadella, in cui difendersi, in sospetto di ogni voce nuova, che viene aprioristicamente giudicata un attentato alla fede.

Così era guardato il rabbi il Nazaret: un sovversivo della fede, mentre in verità era colui che riportava la fede alle sorgenti antiche, all'anima antica. Vorrei indugiare sul nome di Abramo che viene ampiamente sbandierato nel dialogo con Gesù: per ben dieci volte lo abbiamo sentito pronunciare nel nostro brano. La nostra domenica passa nelle liturgia come la domenica di Abramo. Lo abbiamo sentito riproporre anche da Paolo nella lettera ai Galati.

Gli oppositori di Gesù nel tempio usavano il nome di Abramo per dire che loro erano gli unici eredi di Abramo, quando Paolo - pensate - nella lettera ricorda che di Abramo, nelle Scritture sacre, sta scritto: "In te saranno benedette tutte le genti". Pensate, viene usato per l'esclusione il nome di uno che, di natura sua, era per una convocazione infinita di stelle.

Di uno che non era per l'immobilità di una cittadella fortificata, ma per l'andare, per il viaggio. Profeta del viaggio. Così infatti inizia l'avventura di Abramo. Libro della Genesi: "In quei giorni, il Signore disse ad Abram - che è poi il Patriarca delle tre religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo, islamismo -: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò...".

Ebbene alcuni studiosi della Bibbia danno al termine ebraico "Lek lekà" il significato di "Vai verso te stesso". "Vattene": davanti sta un viaggio. Il viaggio sta davanti a te, ma sta anche dentro di te. Quando dici fede, dici viaggio. Dici infatti Dio: e quando mai avrai finito di esplorare Dio? Dentro e fuori di te? Può stupire che si parli di un viaggio verso se stessi. Ma non era forse questa la ragione della immobilità, della impermeabilità, degli oppositori di Gesù?

Non stava, in radice, nel fatto che erano fermi dentro? Non c'era viaggio dentro. Mi ritornano al cuore le parole di un poeta teologo mistico musulmano, Rumi, che scrive: "Anche se non hai piedi scegli di viaggiare in te stesso; come miniera di rubini sii aperto all'influsso dei raggi del sole. O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso, ché da simile viaggio la terra diventa purissimo oro".

Mi è sembrato di ritrovare, in queste parole, quasi un'immagine preziosa della quaresima: "O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso, ché da simile viaggio la terra diventa purissimo oro". La terra, dentro di noi e fuori di noi, se siamo aperti al viaggio e non arroccati, può avvicinarsi allo sfolgorio del purissimo oro. Perché ho parlato di viaggio? Certo perché è la domenica di Abramo, l'uomo del grande viaggio della fede.

Ma forse c'è anche - e lo confesso - un altro motivo che ora vorrei confidarvi, e sono le parole di un ragazzino africano, di dieci anni. In una classe, qui a Milano, in periferia, ai ragazzini era stato chiesto di scrivere una poesia su "Vicini e lontani". Scrive una poesia, bellissima. Tra le altre cose, bellissime, scrive: "Un viaggio / che aggiorna / il paese antico". E pensare che il suo era stato un viaggio su onde nere di mare.

Parole preziose, queste di un ragazzino africano, per uno come me che ha bisogno di aggiornamento: "Un viaggio / che aggiorna / il paese antico". Oso pregare che mi succeda un viaggio, un viaggio dietro la Parola di Dio, ma anche dietro le parole di un ragazzino africano, un viaggio che mi aggiorni, aggiorni il mio paese antico. Ho bisogno di aggiornamento.