I mercanti nel tempio

don Mario Campisi

III Domenica di Quaresima (Anno B) (23 marzo 2003)

Si tratta di uno degli episodi più significativi, di quelli che restano impressi nella memoria, e vengono citati anche da chi non frequenta la chiesa – soprattutto da costoro!

E' necessario approfondirlo in tutta la sua dimensione, per non cedere alle tentazioni di visioni riduttive e di strumentalizzazioni polemiche.

Il punto di vista peggiore per la scena della cacciata dei mercanti dal Tempio è senza dubbio quello dello spettatore che non c'entra con quanto accade.

Viene istintivo mettersi in un angolo, in disparte e compiacersi di quanto sta facendo Gesù, cioè piazza pulita.

Già. La cosa riguarda sempre gli altri!. Magari i preti con le loro tariffe per matrimoni o funerali; o coloro che vendono medagliette o ceri. E si commenta: "è una vergogna, una cosa intollerabile...".

Con un atteggiamento del genere, puerile, non afferriamo il significato dell'azione di pulizia di Gesù.

Nessuno può ritenersi dispensato da quella pulizia.

Chi di noi è sicuro di non essere un frequentatore "abusivo" del Tempio?

Chi può sostenere di non essere andato qualche volta a mercanteggiare con Dio?

Chi non ha mai preso la strada della chiesa soltanto per sentirsi a posto, tranquillo?

Il gesto di Gesù lo si comprende soltanto se ci si colloca tra i destinatari della sua pulizia.

Il Tempio è purificato a patto che non entrino coloro che si ritengono "puri".

Ancora. Se il Tempio non è "casa di preghiera" sarà inevitabilmente "luogo di mercato". Se non vi si celebra la liturgia della gratuità del dono di Dio, si celebra il mercato. O i riti di Dio o quelli dell'uomo.

Il mercato nel Tempio consiste in una copertura divina su traffici e interessi meschini. E mercante non è solo colui che ricava guadagni da Tempio, ma anche onori, carriera, titoli, voti, privilegi.

Ma torniamo al significato centrale della scena di oggi.

La frase di Gesù: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera... voi ne avete fatto una spelonca di ladri", riguarda un certo tipo di religiosità.

Non si va al Tempio per ottenere una specie di impunità, per sentirsi a posto a buon mercato. Bisogna, piuttosto, convertirsi.

Con Dio non mercanteggia, come si fa al mercato. Non si sistemano le cose storte con qualche salmo o preghiera. Le cose storte si sistemano... raddrizzandole. Non si può andare in pellegrinaggio al Tempio e poi continuare a rubare, sfruttare, calunniare il prossimo, fare cortile...

Non si può essere sinceri con Dio quando si inganna la persona con la quale stringiamo la mano in segno di pace e comunione.

Dio non accetta le genuflessioni di chi calpesta e disprezza la giustizia.

Ciò che Gesù condanna è la frequentazione del Tempio come rifugio (ecco la caverna, il covo, che mette al riparo i delinquenti). Oserei dire siamo dei latitanti spirituali.

Ciò che si condanna è la pietà religiosa come alibi. Un culto del genere è un culto menzognero e la sicurezza che una ne ricava è una falsa sicurezza.

Purificazione del Tempio, in questo senso, significa smascherare l'ipocrisia delle persone religiose e praticanti che credono di sistemare le proprie faccende poco pulite col Signore dietro pagamento di qualche pratica, un certificato di buona coscienza.

Allora che cosa dobbiamo fare? Occorre modificare la condotta e non moltiplicare le invocazioni e le preghiere.

L'alternativa al Tempio "covo di ladri" è il Tempio aperto!!!, non certo a persone perfette, ma a persone che vogliono vivere nella fedeltà, nella chiarezza e nella sincerità, e che cercano in Dio non un "complice" disposto a chiudere un occhio su certe faccende, ma un Dio che guida su una strada di rettitudine.