Lo lascio fare

don Cristiano Mauri

IV domenica T. Avvento (Anno B) (4 dicembre 2011)

Quanto Avvento c'è in quel: "E li lasciarono fare".

Hanno reagito in questo modo i padroni presunti del puledro, l'asinello preso in prestito da Gesù per entrare a Gerusalemme. Solo lo spazio di una domanda inevitabile - "Perché sciogliete questo puledro?" - anticipa il lasciar fare.

Mi affascinano sempre le figure anonime del Vangelo, soprattutto quelle che si trovano coinvolte nella missione di Gesù nei modi più marginali e meno appariscenti. Come quelli del puledro. E' diventata più famosa la bestia che i suoi padroni.

Chi sono costoro? Che pensavano? Da che parte stavano? Come guardavano Gesù? Erano discepoli, indifferenti, ostili? Nulla sappiamo di loro se non che "lasciarono fare". La loro identità evangelica è tutta lì.

Non sapremo mai nulla dei loro volti, delle loro famiglie, della loro provenienza, del loro lavoro, della qualità morale delle loro vite, dello spessore della loro fede. Nulla di nulla. Tutto ciò esiste, ma nascosto e concentrato in una pennellata: "lasciarono fare".

Questa estrema semplificazione mi affascina: un atteggiamento, una decisione, un consenso offerto riescono a condensare un'intera identità nel suo rapporto con Gesù. Costoro rimarranno per sempre quelli che lasciarono a Gesù il puledro. Non si potrà dire nulla di più, ma nulla di meno di questo: il Vangelo ce li consegna così, e in questo modo voglio considerarli.

Non intendo attribuire al gesto particolari valenze, nemmeno leggervi chissà quali intenzioni di fede. Mi basta contemplare con meraviglia che l'assenso di costoro fa "entrare" Gesù. Tanto a Gerusalemme quanto nella loro vita.

Costoro sono quelli sul cui asino Gesù si è dichiarato Messia. Gesù viene come Messia e loro "lasciano fare". Si può dire che Gesù viene - anche - perché costoro concedono la loro bestia. Lo fanno senza chiedere troppo, senza aspettarsi nulla, come i semplici del Vangelo.

Riascolto: "Chi non è contro di noi è per noi". Gesù è Colui che viene, così come è venuto, anche per il loro sì.

Quel consenso disegna un'intera spiritualità d'Avvento. Non l'Avvento di chi si affanna a prepararsi e a preparare, piuttosto l'Avvento di chi lascia che Gesù sia nella sua vita "Colui che viene", permettendogli di rivelarsi come Colui che sempre è da attendere, continuamente desiderare, instancabilmente cercare.

Farò l'Avvento se lascerò essere Gesù "Colui che viene". Che io ne sia consapevole o no. Offrirò quel che mi è chiesto senza richiedere spiegazioni, pretendere garanzie, attendere ricompense. Nessun affanno per costruirmi in quest'attesa un'identità evangelica, ma nessuna passività. Sarà Lui, col suo venire, a dirmi qual è il mio volto, nel Suo. Ne riceverò una vita semplificata, essenziale, spoglia ma piena della sua presenza.

Lo lascio fare. Volentieri.