Davvero vi fa paura una piccola montagna?

Riccardo Ripoli

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17 novembre 2013)

Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere.

Vi è mai capitato di trovarvi dinanzi a persone che vi accusavano di qualcosa che non avevate commesso? Il mondo è pieno di ingiustizie e tutti noi, prima o poi, dobbiamo fare i conti con la cattiveria di chi, magari per un proprio interesse, vuole il vostro male. Mi sono ritrovato diverse volte a dover difendere i bambini da giudizi negativi degli adulti, spesso persino in tribunale e talvolta accusato insieme a loro. Li ho sempre difesi a spada tratta, ma tutte le volte che mi trovo dinanzi a qualcuno con il quale dover in qualche modo discutere ho sempre il timore che le mie parole possano non essere efficienti e magari precludere, in questo modo, la serenità di quel bambino. E' un timore tutto umano, normale, ma dal momento in cui varco la soglia dell'aula qualcosa cambia in me e non devo pensare a cosa dire perché ciò che è giusto per il bimbo viene fuori in maniera spontanea. Ricordo quando una servizio sociale voleva collocare in una comunità educativa uno dei nostri ragazzi, un bimbo vittima di violenze da parte della famiglia adottiva, un ragazzo d'oro che aveva eletto noi come la sua famiglia, tanto da essere ancora oggi, a diciannove anni, ancora con noi. Questa famiglia, che aveva perso la potestà genitoriale non lo voleva più, ma i servizi avrebbero voluto comunque riportarlo in zona, non si sa bene per quale oscuro motivo. Avevano convinto il giudice, il quale in camera di consiglio aveva emesso un provvedimento di inserimento immediato in comunità. Quando lo seppi mi ribellai e scrissi al tribunale, chiedendo di essere ricevuto. Così avvenne. Il giorno dell'appuntamento arrivai allo studio del giudice incaricato del caso ed attesi che le assistenti sociali, già dentro con lui, spiegassero la loro versione della storia e tirassero fango contro di noi. Quarantacinque minuti lunghi una vita. Quando entrai gli sguardi non erano dei migliori, ma non mi lasciai intimorire, forte dell'amore che Dio ha per i suoi bimbi e convinto delle mie ragioni. Confutai punto su punto le tesi dei servizi che, stranamente, avevano omesso di dire gli aspetti positivi e di quanto il bimbo fosse felice con noi. Il giudice ad un certo punto chiese ai servizi se il ragazzo si trovasse bene con noi e loro, dopo un po' di reticenza risposero di si. Il giudice si arrabbiò e chiese quale fosse allora il motivo per volerlo togliere da noi, ma non ebbe risposta. Poi si rivolse a me e disse "abbiamo sbagliato", cambiando il provvedimento in favore del bimbo, lasciandolo con coloro che lo amavano e con i quali lui stesso voleva restare. Non so cosa abbia convinto il giudice, so solo che non mi ero preparato nessun discorso e le parole uscivano dal cuore e non dalla mente, non ero io a parlare, non è stato merito mio se il giudice ha cambiato idea accorgendosi dell'errore che stava facendo. Il merito era di Dio che ha raddrizzato un torto mettendo fine ad un'ingiustizia.

Buttatevi senza paracadute, non abbiate paura di battervi per una giusta causa, anche se il nemico davanti a voi ha la mole di una montagna, c'è chi è sopra di voi ed è più forte e potente di una misera montagna.