TESTO Re perché servo
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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - Cristo Re (23/11/2025)
Vangelo: Lc 23,35-43 ![]()
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] 35il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Chissà cosa sarà serpeggiato nel popolo di Dio 100 anni fa quando Pio XI ha proclamato con l'enciclica “Quas Primas” la solennità di Cristo Re.
Il mondo aveva conosciuto la fine di una guerra mondiale, ma le potenze sembravano già sull'orlo di una conflagrazione peggiore.
Molti paesi erano governati da teste coronate molte delle quali invise alla popolazione.
Parlare di Re e Regine diventava veramente difficile.
Pio XI fu geniale nel presentare al mondo la figura di Gesù come Re per richiamare tutti quanti al fatto che la regalità che propone Dio è quella del servizio e dell'amore non dell'autorità e del potere.
In questa chiave dobbiamo leggere la provocazione della liturgia di questa domenica che ci presenta Cristo Re sul trono più alto della sua vita terrena, la Croce.
Una regalità che si manifesta come misericordia per i suoi uccisori e per quel crocifisso che è il ladrone pentito.
Allora diventa modello per i potenti di tutti i tempi proprio Cristo che questa domenica invochiamo come Re.
Rincuora pensare che sulla scia delle riflessioni della Chiesa sulla regalità di Gesù abbiamo avuto nel corso del XX secolo sovrani in odore di santità come re Baldovino o la regina Elena di Montenegro.
Baldovino sovrano del Belgio che abdicò un giorno pur di non firmare la legge che introduceva nel suo Regno l'aborto.
Giovanni Paolo II lo ha ricordato con queste parole:
“È stato un grande custode dei diritti della coscienza umana, pronto a difendere i comandamenti divini, e specialmente il quinto Comandamento: Non uccidere!, in particolar modo per quanto riguarda la tutela della vita dei bimbi non ancora nati”.
Al funerale toccante fu la testimonianza di una donna vittima della tratta di strada:
“Il re si batteva contro questo commercio del sesso. Ora noi abbiamo perso un amico. [...] Vengo da Manila, mi era stato promesso un buon lavoro in Europa. Ma qui alcuni uomini belgi ci hanno chiuso in un club e costrette a prostituirci. Abbiamo pianto, ma nessuno ci ha aiutato. Ci trattavano come schiave. Sono fuggita, ma la polizia mi ha arrestata. L'anno scorso il re è venuto a trovarci ad Anversa. Eravamo in cinque. Il re mi ha preso la mano e mi ha ascoltato. Ed è stato il solo”.
La Regina Elena di Montenegro altra testimonianza, moglie di Vittorio Emanuele III da cui possiamo trarre molti episodi che ci parlano di santità.
Spesso si recava nei quartieri poveri di Roma e qui faceva visita sia ai diseredati che ai malati: portava denaro, consigli, conforto, carezze e quando era necessario faceva iniezioni e leggeva agli analfabeti i referti sanitari, le componenti e le posologie dei farmaci. Spesso non si faceva neppure riconoscere ed erano in molti a crederla una dama della San Vincenzo.
Abbiamo guardato ai potenti, ma pensiamo invece a noi cosa dice questa festa.
Noi che non siamo Re o Regina, ma chiamati a responsabilità quotidiane che possono indurci a posizioni anche di potere, come in un posto di lavoro, in famiglia o nella comunità.
Questa festa ci rimanda al servizio in tutto ciò che facciamo avendo come modello Cristo morto in Croce.
Così follemente innamorato dell'uomo da donarsi completamente versando per lui fino all'ultima goccia di sangue.
Allora nessuno può assurgersi da potente, ma da servitore. Nessuno può rivendicare autorità, ma amore.

