Commento su Sir 15,16-21;Sal 118;1Cor 2,6-10;Mt 5,17-37

mons. Vincenzo Paglia

VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (16 febbraio 2014)

Introduzione

Il cristiano è prima di tutto il discepolo di Gesù, non colui che adempie la legge. I farisei erano ossessionati dalla realizzazione letterale e minuziosa della legge; ma ne avevano completamente perso lo spirito. Di qui la parola di Gesù: "Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei...".

L'amore non è prima di tutto un sentimento diffuso per fare sempre quello di cui abbiamo voglia, ma al contrario il motore del servizio del prossimo, secondo i disegni divini. Ed è per questo che Gesù enumera sei casi della vita quotidiana - noi vedremo oggi i primi tre - in cui si manifesta questo amore concreto: la riconciliazione con il prossimo, non adirarsi, non insultare nessuno, non commettere adulterio neanche nel desiderio, evitare il peccato anche se vi si è affezionati come al proprio occhio o alla propria mano destra, non divorziare da un matrimonio valido...

Il contrasto con i criteri che reggono il mondo attuale non potrebbe essere maggiore. Per quali valori i cristiani scommetterebbero? Ancora una volta siamo confortati dalla affermazione di Cristo: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mt 24,35).

Omelia

Gesù mostra cosa vuol dire portare a compimento la Legge: cogliere, cioè, all'interno delle parole della Santa Scrittura il pensiero e il cuore di Dio. La giustizia, pertanto, non consiste in un egualitarismo esteriore, peraltro impossibile, ma nell'amore senza limiti che Dio ha per i suoi figli. Questa è la sostanza della legge. Aggiunge, infatti, con una severa ammonizione: "Se la vostra giustizia non sorpasserà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli". Essere buoni alla pari dei farisei, vuol dire Gesù, vale lo stesso che esserlo per nulla. E, lo spiega. Le parole che seguono nessuno ha mai osato dirle come le ha dette Gesù. Il primo tema è tratto dal quinto comandamento: "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere... io, invece, vi dico: chiunque s'adira con il suo fratello sarà sottoposto al giudizio". Gesù non propone una nuova casistica (con l'aggiunta delle altre due scansioni: chi dice stupido e pazzo al proprio fratello), o una nuova prassi giuridica, bensì un nuovo modo di intendere i rapporti tra gli uomini. Gesù afferma che l'amore è il compimento della legge. Occorre, quindi, passare da un precetto in negativo alla positività dell'amicizia. L'amore ha un valore così alto da richiedere, se manca, persino l'interruzione dell'atto supremo del culto che, come relazione con Dio, non può prescindere da un rapporto d'amore con gli uomini.

Anche i rapporti tra le persone debbono seguire la via chiara del vangelo, ossia la via dell'amore e della misericordia. L'impegno di fedeltà tra moglie e marito non può essere scalzato dall'amore per se stessi e dalla schiavitù del proprio egocentrismo. Vi è una serietà nella sequela del Vangelo che ci impegna a non essere pietra di inciampo (questo significa "scandalo") per i fratelli. E meglio perdere un occhio o una mano se questi sono occasione di scandalo. E anche il parlare non deve essere ambiguo, ma deve rispecchiare la forza e la chiarezza della Parola di Dio. Lo spergiuro, da cui mette in guardia il Signore, avviene quando l'uomo è talmente egocentrico da voler piegare ai propri interessi Dio e gli altri. In verità, dice Gesù, non abbiamo potere neppure su un capello. L'umiltà è a fondamento dei rapporti tra gli uomini, e con essa la verità e la franchezza. Il Signore ha creato l'uomo dandogli la dignità della parola; per questo Gesù dice: "Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo viene dal maligno "Egli vuole sottolineare che le parole hanno un peso, e non possono essere vane o ambigue. Attraverso di esse appare il cuore, come è vero per Dio stesso, mentre il maligno allarga la sua forza con la corruzione delle parole.