Cinque pani e due pesci

don Romeo Maggioni

III domenica dopo Epifania (anno A) (23 gennaio 2011)

Altro "segno", la moltiplicazione dei pani, premura di Dio per i bisogni del suo popolo, compassione di Gesù per la folla che lo seguiva nel deserto, lui "venuto perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10).

Un giorno disse: "Non preoccupatevi dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?.. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno" (Mt 6,31-32). Non mancano le risorse del creato per il nutrimento di tutti. Forse è la mala gestione che provoca fame e povertà!

Ma "non di solo pane vivrà l'uomo" (Mt 4,4), per questo Gesù "prese a parlar loro del regno di Dio", e poi ad alludere a un cibo di vita che avrebbe dato per sfamare il bisogno di immortalità che c'è nel profondo del cuore di ogni uomo.

1) La manna nel deserto

"Che cos'è?" domandarono sorpresi gli ebrei nel deserto vedendo la manna. "E' il pane che il Signore vi dà in cibo" (Lett.), rispose Mosè. Dio guidava il suo popolo verso la terra promessa sostenendolo nei suoi quotidiani bisogni di acqua, di cibo, di quaglie..: "Fece piovere su di loro la manna per cibo e diede loro pane del cielo: l'uomo mangiò il pane dei forti; diede loro cibo in abbondanza. Su di loro fece piovere carne come polvere e uccelli come sabbia del mare" (Sal 78,24-25.27). A Mara il Signore addolcì un'acqua amara, e disse: "Io sono il Signore, colui che ti guarisce!" (Es 15,25). E sempre nel deserto liberò il suo popolo dai serpenti velenosi, prefigurazione di un'altra liberazione: "E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna" (Gv 3,14-15).

Dopo quella moltiplicazione dei pani compiuta da Gesù, la gente fu entusiasta.. e "veniva a prenderlo per farlo re" (Gv 6,15). Ma lui quella volta fu esplicito: "Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà" (Gv 6,27). E proseguì: "In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero" (Gv 6,32). "I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno" (Gv 6,49-51). Aderire alla sua persona è la soluzione definitiva della vita, è mangiare un cibo di immortalità, bere un'acqua che zampilla fino alla vita eterna: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!" (Gv 6,35).

E un giorno inventò il modo di raggiungere la fame di tutti col dare la sua "carne da mangiare" nel segno dell'Eucaristia: solo così ci si garantisce la risurrezione e la vita eterna, e da oggi una graduale assimilazione a lui. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54). E ancora: "Colui che mangia me vivrà per me" (Gv 6,57). Il racconto oggi di Luca fa esplicito cenno alla celebrazione liturgica, dove anche oggi, "seduti a gruppi di cinquanta circa", il sacerdote in persona Christi fa quel che ha fatto Gesù: "Prese i cinque pani,.. alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla". Abbiano la vita in abbondanza: da quella materiale a quella spirituale e divina!

2) Voi stessi date loro da mangiare

Il riferimento all'Eucaristia è per dire che questo dono di Dio all'uomo è ormai permanente, tramite la Chiesa, alla quale Gesù diede l'ordine: "Fate questo in memoria di me!" (Lc 22,19). Anche oggi "le folle lo seguirono", cercano Gesù, ed "egli le accolse". E rinnova l'ordine: "Voi stessi date loro da mangiare". Sta in questa premura del cuore di Cristo la sorgente della missione della Chiesa. La Chiesa non ha altri interessi sull'uomo se non quello di servirlo nel suo vero bisogno di significato e di verità, offrendogli quel pane venuto dal cielo che è Dio stesso. Non da sé, ma da Cristo la Chiesa attinge la propria ricchezza. Solo perché Cristo moltiplica i pani, gli apostoli li possono distribuire e sfamare la moltitudine. I preti sono intermediari di gesti che solo Cristo compie: sia nel consacrare l'Eucarestia, sia nel battezzare, sia nel perdonare i peccati. Il sacerdote agisce a nome di Cristo.

"Non abbiamo che cinque pani e due pesci!", si lamentano gli apostoli. Si spaventano di fronte all'ordine di Gesù di saziare tanta folla. Forse anche oggi i cristiani si spaventano di fronte alla sfida del nostro mondo pagano, e si sentono impotenti. L'invito di Gesù è a credere non alle proprie capacità, ma alle risorse di Dio. E' necessaria questa coscienza coraggiosa della "potenza del vangelo" - lievito che silenziosamente ma efficacemente trasforma la pasta. La missionarietà non ha altra sorgente che in questa sicurezza di poggiarsi su Dio. Era tutta la forza di Paolo: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati" (Rm 8,35-37).

"Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste". Quanto è abbondante il dono di Dio, e la Chiesa ne ha sempre riserva per tutti! Dono di Dio è il cibo spirituale della Parola di Dio e dell'Eucaristia. Dono di Dio è pure la carità che dall'Eucaristia deriva. Non è mai mancata la carità della Chiesa lungo i secoli, sempre pronta a "guarire quanti avevano bisogno di cure". Anche oggi la Chiesa è la prima a moltiplicare il pane della sua carità, sia in terra di missione per alleviare fame e ingiustizie, sia qui da noi per vincere emarginazione e nuove povertà.

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Cinque pani e due pesci forse era la povera merenda di un bambino, quel giorno. Glieli avrà dati con gioia. Gesù moltiplica dei pani che sono dati, non creati di nuovo. Dio ha bisogno degli uomini, del loro cuore e della loro vita per moltiplicare la sua presenza e il suo dono di vita. Questo in fondo è la messa: veniamo a mettere a disposizione di Cristo i gesti della nostra vita quotidiana perché li trasformi e li assuma come luoghi e strumenti della sua salvezza per i fratelli che incontriamo. All'offertorio offriamo il pane, alla comunione lo mangiamo come Corpo di Cristo perché diveniamo anche noi, usciti da messa, il corpo di Cristo che prolunga l'amore di Dio verso tutti. Viviamo davvero così la nostra messa ogni domenica?