Osanna nel più alto dei cieli

don Romeo Maggioni

IV domenica T. Avvento (Anno B) (7 dicembre 2008)

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli” (Lc 2,14), cantavano gli angeli sulla grotta di Betlemme. “Osanna nel più alto dei cieli” cantava Gerusalemme nell’accogliere Gesù il giorno delle palme, riconoscendolo come Messia. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” ci fa ripetere oggi la Chiesa nel volgere lo sguardo verso il prossimo Natale dove celebriamo il mistero dell’Incarnazione, la venuta nella carne del Figlio di Dio, punto focale di tutta la storia che ha cambiato la nostra vicenda umana.

E ancora: a Betlemme si annuncia: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore” (2,11). A Maria l’angelo aveva detto: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.. e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,32). E oggi ripetiamo anche noi: “Osanna. Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide!”.

Nel Natale siamo chiamati a riconoscere il quel Gesù che nasce il Dio che viene tra noi come Salvatore. E che viene sempre tra noi, anche oggi. Non è facile riconoscerlo perché viene.. “su un puledro”, come a Betlemme nacque piccolo e povero in una stalla!

Accoglilo, questo Salvatore, preparargli la strada, che viene!

1) COME VIENE

Un “re” che viene su un asinello! O, se si vuole, più provocatoriamente, un re che regna dalla croce! Un Dio che nasce in una stalla “perché non c’era posto per lui nell’alloggio” (Lc 2,7). E’ sconcertante un Messia, un Dio così! Giovanni Battista lo presenterà come “Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Ma già Isaia aveva parlato del Messia come “dell’agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Is 53,7). “Allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine” (I lett.). Il profeta Zaccaria ha scritto: “Ecco, a te viene il tuo re, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (9,9). Come dirà poi Gesù di sé: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Naturalmente perché Dio non vuol imporsi con la forza ma con la condivisione e l’amore.

Bisogna cogliere tutta la sorpresa dell’incarnazione. Di Dio ci si aspetta la potenza, la giustizia, non la povertà, l’umiltà e la misericordia. Neanche che nasca piccolo, profugo, perseguitato, fallito in croce. San Paolo ne legge in profondità tutto lo stile: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo..” (Fil 2,6-8). Dio volle condividere pienamente la nostra condizione di uomini, “essendo stato messo alla prova in ogni cosa come noi” (Eb 4,15). Aveva già creato scandalo ai suoi paesani di Nazaret: che pretesa ha costui? “Non è costui il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22). Come è pensabile - dicono i filosofi - che l’Infinito si chiuda nel finito? Che il Dio supremo si sporchi le mani con la nostra umanità?, pensa l’Islam.

Un canto liturgico scritto da san Tommaso dice: “Hai nascosto in croce la divinità; qui - nell’Eucaristia - tu mi nascondi pur l’umanità” (Adoro te devote). Proprio anche alla messa la Chiesa ci fa cantare ogni volta: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”, come nel giorno delle palme. Anche oggi Gesù viene nella discrezione, nel nascondimento, nel segno. Nel segno del Pane, così quotidiano e modesto. Non è facile crederlo. E’ “mistero della fede”. Come viene a noi nella mediazione umana della Chiesa, che qualche volta anche a noi crea problema. E’ la scelta di Dio di avere bisogno degli uomini, di voler giungere ad ognuno di noi attraverso il “suo Corpo che è la Chiesa”.

2) COME ACCOGLIERLO

Si tratta di riconoscerlo e accoglierlo. Nel Natale, nell’oggi, e nella sua venuta finale rimanendo “saldi e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro con tutti i suoi santi” (II lett.). Se il modo di venire è sorprendente, bisogna avere la libertà di accettare i fatti, senza pregiudizi, o..decurtazioni ideologiche, come s’usa oggi in molti pseudo studi sull’origine del cristianesimo che - come da sempre ogni razionalismo - nega ogni realtà soprannaturale o semplicemente qualcosa di diverso dal buon senso comune. Il veicolo storico sicuro, dopo più di trecento anni di ricerche scientifiche, sono ancora e sempre i quattro vangeli e gli scritti del Nuovo Testamento. Viviamo l’Avvento alla riscoperta di questi dati e ci faremo la convinzione che il Gesù che lì appare è molto più verosimile di quante immagini che i tuttologi che vengono in tv si sono fatti di lui.

Se Dio viene nella discrezione, bisogna adattarsi al suo metodo. Non nelle luci abbaglianti delle platee o forse neanche nei raduni di massa.., ma nelle mozioni dello Spirito che parla nel segreto dei cuori e nei momenti di preghiera, sicuramente nei modesti segni sacramentali in cui il Signore ha promesso di essere presente - in particolare “allo spezzare del pane” (Lc 24,35) -, e quando “due o tre sono uniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Il Signore si definisce “Colui che viene” (Ap 1,4) perché infinite sono le sue viste nella vita personale di ognuno: avvenimenti, persone, incontri ..; basta essere attenti, cioè “puri di cuore, perché questi vedranno Dio” (Mt 5,8).

Un altro modo, più inatteso ancora, di riconoscerlo e di incontrarlo è nella carità e nell’amore tra di noi. “Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi” (1Gv 4,7-8.12). E nei poveri che soccoriamo: “Quando mai, Signore, ti abbiamo visto.. In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,37-39). Per questo oggi Paolo prega che “il Signore vi faccia crescere nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi” (II lett.). E’ il modo più impensabile di incontrare Dio, ma d’altra parte il più ovvio dacché lui si è così immedesima in ogni uomo con l’incarnazione. Afferma il Concilio: “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo” (GS 22).

In Gerusalemme Gesù si presenta ufficialmente come Messia, il promesso e l’atteso Salvatore. L’Avvento è fatto per risvegliare in noi il bisogno di una salvezza, oltre le frustrazioni e le delusioni della vita, oltre le alienazioni che ci rendono ormai rassegnati e privi d’ogni speranza. Il Natale getta nella nostra storia una risorsa di vita che è la stessa forza creatrice e rinnovatrice di Dio. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Forse conviene che ci sentiamo orgogliosi (e impegnati) a segnalare questa risorsa e questa speranza anche ai nostri fratelli pieni di paure al di là della facciate a volte supponente anche nei confronti di Dio.