Si voltò e li rimproverò

don Giacomo Falco Brini

XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (26 giugno 2016)

Domenica scorsa siamo arrivati vicino all'inizio della seconda metà del vangelo di Luca, concepito come un racconto della vita di Gesù incamminato con i suoi discepoli verso il destino che lo attende a Gerusalemme. Spartiacque della narrazione, la domanda rivolta ai discepoli circa la propria identità: e voi, chi dite che io sia? Pietro risponde a nome di tutti, e la risposta sembrerebbe azzeccata: il Cristo di Dio (Lc 9,20). Sì, ma quale Cristo? La verità è che finora i discepoli hanno interpretato il Cristo come vogliono loro. Allora Gesù comincia a giocare a carte scoperte con la prima predizione della sua passione, morte e resurrezione. Il Cristo di Dio è il Figlio dell'uomo che farà una brutta fine (Lc 9,22). Comincia una lenta catechesi rivolta ai discepoli che durerà ben 9 capitoli. Gesù chiede di imbroccare risolutamente la via dell'amore che ci porta a rinnegare il nostro egoismo (Lc 9,23). Ma Pietro, camminando insieme a Gesù, a Gerusalemme si ritroverà a rinnegare il Signore, non se stesso, e gli altri faranno come lui. Come mai? Che cosa non ha funzionato?

Nella prima parte del vangelo di questa domenica è contenuto "in nuce" quel che non va nella ricezione delle istruzioni del maestro mentre si cammina verso Gerusalemme; per questo mi soffermerò a commentare solo questo testo. Il problema è che la parola della Croce, la parola di Cristo che si consegna e viene (apparentemente) sconfitto, proprio non la si riesce né ad accettare né a capire. Gesù si avvicina ai giorni decisivi della sua missione e prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme (Lc 9,51): in realtà, una traduzione ancor più fedele alla lettera dice: indurì il suo volto per camminare verso Gerusalemme. Nel testo per ben 3 volte ricorre la parola volto, dal v.51 al v.55. Il volto è quella prima parte del corpo che individua la persona: senza volto non si ricostruisce la sua identità, perciò è fondamentale vedere il volto di una persona per iniziare a conoscerla. Gesù "indurisce" il volto e questo vuol dire che oramai è determinato a fare come ha detto perché ne va della sua vera identità. Egli è il volto di Dio che, fattosi uomo, va a dare la vita per tutti. Perciò, potremmo dire, Gesù è indurito nella misericordia, l'unica durezza che Dio conosce. Da questo punto del vangelo in poi, il racconto di Luca è tutto concentrato a delineare per bene i tratti di questo volto fino alla crocifissione: ed è proprio in questo cammino che vengono fuori i problemi interiori dei discepoli, dei primi che camminarono fisicamente con lui come di quelli di ogni tempo, anche del nostro! Infatti, Gesù manda alcuni dei suoi davanti al suo volto per preparare il suo ingresso in un villaggio di Samaria (Lc 9,52), cioè presso una popolazione considerata lontana da Dio; ma quella gente non lo accolse perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme (Lc 9,53). Allora Giovanni e Giacomo, tra i discepoli più bravi e più buoni perché vogliono tanto bene al Signore (!!!), gli domandano se possono far scendere un accidente dal cielo per toglierli di mezzo. Più o meno come Pietro, quando nell'orto degli Ulivi sguainerà la spada per difendere Gesù, simbolo di tutte quelle opere che noi diciamo di fare per amore di Cristo, certo, ma di quale Cristo? Abbiamo fatto, facciamo e faremo ancora crociate per difendere Cristo e la sua Croce, ma Cristo non si è difeso nell'orto degli ulivi, anzi, ha rimproverato anche lì Pietro: Cristo si è consegnato nelle mani di chi gli metteva le mani addosso! Ai samaritani che lo rifiutarono Cristo non lanciò un giudizio o un ultimatum ma, girato il volto verso di loro li minacciò (Lc 9,55). Capito? Rimproverò i suoi discepoli non i samaritani! Perché? Perché è in gioco il suo volto, ed è proprio questo volto che i suoi non capiscono, perciò Gesù glielo mette davanti nuovamente!

Ci sono fratelli autorevoli, (articolisti molto seguiti nei blog personali o nelle rubriche di quotidiani), che mal sopportano gli ammonimenti di papa Francesco che si dirigono maggiormente al mondo clericale e dei cristiani praticanti piuttosto che al mondo pagano. Lo tacciano di non avere veramente a cuore la chiesa! Inoltre, constato un sensibile incremento di fratelli che giungono al mio confessionale con una sorda protesta indirizzata al papa: parla sempre di misericordia, ha indetto un Giubileo sulla misericordia, ma insomma il giudizio di Dio? E la sua giustizia? Non bisognerebbe parlare di più del suo giudizio e della sua giustizia? Molti di essi giungono a dubitare che Francesco ci stia parlando a nome di Dio, nella migliore delle ipotesi. E allora ecco il dilemma: ma Dio è veramente quel Cristo re di misericordia che il papa annuncia e spiega, oppure c'è nella sua predicazione/magistero qualcosa che non va? In realtà, mi pare che i dubbi/dilemmi di questi fratelli assomiglino tanto a quelli che sorsero nel cuore del Battista ormai vicino al suo martirio, quando ricevette notizie sulle opere di Gesù e sul suo comportamento: se era veramente lui quel messia per il quale aveva preparato la strada, che ne era di tutta la sua predicazione incentrata sulla giustizia e il giudizio di Dio? Allora mandò un paio di suoi discepoli a domandargli: sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? (Lc 7,18-19). Cos'è che fondamentalmente fa in loro problema? Il volto misericordioso di Cristo.

Se Gesù invece di camminare "indurito" verso Gerusalemme per dare la vita avesse camminato come gli suggerì Pietro, gli altri discepoli lo avrebbero accettato, i samaritani non lo avrebbero rifiutato, i giudei lo avrebbero riconosciuto, i romani avrebbero cercato un accordo con lui. Invece Gesù è da tutti proprio per questo suo volto indurito nella misericordia, indurito nella povertà, nell'umiltà, nel servizio, nel dare la vita. Per questo tutti lo hanno rifiutato e per questo lo rifiutiamo ancora oggi...Questo è il mistero di Cristo che nessuno dei potenti di questo mondo ha capito compreso me e tutti voi, perché siamo tutti uomini. Gesù minaccia i suoi discepoli come minacciò Pietro e i demoni perché il loro zelo è demoniaco. Tanto del nostro zelo è demoniaco. Noi amiamo Gesù fino a che non lo conosciamo, poi quando lo conosciamo (cfr. seconda parte di questo vangelo...) gli diciamo "aspetta un po', ti seguirò dopo!". Quando lo conosciamo non vogliamo seguirlo, quando non lo conosciamo gli vogliamo bene, lo vogliamo difendere, perché sia e faccia quel che noi vogliamo...Così, nella nostra vita di discepoli, mettiamoci davanti a questo volto indurito nella misericordia e chiediamoci: quale spirito abbiamo? Quale volto di Cristo e di Chiesa presentiamo? (P.Silvano Fausti S.I., Lo stile di Gesù).