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TESTO Forza e coraggio con lo sguardo su terra e cielo

don Michele Cerutti

IV domenica dopo Pentecoste (Anno A) (21/06/2026)

Vangelo: Lc 17, 26-30.33 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 17, 26-30.33

26Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

33Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Siamo davanti a versetti che ci parlano delle realtà delle ultime cose, quelle, che in gergo teologico, si definiscono, per gli addetti ai lavori, escatologiche.

In questo brano non siamo davanti a grandi peccatori. Luca ci parla dei tempi di Noè o di Lot e ci viene detto che la gente faceva quello che tutti noi facciamo: mangiavano, bevevano, compravano. Il loro peccato era di aver esaltato l'ordinarietà così tanto da aver preoccupazione solo su quello che dovevano compiere il giorno dopo.
Quello che viene denunciato è l'assolutezza della routine.

Avevano scambiato la stabilità economica e familiare per una sicurezza esistenziale definitiva.

Anche noi rischiamo di assolutizzare e allora il peccato diventa mancanza di fiducia nella Provvidenza.

Il Vangelo ci mette in guardia da questo rischio che non considera che la storia nostra e dell'umanità è tutta indirizzata verso un punto preciso quello del giorno del giudizio.

Anche oggi viviamo senza questa preoccupazione che è un dato di fede: di là verrà giudicare i vivi e i morti.

Non è la domenica in cui si vuole fare del terrorismo, ma anche riportarci nel giusto alveo.

Questo dato di fede se da un lato esorta alla vigilanza operosa perché il tempo presente ha un valore eterno, dall'altro consola il credente: Colui che viene a giudicarci non è un estraneo, ma lo stesso Gesù che ha dato la vita per noi sulla croce.

Ci è chiesto di compiere un movimento di uscita come Lot che deve lasciare Sodoma e Noè entrare nell'Arca.

Avere quindi un cuore libero che ci svincola da progetti e schemi nostri.

Guardiamo all'esempio dei Santi, i campioni della fede, che hanno incarnato i versetti che abbiamo proclamato.

Pensiamo a San Francesco d'Assisi, nell'anno giubilare a lui dedicato, era totalmente immerso nei verbi di Sodoma: comprava, vendeva, progettava una carriera gloriosa nella bottega del padre mercante. Quando ha sentito la voce di Dio, ha capito che doveva uscire da quella logica. Spogliandosi di fronte al Vescovo, ha smesso di cercare di salvare la propria vita materiale e sociale, accettando di perderla per trovare la vera libertà del Regno.

Sintesi di questo discorso il versetto finale del brano evangelico:

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Ci viene detto che lo sforzo disperato di blindare la nostra vita terrena, di proteggere i nostri piccoli egoismi, di accumulare per paura del domani, è in realtà un suicidio spirituale. Ci chiude in un'esistenza sterile.

Questo paradosso diventa carne in una santa dei nostri tempi, cara alla tradizione ambrosiana contemporanea, Gianna Beretta Molla. Una donna che viveva la normalità bella della vita: era medico, sposa, madre. Non era isolata dal mondo, mangiava e beveva anche lei come tutti. Ma quando un tumore ha minacciato la sua quarta gravidanza, non ha esitato: ha rifiutato le cure che avrebbero salvato lei ma ucciso la creatura nel grembo. Ha incarnato alla lettera quel verbo: ha accettato di perdere la propria vita biologica per permettere a sua figlia di nascere. La sua morte non è stata un fallimento, ma un travaglio d'amore che l'ha generata direttamente alla vita eterna.

Chiediamo oggi al Signore la grazia della vigilanza. Non viviamo da addormentati dentro le nostre agende, i nostri acquisti o le nostre legittime preoccupazioni quotidiane. Impariamo dai santi a mangiare, a comprare e a costruire, ma con lo sguardo rivolto al Cielo, pronti ad accogliere il Figlio dell'uomo in qualunque istante Egli decida di manifestarsi nella nostra vita.

 

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