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TESTO Una Emmaus a cui ritornare

don Andrea Varliero

III Domenica di Pasqua (Anno A) (19/04/2026)

Vangelo: Lc 24,13-35 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 24,13-35

13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

«Emmaus»: dove si trova? Sappiamo bene dove si trova, c'è sempre stata una Emmaus verso cui dirigerci lungo la strada della Storia. Potremmo ridirla come Caporetto, Mariupol, Hiroshima, Gaza, Waterloo, San Pietroburgo. Luoghi dove la sconfitta brucia, dove rimangono unicamente macerie e disastro, rovine di morte. Tornare ad Emmaus col volto grigio, con tutto il fallimento nel cuore, con tutta la delusione di una vita, con tutta la consapevolezza di aver puntato sulla carta sbagliata. Macerie, disastro, perdita, sopravvivenza, fuggire. Fuggiaschi, con la paura come un nodo in gola e l'anima morta, la speranza crocifissa come la peggiore delle bestemmie. Delusi.

Due sono quei fuggiaschi. Uno porta un nome, Cleopa, ma l'altro come si chiama? Forse sono due amici, forse due fratelli, forse sono un uomo e una donna, forse sono una coppia, forse un padre e un figlio, forse una madre e un figlio, sicuramente sono principio di comunità. Camminano insieme, hanno il coraggio di condividere il dolore, di farne la più potente delle medicine, di farne parola.

Accanto a loro si affianca un estraneo, quasi senza volto, senza nessuna storia. Non pretende, non si impone, semplicemente cammina con loro. Che cosa vi è successo? Perché quei volti lividi, perché queste parole impastate di rabbia e di dolore? Quello straniero deve essere un medico, uno che conosce profondamente l'umanità. Non ha la ricetta pronta, non sentenzia, ma rielabora insieme, insieme con loro rimastica la vita. Soprattutto, cammina con loro. E offre una prospettiva diversa, un modo altro di percepire il mondo, la guerra, la paura, la morte, la croce, il fallimento, la delusione.

Rileggono insieme. «Bisognava»: abbiamo intonato il cristianesimo come un dovere continuo, un estenuante dovere mai pienamente realizzato, una caduta sempre in agguato. Ma l'unico dovere lo conosce unicamente Dio: il dovere dell'amore è stare con chi si ama. Dio non si deve, non si merita: si accoglie, come l'amico rimasto lontano da troppo tempo.

«Resta con noi, si fa sera». Ringrazio quei due, li ringrazio per quel cuore accogliente. Ringrazio perché si sono fermati e hanno aggiunto un posto a tavola. Ringrazio perché hanno avuto il coraggio di desiderare che anche Lui si fermasse, che come tutti gli altri non andasse oltre. Fanno casa insieme. Piccole cose: un tavolo, tre sedie, una tovaglia, una brocca di vino, un po' di pane. Nelle piccole cose di ogni giorno vi è un qualcosa di immenso, vi è un segreto che ci salva. «Resta con noi»: voglio ripetermela questa frase, voglio tenerla con me; non andare oltre, non voglio perderti. «Resta con noi, si fa sera».

È la più bella tra le Eucarestie, è la più viva tra le Messe: la stiamo vivendo ancora adesso, tutti noi, qui, ora. Quando rileggiamo insieme la nostra vita alla luce della sua Parola, quando diciamo resta qui con noi, quando spezziamo il pane, stiamo ritornando sempre a quella sera di Pasqua, a quella sera di Emmaus.

«Non ci ardeva forse il cuore?»: un cuore acceso, una vita illuminata, una passione viva, una felice intuizione. Un innamoramento che riaccenda i volti e i giorni. Dicono che quello che stiamo vivendo sia il tempo delle passioni tristi, che stiamo continuando a educare nuove generazioni alle passioni tristi, fatte di asticelle sempre più alte, impossibili, di solitudini esasperate, di competizione aggressiva. Per un futuro cupo, violento, incapace di desiderio. Esiste una passione forte, esiste un cuore ardente, me lo indica oggi il Vangelo: è la gioia del fare disinteressato; è il gusto di vivere cose inutili, e perciò necessarie; è il piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati; è il tornare a respirare, a desiderare, è il non consumare niente e nessuno, ma tenere accesa la lampada dell'accoglienza. Scriveva un poeta: «Ciò che sai amare, rimane. Il resto è scoria. Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te. Ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio».

Ringrazio quel pellegrino. Perché comprendo cosa significhi una vita appassionata. Perché ancora una volta il cuore ripete: Resta con noi, si fa sera.

 

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