Traccia di comprensione per Es 20,2-24; Ef 1,15-23; Gv 4,5-42

don Raffaello Ciccone

II domenica di Quaresima (Anno A) (20 marzo 2011)

Lettura del libro dell'Esodo 20, 2-24

Il Signore ha mantenuto la sua parola e perciò ha liberato il suo popolo. L'appuntamento nel deserto segue le grandi tragedie dello scontro con la potenza del Faraone e le 10 piaghe in Egitto, la paura di essere travolti dall'esercito inseguitore, la scoperta che Dio ha fatto vincere il suo popolo disarmato e l'ha condotto in salvo. Nell'appuntamento si doveva concludere il patto d'amicizia e le scelte di vita. In tal modo il Signore sul monte detta le 10 parole. Esse non sono norme giuridiche o ordini che vengono da un monarca assoluto. Sono le raccomandazioni di stile e di vita che permetteranno a questo popolo di sopravvivere a se stesso e al male del mondo e a mantenere quella libertà che il Signore ha procurato loro.

Le 10 parole sono anche riportate in un'altra versione, nel libro del Deuteronomio (5,6-21): esse costituiscono così la legge fondamentale dell'Alleanza. E per intenderne il significato profondo è importante rifarsi alla introduzione e alla presentazione che Dio fa di sé all'inizio di questa proclamazione solenne: "Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù". Le 10 parole, che sono i criteri morali della vita personale e di convivenza tra popoli, corrispondono alle 10 parole della creazione attraverso cui Dio crea il mondo per poterne fare poi, un giorno, un dono all'umanità che ne sarà signora, padrona, ospite, responsabile. Ad essa spetterà il compito di continuare e sviluppare questo dono che ha ricevuto. In un mondo bello, segno dello splendore dell'intelligenza di Dio (Gn1,1-2,4) l'umanità è chiamata a lavorare e quindi a incrementare le risorse infinite poste nella realtà.

I 10 comandamenti corrispondono alla stessa sapienza creatrice del creatore sul versante delle regole morali, nel rispetto e nello sviluppo della vita, della socialità e quindi dell'armonia e della pace.

Quando viene Gesù, come ogni buon ebreo, Egli rispetta e valorizza la legge anche se nei Vangeli una sola volta viene ricordato un elenco incompleto (Marco 10,19) in cui comunque si garantisce che, chi rispetta la legge, è nella linea di Dio. Così i 10 comandamenti esprimono le esigenze fondamentali di una condotta autenticamente umana.

Gli avvenimenti successivi richiamati in questo brano: il timore, il richiamo della potenza dall'alto, il divieto di idoli (che vengono dalla terra), il culto e le offerte come riconoscimento del Signore, unico protettore e liberatore, aiutano ad impostare una comunità organizzata con ruoli e compiti distinti e quindi capace di ordine e non anarchica.

Ma Gesù è ben consapevole che la legge ha ancor più bisogno di una sua forza propositiva che la unifichi, altrimenti c'è il rischio di un suo rispetto formale, senza capirne il senso e quindi senza aderirvi con intelligenza e con il cuore. Perciò Gesù sintetizza la legge in due

parole: "Ama Dio e ama il prossimo tuo" (Mt 22 34-40); e poi, in fondo, riduce la radice della legge ad una sola dimensione interiore: "Ama il tuo fratello" (Gv 13,34-35). Paolo riporterà questa convinzione ai nuovi cristiani dell'impero: "Tutti i precetti... si riassumono in queste

parole: "ama il prossimo tuo come te stesso" (Rom 13,8-9).

Mentre la legge (che per gli ebrei arrivava a 613 precetti) si poteva prestare a formalismi e a comportamenti ambigui, il valore dell'amore, in fondo sempre sotteso anche nell'Antico Testamento nel rispetto della legge, viene da Gesù particolarmente enfatizzato per aprire orizzonti che non si possono mai sufficientemente chiudere né restringere, se si mette a radice del comportamento morale l'amore. Non a caso Gesù, proprio su questo, impostò il significato della sua vita e il cammino verso la croce.

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 15-23

S. Paolo, nella lettera agli Efesini (1,15-23), svela il significato del suo ringraziamento a Dio, presentato come Padre di Gesù ( Messia glorificato) e Padre della gloria. Infatti, la gloria appartiene a Dio, anzi da lui emana e ne è la fonte. Gloria (in ebraico "pesantezza, gravità, pienezza") significa stabilità e ricchezza e quindi caratteristica fondamentale di Dio che sa ascoltare ed accogliere senza tradire mai.

"L'illuminazione degli occhi" è espressione battesimale: gli Israeliti pregano Jahvé perché dia loro occhi illuminati (Salmo 13,3; 19,8) e sappia aprire la mente allo Spirito della sapienza per conoscere la speranza racchiusa nella divina chiamata, la ricchezza dell'eredità celeste promessa, la straordinaria grandezza della potenza di Dio.

Viene qui ripreso il mistero di Gesù nei suoi diversi aspetti: risurrezione, ascensione, regalità universale, misteriosa e operante presenza nella Chiesa. La potenza di Dio sottomette a Gesù gli esseri celesti, le potenze, le autorità presenti e future (Col 1,16). Con Cristo sta la Chiesa, la comunità dei chiamati. Essa si sviluppa e vive sulla terra, destinata ad essere ricolma della presenza dell'amore di Dio.

Nella dimora di Dio che ospita Gesù risorto e lo vede seduto alla destra dell'Onnipotente si impostano rapporti nuovi in tutta la creazione.

Come re orientale, vince e mette tutto sotto i suoi piedi: niente nell'universo gli si sottrae ma tutto è alle sue dipendenze.

La Chiesa. che è corpo di Gesù, spazio della pienezza di Dio e di Cristo che tutto include, ha un grande compito che si sviluppa nel tempo attraverso i credenti. Rassicurati di fronte al male e alle potenze, sono invitati a vivere con amore e senza paura questa novità che Gesù porta nel mondo e che desidera sia conosciuta e amata, diventando speranza per tutti.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

Giovanni (4,5-42) racconta l'episodio della samaritana, richiamando il viaggio che Gesù compie dalla Giudea alla Galilea (v 3): vuole sviluppare la conoscenza di Gesù, ricordando la rivelazione fatta alla Samaritana, ai discepoli e ai Samaritani tutti.

Vi è una introduzione storico-geografica (vv 4-6) e una conclusione storico-teologica (vv 39-42). Il racconto si svolge in due grandi scene: il dialogo di Gesù con la Samaritana (vv 7-26) e quello con i discepoli (vv 31-38) in un itinerario in cui ritornano i discepoli mentre la

Samaritana va in città ad annunciare (vv 27-30). Il colloquio con la Samaritana è diviso in due parti (vv 31-34 e 35-38).

In tutto il testo si sviluppa la conoscenza progressiva dì Gesù: un giudeo (v 9), uno più grande di Giacobbe (v 12), un Signore, capace di compiere un prodigio (v 15), un profeta (v 19), il Messia che viene alla fine della storia (vv 25-26,29), l'inviato del Padre che, a sua volta, invia (vv 34-38) il Salvatore del mondo ( v 42).

In un incontro che va oltre le regole, tra una donna samaritana, eretica ed un maestro giudeo, Gesù, si assiste ad una sconcertante rivelazione di Gesù stesso, apparentemente piena di fraintesi e tuttavia mantenuta viva da una donna con una attenzione coraggiosa e profonda. La samaritana prende coscienza del suo bisogno e della esigenza di chiarezza interiore e Gesù capisce che, al di là delle apparenze, la donna è desiderosa di capire e di ricevere.

La domanda predominante: "Chi è colui che ti parla?" (v 10) ha due risposte. Gesù è Messia (v 26) e Gesù è Salvatore del mondo (v42), proclamato solennemente. Varie riflessioni sì profilano: Gesù è acqua viva, rivelazione e Spirito, esigente di una conversione del cuore. Egli

propone un culto genuino, invia nel mondo chi crede in Lui per la salvezza di tutti. La Samaritana, donna disincantata, lontana da Dio ma coraggiosa, intenta a deviare i tentativi di Gesù di farla riflettere su se stessa, e tuttavia non fugge davanti a Lui. Con tutte le sue perplessità, alla fine accetta di fare un cammino di ricerca e di fedeltà per arrivare alla verità. E' colei che scopre veramente l'acqua viva. Ma è anche colei che per prima, avendo accolto la novità di Gesù, si fa missionaria presso i suoi concittadini. Si dimentica addirittura del suo bisogno di acqua. Abbandona la brocca e corre in città ad invitare i suoi ad un incontro con il Messia.

E d'altra parte, il messaggio che viene proposto è ancora oggi difficile da intravedere. "Vivere e adorare il Padre in spirito e verità" è davvero più esigente delle nostre preoccupazioni di culto, pur importante?

Sappiamo davvero declinare tale messaggio nella vita quotidiana, nel lavoro e in famiglia?