TESTO Nonostante noi
don Alberto Brignoli
Amici di Pongo
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (12/07/2026)
Vangelo: Mt 13,1-23 ![]()
1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».
10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:
Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!
16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».
Esiste, nel nostro vocabolario, una parolina (dal punto di vista grammaticale credo si tratti di una congiunzione) usata per indicare un fatto che avrebbe potuto impedire qualche cosa e tuttavia non l'ha impedita o non la impedisce: si tratta della parola “nonostante”. Chissà quante volte l'abbiamo usata per affermare che nella vita spesso c'è una forza che rema contro tutto quello che si cerca di fare, ma che alla fine non sarà mai forte come il risultato finale. E questo, nella cattiva ma anche nella buona sorte; nel male, ma anche nel bene.
Nonostante il parere contrario dei medici, spesso la forza di volontà porta un malato ad affrontare una difficile operazione e una complessa serie di terapie, e a sconfiggere la malattia. Nonostante tutto l'impegno profuso da due genitori per educare bene i loro figli, questi a volte crescono male o comunque lontani dagli insegnamenti loro trasmessi.
Nonostante ci si impegni fino in fondo per preparare alla perfezione un esame scolastico, alla fine l'esame va male; per contro, nonostante un amico di studi non si sia “sbattuto” più di tanto in vista dello stesso esame, il risultato ottenuto è andato al di là di ogni rosea aspettativa.
Nonostante nessuno desse fiducia a una determinata persona, quella ha saputo mostrare tutto il suo valore in una complicata situazione. Nonostante gli investimenti fatti in un settore, gli sforzi di un'impresa sono stati vani, e si è vista costretta a chiudere la propria attività.
Questa “magica” parolina è usata molto frequentemente anche in ambito ecclesiale e più in generale nella vita di fede. Spesso, nonostante ci sia dia da fare per creare delle vere comunità cristiane, si sbatte contro il muro dell'indifferenza, dell'apatia religiosa, della secolarizzazione che mette ai margini della vita di ogni giorno la dimensione del sacro; per contro, nonostante il senso di fallimento che si prova in questa quotidiana fatica, molti credenti, laici e consacrati, continuano in maniera eroica e spesso silenziosa ad annunciare la Parola.
Perché nella vita di fede, nonostante tutto, c'è Dio. È lui che fa crescere ciò che lui stesso semina: a noi, chiede solo di coltivare e di custodire il suo campo. È lui che manda la sua Parola dal cielo e - come avviene per la pioggia e la neve cadute sulla terra - non la fa ritornare a sé “senza effetto”.
Siamo spesso troppo convinti che tutto dipenda da noi, dai nostri sforzi, dai nostri comportamenti, dai nostri atteggiamenti, dalle nostre buone o cattive disposizioni d'animo. Come se dipendesse da noi il germogliare del seme della Parola di Dio. E allora, da buoni “pelagiani” (ovvero, gente che subordina la grazia di Dio all'efficacia delle azioni umane) siamo subito pronti a dare chiavi di lettura moralistiche alla parabola del seminatore che abbiamo appena ascoltato: per cui, dobbiamo darci da fare il più possibile, sforzandoci di essere terreno buono, liberando il nostro terreno dai sassi e dalle spine, allontanandoci dalle strade che ci distraggono, facendo scendere in profondità il seme gettato in noi, e via dicendo.
Ma ci dimentichiamo la cosa più importante: chi fa crescere è Dio. È lui che coltiva. È lui che esce a seminare, a larghe mani, in una maniera talmente prodigo che butta seme dappertutto, anche dove non serve. E lo sa bene: ma non fa nulla perché avvenga il contrario. Potrebbe benissimo bonificare l'area e renderla più fertile; potrebbe quantomeno stare un po' più attento e allontanarsi dalla strada. Ma non lo fa. Perché, nonostante tutto, il seme della sua Parola dà buon frutto.
Nonostante le strade che percorriamo siano calpestate da ogni tipo di piede, tranne che dai piedi di chi annuncia la Buona Notizia, Dio semina anche là, lungo la strada. Del resto, ogni tanto un fiore spunta anche da un marciapiede...
Nonostante oggi ci lamentiamo che le chiese si svuotano, mentre i centri commerciali, le palestre, i centri fitness e i locali “di tendenza” sono sempre pieni di gente in cerca di benessere, Dio continua a seminare anche là. Magari un giorno la sua Parola inciderà nell'animo delle persone più di quanto possa incidere la necessità di essere sempre giovani e belli.
Nonostante i discorsi più profondi che si sentono fare oggi nelle piazze delle nostre città o tra i tavolini del bar di un paese riguardino, a far bello, i mondiali di calcio, Dio semina anche nella nostra quotidiana e superficiale banalità. Chissà, forse un giorno, magari anche aiutato dalle tempeste della vita, il seme della sua Parola riuscirà a penetrare nella profondità dei nostri discorsi, delle nostre menti e dei nostri cuori.
Nonostante tutto, Dio semina. E raccoglie. Perché, proprio grazie a Dio, l'efficacia della sua Parola, non dipende da noi, ma solamente da lui. Ed egli ottiene “il cento, il sessanta, il trenta” per un solo chicco di grano gettato in terra. E questo, nonostante noi.

