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TESTO Fino alla fine del mondo

don Roberto Seregni   Home Page

Ascensione del Signore (Anno A) (17/05/2026)

Vangelo: Mt 28,16-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 28,16-20

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

La Madre Chiesa ci invita a celebrare la festa dell'Ascensione di Gesù: una festa davvero sconvolgente, perché ci ricorda che l'umanità di Cristo, trasfigurata dalla risurrezione, entra per sempre nella comunione della Trinità.

Forse siamo diventati troppo superficiali e distratti, o forse così abituati a parole come Pasqua, risurrezione, ascensione, da non accorgerci più della bellezza scandalosa del Vangelo.

Gesù ritorna al Padre e porta con sé tutta la nostra umanità. Questo è il cuore della festa. Non soltanto Dio si è fatto uomo, ma l'uomo entra nel seno stesso di Dio. La nostra carne, la nostra storia, le nostre ferite, perfino le nostre lacrime, attraverso Cristo trovano posto nel cuore della Trinità. Solo Dio, il nostro Dio, poteva sognare, desiderare e realizzare qualcosa di così inaudito.

L'Ascensione non è l'addio di Gesù al mondo. È il contrario. È la rivelazione che ormai il cielo e la terra non sono più separati. In Cristo, l'umanità è entrata in Dio e Dio rimane per sempre vicino all'uomo. Per questo i discepoli, dopo averlo visto salire al cielo, non tornano a casa tristi, ma pieni di gioia. Perché comprendono che Gesù non è scomparso: adesso può essere presente ovunque, accanto a ogni uomo e donna della terra.

E allora, se qualcuno venisse a dirti che le religioni sono tutte uguali e che in fondo basta volersi bene e andare d'accordo, raccontagli - con rispetto, ma anche con passione - della stalla di Betlemme, dei trent'anni vissuti nel silenzio di Nazareth, di quel Rabbì che aveva sempre una carezza per gli ultimi, del Pane spezzato nell'ultima cena, del Crocifisso, della tomba vuota, della corsa delle donne all'alba per annunciare la parola dell'angelo, e infine del ritorno al Padre.

Questa è la storia di Dio in mezzo agli uomini. È il volto di Dio tradotto nella carne, nella storia, negli incontri, nelle ferite e nell'amore. Lui è con noi fino alla fine del mondo e noi siamo già nascosti in Lui. Ormai niente dell'uomo è più estraneo a Dio. E questa, davvero, è una notizia capace di cambiare il mondo.

don Roberto Seregni

 

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