Commento su Luca 9,10b-17

don Michele Cerutti

III domenica dopo Epifania (anno A) (22 gennaio 2017)

Israele è ormai in marcia da un mese (Es. 16,1), rispetto la notte di Pasqua (Es. 12,18) e ancora una volta la resistenza alla salvezza offerta da Dio si manifesta con la protesta del popolo ora affamato. Affiorano delle stranezze, infatti, il passato egiziano è visto con nostalgia perché là c'erano pentole piene di carne e si mangiava a sazietà!

Il principio sembra si stava meglio quando si stava peggio. Per questo motivo si giunge fino al punto di accusare Mosè e Aronne di aver condotto consapevolmente il popolo a morire nel deserto. Assistiamo a uno stravolgimento che nasce dalla malafede e dalla ribellione che viene descritto con i seguenti termini: "protestare", "mormorare", "recriminare". Questi sono termini che appaiono quasi esclusivamente nei racconti dell'esodo. Viene promesso, allora, al popolo un pane che "pioverà dal cielo" ogni giorno, tranne il sabato perché il giorno festivo è contrassegnato dal riposo.

Mentre nell'Esodo solo Dio provvede a ogni cosa, nel brano evangelico si chiede la collaborazione dell'uomo. Una collaborazione che, nel brano proclamato nella seconda lettura, Paolo sollecita per provvedere alla Chiesa di Gerusalemme. Alla base c'è un dovere di giustizia: tutto quello che abbiamo in più è per gli altri, non ci appartiene neppure.... " Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza " (8, 13-15).

Entrando nel dettaglio del brano evangelico occorre dire che i discepoli ritornano dal loro giro missionario e raccontano a Gesù le cose accadute. Hanno sperimentato la potenza della Parola ma nello stesso tempo la fatica e Gesù li prende con sé e li conduce in un luogo appartato. C'è l'alternarsi dei momenti quello della partenza e quello del ritorno, della fatica e del riposo. Si lascia la folla per stare insieme e vivere un momento di fraternità e di riposo che si mantiene tuttavia aperto a un'incondizionata disponibilità. C'è l'accoglienza pronta di Gesù a parlare del Regno davanti all'improvviso arrivo della folla perché la Parola è al primo posto.

La tradizione evangelica ha attribuito al miracolo dei pani e dei pesci molta importanza per questo motivo è il solo miracolo di cui tutti e quattro gli evangelisti hanno conservato il ricordo. Viene sottolineato la grandiosità del gesto di Gesù: la folla era di circa 5.000 uomini e dopo che tutti furono saziati avanzarono 12 ceste di cibo. Tuttavia l'attenzione oltre che sulla potenza di Gesù, va posta anche sul discepolo. I discepoli vedono la situazione della gente e se ne fanno portavoce: "Congeda la gente perché vada a trovare cibo". Ma per Gesù questo coinvolgimento non basta: "Dategli voi stessi da mangiare".

Solo nel momento in cui si accetta questo coinvolgimento si può parlare di vangelo. L'attenzione e l'interessamento sono cose importanti ma non sono ancora rivelazione! Gesù non vuole semplicemente sfamare la gente, perché si intende compiere un "segno" rivelatore di come Dio vorrebbe il mondo. Secondo i discepoli la gente avrebbe dovuto comprarsi da mangiare, per Gesù, invece, il comprare va sostituito con il condividere. Occorre cambiare le relazioni fra te e gli altri, fra te e le cose per la responsabilità nei confronti dell'altro e perciò sei personalmente coinvolto nel suo bisogno. Il problema del pane per tutti è problema tuo, non soltanto degli affamati. E le cose che possiedi - fossero soltanto cinque pani e due pesci - sono doni di Dio da godere con gli altri.

Teniamo in considerazione un'ultima osservazione: il luogo deserto, l'accamparsi all'aperto, la suddivisione in gruppi ordinati fanno pensare all'assemblea d'Israele nel deserto. Teniamo conto di alcuni gesti di Gesù come la benedizione, lo spezzare il pane, la distribuzione con l'aiuto dei discepoli, la raccolta degli avanzi fanno pensare alla cena eucaristica. Non limitiamoci a considerarli una semplice prefigurazione simbolica dell'eucarestia, ma consideriamoli una vera e profonda rivelazione di Gesù e della sua esistenza. La moltiplicazione dei pani, l'ultima cena, come la cena di Emmaus sono i pilastri che manifestano la logica dell'esistenza di Gesù: una vita donata. I discepoli sono invitati a continuare a riconoscere il loro Signore e a incontrarlo.