don Michele Cerutti

IV domenica T. Avvento (Anno B) (7 dicembre 2014)

Quando leggo e rileggo la pagina evangelica che fa riferimento all'ingresso in Gerusalemme di Gesù il mio pensiero corre allo sfarzo in cui in Italia assistiamo quando si insedia un Presidente della Repubblica.

Ali di folla gremiscono le vie del centro di Roma nel tragitto che porta al Quirinale dall'Altare della Patria. La macchina adottata è quella decapotabile utilizzata quando la regina Elisabetta è giunta a Roma negli anni 60 per salutare il Presidente Segni.

Il Presidente della Repubblica è accompagnato dal Primo Ministro e il corteo presidenziale è accompagnato dai corazzieri a cavalli.

Quando penso a questa scena la mia mente ricorre all'ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Un asino e dodici apostoli tra cui un traditore e intorno ali di folla entusiaste.

La semplicità è la via scelta da Gesù.

Oggi la Chiesa proponendoci questo brano evangelico tipico della Settimana santa ci dice che Gesù l'atteso entra nella nostra storia con lo stile della semplicità.

Noi rischiamo di cercarlo nelle grandi strade della vita, mentre la sua presenza è quella fatta nella vita di tutti i giorni nella quotidianità.

Impostiamo la nostra fede sui grandi eventi, mentre non ci accorgiamo che Lui è presente sempre.

La nostra fede la vorremmo vivere sempre su onde alte, mentre nella costanza del nostro affidamento a Lui Egli stesso si rende presente.

Riscoprire la strada della "piccola via" come quella che ci indica una piccola grande Santa come Teresina del Bambin Gesù.

Sono reduce dalla lettura di quel libro meraviglioso "Storia di un'anima" di cui consiglio un'attenta lettura.

Questa grande Santa ci dà lezione di semplicità.

Prima di tutto c'è il rapporto diretto con Dio, immediato e senza mediazioni. Prima di Teresa la religione appariva come qualcosa di solenne, Dio un personaggio lontano, che andava avvicinato attraverso mediatori e riti. La ragazza di Lisieux matura rapidamente nel convento ciò che aveva già intuito nella sua casa di Alençon: la distanza tra l'uomo e Dio è infinita, ma è colmata dall'infinità dell'amore di Dio, che si fa talmente vicino a noi da diventare l'amico e il compagno di viaggio.

Questo rende possibile ogni cosa: non perché noi siamo capaci o grandi, ma perché se ci facciamo piccoli e ci abbandoniamo nelle sue mani trionfa in noi la sua forza. È il senso della "piccola via", la strada di Teresa verso la santità. Che non è più, nella sua visione, una impresa gigantesca, per grandi personaggi, ma una possibilità alla portata di tutti. Non dipende dalle nostre doti o da grandi opere che facciamo: nasce dal nostro abbandono alla volontà di Dio, dall'intensità del rapporto con lui. La santità, da impresa per pochi, diventa il "mestiere" di ogni credente, una chiamata per tutti. "Voglio andare in cielo attraverso una piccola via veramente diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni, nelle case dei ricchi un ascensore toglie la fatica delle scale. Vorrei anch'io trovare un ascensore che mi porti fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. [...]L'ascensore che deve portarmi fino al cielo sono le vostre braccia, Signore". In questo senso la "piccola via" supera in un colpo solo tutte le complicate pratiche ascetiche della tradizione occidentale e le tecniche faticose della cultura orientale: restituisce a Dio il posto che gli spetta, quello che tutti i mistici di tutte le religioni hanno sempre intuito. Ma non è una strada facile come Teresa sostiene. Chiede un salto iniziale, l'abbandono totale a Dio, che è una scelta radicale. È una spiritualità dell'essere, non del fare: ed è più facile abbandonarsi alla sicurezza delle "opere buone" che scegliere la strada dello spogliamento assoluto della piccola via. "Alla sera della vita comparirò davanti a te a mani vuote" scriveva Teresa. Ma aggiungeva con il suo maestro Giovanni della Croce "Alla fine della vita saremo giudicati sull'amore". È la severa lezione della grandi lettere si S. Paolo.

Infine questo ci spiega perché questa santa che non si è mai mossa dalla sua Normandia sia stata proclamata patrona delle missioni, insieme a S. Francesco Saverio, viaggiatore instancabile. Teresa in tutta la sua vita ha offerto tutto - preghiere, sacrifici, umiliazioni e, infine, la malattia e la morte - per i missionari: consapevole che un amore totale salva nel chiuso del monastero di Lisieux come nelle foreste asiatiche o nelle savane africane. Aveva confidato all'amatissimo papà, il suo primo maestro spirituale, di voler entrare in convento proprio per questo. La sua breve intensa vita dimostra che tutti possono essere missionari se hanno la libertà dell'abbandono a Dio e vivono la missione della Chiesa.

Scegliere le strade della semplicità nella nostra fede è un po' impopolare.

Anche nei nostri ambienti ecclesiali veniamo attirati dai grandi numeri.

La fede sembra debba essere trasmessa da gente che ha fatto esperienze straordinarie al limite della normalità.

Eppure la fede semplice trasmessa dai nostri nonni fatta di fedeltà e di costanza ha formato generazione di cristiani.

In questa settimana chiediamo una fede pura e santa una fede semplice che sappia infiammare di amore la nostra vita.