Che sia forse il Messia?

Ileana Mortari - rito ambrosiano

II domenica di Quaresima (Anno A) (20 marzo 2011)

Nel brano evangelico odierno troviamo una descrizione magistrale di quello che è il modo in cui Gesù entra in dialogo con l'uomo.

Anzitutto è lui a prendere l'iniziativa e, in una situazione di grande concretezza (è mezzogiorno ed è stanco del viaggio), chiede da bere a una donna venuta ad attingere acqua dal pozzo.

Così facendo, egli infrange deliberatamente uno schema assai rigido della religiosità ebraica, se pensiamo che, fuori casa, un rabbino non doveva parlare mai con una donna, neppure se era sua moglie!

Non solo, ma siamo in Samaria e - come nota l'evangelista - "non c'erano buone relazioni tra Giudei e Samaritani". Ora tutto questo suscita nella donna una reazione che è un misto di supponenza e disprezzo: "Cosa può volere un Giudeo da una donna, e per di più samaritana?"

Ma Gesù riapre di nuovo il fronte del dialogo. Parla in maniera enigmatica di un'acqua viva che lui stesso (assetato e senza mezzi per attingere!) potrebbe darle. Afferma cioè di poter fare qualcosa di più grande dello stesso patriarca Giacobbe, il quale secondo una leggenda rabbinica aveva miracolosamente fatto salire, oltre la vera del pozzo, un'acqua sovrabbondante!

Qui è evidente il duplice significato del termine "acqua" su cui gioca l'evangelista. La Samaritana fraintende il discorso, pensa all'acqua solo in senso materiale e al dono prospettatole da Gesù come a qualcosa di estremamente interessante perché potrebbe alleviare la sua fatica quotidiana di andare ad attingere al pozzo.

Gesù invece insiste sulla sua lunghezza d'onda e arriva a parlare di una sorgente zampillante di vita eterna. Poi, spostando il discorso alla vita privata di lei, che mostra di conoscere bene prima ancora che ella gliene parli, determina il suo stupore. La donna riconosce in lui un profeta e ne approfitta per avere un chiarimento su una disputa teologica allora vivissima tra Giudei e Samaritani circa il luogo in cui si doveva adorare Dio per conseguire la salvezza.

Gesù risponde con autorità mediante un insolito "credimi" (il cui significato è "abbi fiducia") che precede una grande rivelazione: il dilemma ricordato dalla donna è ormai superato perché è giunto il momento dell'adorazione vera, autentica, non più legata a un luogo, ma "in spirito e verità" (v.24).

Con ogni probabilità la donna non ha capito neppure questa risposta e contrappone a Gesù l'autorità più alta che lei conosce: il Messia atteso dai Samaritani, un profeta simile a Mosè, che avrebbe rivelato ogni cosa.

Siamo al punto culminante del brano. Gesù afferma chiaramente che il Messia non è più da aspettare, ma solo da riconoscere, perché già presente: "Sono io, che ti parlo" (v.26). Egli è il profeta definitivo, il rivelatore, il restauratore del vero culto, l'acqua viva che può soddisfare per sempre la sete più profonda e drammatica che c'è in ogni uomo: il bisogno di dare senso e valore all'esistenza propria e del mondo.

Dalla donna è ormai sparita ogni supponenza e diffidenza. Per la prima volta nella sua vita lei, marchiata da un passato infamante che l'aveva costretta a celarsi dietro una corazza difensiva, si è trovata di fronte a qualcuno che ha fatto cadere ad una ad una le sue resistenze, perché l'ha accettata per quello che era, senza giudicarla né condannarla, anzi facendo emergere una ricerca ed un bisogno di autenticità che forse lei stessa ignorava.

E' anche possibile che nelle sue ultime parole fosse dissimulata una segreta speranza che proprio quell'insolito giudeo, che aveva mostrato di conoscere il suo segreto, fosse l'atteso Messia. Lo dirà lei stessa ai suoi compaesani: "Che sia forse il Messia?" (v.29), una domanda in forma dubitativa, ma che esprime una aspettativa fiduciosa; altrimenti ella non avrebbe di colpo abbandonato la brocca per correre a dare questo annunzio, segno che qualcosa di assolutamente nuovo e bello era entrato nella sua vita.

Possiamo supporre che la donna avrà avuto ancora bisogno di tempo per raggiungere una completa fiducia e adesione al Messia, ma il miracolo, la novità che l'evangelista Giovanni porta alla nostra attenzione (e che Gesù vuole per ciascuno di noi) è già avvenuto: la Samaritana ora non solo conosce, ma ha ricevuto quel dono dell'acqua che è il senso e il valore della sua vita e che durerà per sempre.