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XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/09/2026)

Vangelo: Mt 16,21-27 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Di Domenica in domenica l'evangelista Matteo continua a pennellare il suo avvincente album di profili di Gesù. Due Domeniche fa ci ha presentato la ‘confessioné di Gesù da parte di Pietro, e così Gesù ci è apparso nella luce abbagliante del Cristo-Messia e Figlio del Dio vivente. La scorsa domenica, invece, abbiamo ricevuto la ‘sconfessioné di Pietro da parte di Gesù. In effetti Simone aveva dimostrato di portarsi in cuore una immagine avariata di Messia il quale, secondo lui, avrebbe dovuto stravincere e letteralmente incenerire i suoi irriducibili avversari. E invece Gesù si era sbilanciato a spiattellare parole strane e astruse, tutte tratte dal vocabolario della croce, come condanna, tortura, uccisione, morte e risurrezione. A quel punto Pietro era scoppiato e aveva tentato di dissuadere il Maestro dal percorrere la strada scandalosa della crocifissione. Ma, niente da fare. Gesù tira dritto.

E siamo al Vangelo di oggi. Gesù ha promesso a Pietro di edificare la Chiesa e di poggiarla sulle sue fragili spalle. E di fronte alle resistenze di lui riguardo al Vangelo della croce, Gesù non si rimangia la promessa appena esternata riguardo al futuro della Chiesa, e vuole assicurare delle condizioni concrete perché “le porte degli inferi non prevalgano su di essa”.

Ma il giovane Messia non è un ingenuo sognatore: sa bene che la vita della comunità cristiana non sarà un idillio. Al suo interno ci saranno tensioni, divisioni, errori e perfino scandali. La Chiesa è santa, ma è fatta di peccatori. Come ci si deve regolare allora con un fratello che ha peccato?

L'evangelista riporta il pensiero di Gesù e parla di una correzione in tre passi. Prima di mettere in pubblico la questione, c'è il dialogo a due. Poi viene il coinvolgimento di uno o due fratelli, che siano testimoni autorevoli di una correzione veramente fraterna. E in ultimo interviene tutta la comunità riunita, che dovrà farsi carico della conversione del fratello che ha peccato. Ma se poi lui non ascolterà neanche l'assemblea? Allora quel fratello va considerato come un pagano e un pubblicano. Però non finisce qua. Visto che pubblicani e peccatori erano i destinatari privilegiati del Vangelo, si dovrà ricominciare daccapo e guardare al fratello che ha peccato con la stessa attenzione con cui Gesù trattava pubblicani e lontani.

Non c'è dubbio: non si dà autentica fraternità cristiana senza correzione fraterna. Il Nuovo Testamento ne parla più e più volte. Certo, di fronte all'errore di chi sbaglia, bisogna prima togliersi la trave dal proprio occhio. Solo l'amore per quel fratello ci aiuterà ad essere, se occorre, anche forti con lui, ma mai duri e spietati. Esigenti, senz'altro, ma a cominciare da noi stessi, e mai, mai fiscali e intransigenti. Fermezza e franchezza devono essere condite di dolcezza e pazienza: allora hanno il sapore buono del Vangelo della misericordia. L'amore infatti - ci ricorda la mistica e maestra della carità, madre Teresa di Calcutta - “per essere vero, deve costar fatica, deve far male, deve svuotarci del nostro io”.

Solo così la Chiesa può diventare sempre di più una “Chiesa-Famiglia”.

Commento di Francesco Lambiasi, Vescovo emerito di Rimini

 

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