Commento su Giovanni 4,5-42

don Michele Cerutti

II domenica di Quaresima (Anno A) (12 marzo 2017)

In questo cammino quaresimale la liturgia ci invita a soffermarci sui 10 comandamenti che possiamo definire una specie di programma per aiutare il popolo di Dio a non perdere nuovamente la libertà dopo la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto e a non ricadere in nuove forme di asservimento.

Leggendo e rileggendo il brano dell'Esodo comprendiamo la profondità dell'espressione che è stata ripetuta nella recita del salmo: "Signore tu solo hai parole di vita eterna".

Questa frase è tratta dal Vangelo di Giovanni al capitolo 6 e di fronte alla difficoltà di comprendere il discorso sul pane alcuni discepoli se ne vanno e Gesù domanda a coloro che sono rimasti se vogliono andarsene anche loro. Dio ci lascia liberi e anche davanti a questo brano sembra quasi rivolto l'invito anche a noi se vogliamo rimanere nel suo amore.

Il Dio liberatore chiama coloro che ha liberato a porsi loro stesso in collaborazione alla salvaguardia della loro libertà: non basta accogliere la libertà come un dono; bisogna custodirla con vigilanza e costanza. Il decalogo è espressione della sollecitudine amorosa di Dio, il quale vuole che Israele non perda la libertà donatagli.

Costituiscono la parte fondamentale di tutta la legge: sono la base della vita degli uomini tra di loro e della vita del singolo e della comunità davanti a Dio.

Siamo esortati a comprendere i comandamenti nel modo giusto ed è necessario considerarli nel contesto di ciò che la Bibbia ci dice circa il rapporto di Dio con gli uomini e nella luce dei suoi progetti nei loro confronti.

Qual è lo scopo? Espandere, dilatare oltre ogni confine la libertà donata da Dio al singolo e alla comunità.

Dio è libero e vuole che l'uomo, fatto a sua immagine, partecipi a questa libertà: in questo l'uomo trova il proprio sviluppo e la pienezza di vita per sé e per gli altri.

Egli non guarda con diffidenza alla libertà dell'uomo e non si preoccupa di imporre nuove catene con una fitta rete di leggi perché se fosse così Dio non avrebbe creato l'uomo libero o lo avrebbe privato della libertà dopo i primi abusi e inconvenienti. No! Dio non guarda assolutamente con sospetto la libertà dell'uomo, non ne teme la concorrenza, ma al contrario, come ogni padre, desidera che il figlio cresca nella libertà responsabile.

I dieci comandamenti indicano i punti più importanti, in cui la libertà donata da Dio risulta particolarmente vulnerabile. I credenti, dunque, non devono solo rispettare il diritto, la libertà e lo sviluppo degli altri, ma ricercarli attivamente. Il Decalogo, quale documento della libertà donata e resa possibile da Dio, invita a cooperare con la storia della liberazione che Dio ha messo in moto in questo nostro mondo con l'esodo d'Israele dall'Egitto e con l'esodo di Gesù dalla potenza della morte e del peccato attraverso la sua morte e la sua risurrezione.

I dieci comandamenti sono altrettante direttive preziose e liberanti. Sono istruzioni per un giusto comportamento con il mondo, con se stessi, con il prossimo e con Dio.

Il decalogo è il libretto di istruzione per il comportamento in questo mondo. Bisogna leggerlo e attenersi a quanto dice se non vogliamo rovinare o distruggere noi stessi, gli altri e l'ambiente in cui viviamo.

Essendo la Chiesa il compimento di Colui che porta a compimento ogni cosa in tutti, come ci dice Paolo nella lettera agli Efesini, allora comprendiamo che nella Chiesa si ha la chiave di lettura per comprendere la Legge non come una semplice lista di regole per mettersi a posto la coscienza.

Occasione propizia la Quaresima per confrontarsi alla Luce della Parola per riconciliarsi con Dio nel Sacramento della Riconciliazione.

Riscoprire che la Legge ci è consegnata perché la nostra vita sia pena e se l'abbiamo infranta non dobbiamo spaventarci Dio se ci dimostriamo pentiti ci offre la mano per ripartire.

Gesù ha appena festeggiato la Pasqua ebraica a Gerusalemme e torna con i discepoli in Galilea, ma compie un percorso strano. Infatti, invece di tagliare per la Valle del Giordano e giungere in breve tempo alla meta, passa per la Samaria allungando il tragitto.

Qualcosa di strano per la nostra mente pragmatica. Gesù compie un tragitto più lungo per annunciare un Vangelo a un popolo nemico agli Ebrei, considerati scismatici, perché veneravano Yhwh non a Gerusalemme, ma sul monte Garizim. Sfida il pregiudizio e comprende che l'annuncio del Regno e la conversione è di tutti. Nessuno è sottratto a questo annuncio.

Quante volte abbiamo difficoltà ad annunciare il Vangelo a gente che a nostro parere sembra non interessata e sciupiamo occasioni di proclamare la Verità a persone che sono alla ricerca.

Nella storia delle missioni della Chiesa abbiamo missionari che hanno dovuto allungare il percorso per raggiungere il loro scopo di annuncio. Pensiamo a San Francesco Saverio, patrono delle missioni, in India per raggiungere le classi più basse e poter proclamare loro la salvezza è dovuto passare tra le classi più alte e iniziare a catechizzare queste.

Gesù fa ancor di più. Giunge stanco a un pozzo il pozzo di Sicar e qui a mezzogiorno chiede da bere a una samaritana. A mezzogiorno del Venerdì Santo esprimerà il desiderio di dissetarsi. Il pozzo di Sicar nella storia della salvezza ha rappresentato un punto importante. E' il luogo in cui Giosuè invita il popolo ebraico a rinnovare l'alleanza prima di entrare nella Terra Promessa. In questo luogo Gesù vuole che l'alleanza coinvolga tutti i popoli della terra senza esclusione.

Infrangendo un tabù parla con una donna e una donna di dubbia moralità. Il Vangelo ci dice che fu moglie di 7 mariti. Uno scandalo. D'altra parte la samaritana va al pozzo proprio quando tutte le massaie sono a cucinare e in un momento in cui il sole è più caldo. In questo modo non viene sottoposta al linciaggio del pettegolezzo e della critica. Gesù si rivolge a lei chiedendo dell'acqua. E' il pretesto per indurre lei stessa a chiedere quell'acqua che disseta per la vita eterna.

Colpisce l'atteggiamento di Gesù che non si limita al giudizio, ma con delicatezza conduce la donna a scoprire i suoi errori, ma nello stesso tempo anche le sue capacità di uscire allo scoperto senza vergognarsi. L'incontro con Gesù cambia la vita e la samaritana è la testimone di questo cambiamento. Così presa dalla gioia lascia l'anfora che utilizzava per riempire l'acqua del pozzo. Potremmo dire non le serve più: ha trovato l'acqua che zampilla per sempre. Lascia le sue ricchezze: l'anfora che serviva a dissetarsi nelle ore più calde. Ora ha una ricchezza più grande deve annunciare la gioia di un incontro che sconvolge la sua vita. Va‘ ad annunciare a quel villaggio, che l'addittava, di aver incontrato un uomo che sapeva tutto di Lei.
Quel villaggio corre e si lascia colpire da Gesù.

Una donna lontana dalla fede ci pone interrogativi e stimoli grossi. A quale acqua vogliamo abbeverarci? Oggi c'è una sete di trascendenza, ma il rischio è di cercarla in forme che deviano dalla nostra fede. Mi viene da pensare al diffondersi delle tecniche di new age che propongono alle persone di entrare in contatto con mondi superiori e inferiori mediante l'immaginazione che sarebbe un organo dell'anima e dello spirito o con l'utilizzo di mediatori quali angeli, spiriti, diavoli o con l'utilizzo di rituali.

Si parla anche di Cristo, ma non di Gesù di Nazaret. «Cristo» è un titolo conferito a qualcuno che ha raggiunto uno stato di coscienza nel quale percepisce la propria divinità e può quindi affermare di essere un «Maestro universale». Gesù di Nazaret non era il Cristo, ma soltanto una delle figure storiche nelle quali questa natura «cristica» si è rivelata, come nel caso del Buddha e di altri. Ogni manifestazione storica del Cristo mostra chiaramente che tutti gli esseri umani sono celesti e divini e li conduce verso questa realizzazione.

Distorsioni forti che poi inducono le persone ad abbracciare anche forme estreme, anche tra i cristiani, come la magia.

Mi viene in mente sempre nel periodo in cui ho vissuto a Roma trovare in centro piccole code di persone per farsi leggere le carte o le mani. Non è un fenomeno di alcuni secoli fa è la realtà che è in aumento. Perché c'è una fame di assoluto che tuttavia è indirizzata in maniera sbagliata.

Ci stiamo interrogando seriamente su come vivere bene questa preparazione alla Pasqua?

Oppure ci facciamo prendere dalle tante cose che ci distraggono nella vita di ogni giorno?

Dobbiamo riflettere bene sul cammino quaresimale. Dobbiamo vincere quel torpore che ci impedisce di camminare più speditamente verso Cristo.

E' un periodo in cui vi sono molte iniziative in parrocchia proprio atte a stimolarci bene.

Ci siamo interrogati su quali possiamo seguire per andare oltre al precetto domenicale?

La Samaritana è stata toccata dall'incontro con Gesù. Lei annuncia al mondo la meraviglia di essere stata non giudicata, ma amata e quella gioia non riesce a trattenerla, ma la dona. Noi abbiamo tante occasioni di incontro con Gesù nell'Eucaristia che ci induce ad andare ai fratelli.

Come vivo questo momento della Messa? La vivo come esperienza di incontro con Cristo oppure la faccio scivolare? Ho timbrato il cartellino della messa domenicale e così ho un bollino in più da presentare al Signore quando mi chiamerà a render conto oppure ho cercato di farmi coinvolgere?

Questo è quel tempo di grazia che la Chiesa ci propone per stimolarci a vivere più profondamente e non in superficie la nostra fede.

Per giungere a Pasqua con una fede dimorata da quella gioia poi contagia altri. Molti non si avvicinano alla Chiesa perché vedono troppi cristiani apatici poco coinvolti. Abbiamo bisogno di recuperare la gioia e questa è possibile preparando bene il terreno del nostro cuore nel tempo della Quaresima. Quel terreno ben preparato sarà il giardino, intorno a quel sepolcro vuoto, dove Gesù risorto a Pasqua ci attende.

Forza con coraggio e buona prosecuzione di Quaresima.