TESTO Commento su Luca 19,1-10
Missionari della Via
Missionari della Via - Veritas in Caritate
Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (18/11/2025)
Vangelo: Lc 19,1-10 ![]()
1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
La parola di oggi ci riempie di speranza: Dio non è sordo alle nostre grida, non è indifferente alle lacrime dell'umanità. Gesù con forza afferma: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo?». Abbiamo qui la risposta ad una delle più subdole tentazioni: pensare a un Dio lontano, non operante, ingiusto. No. Dio non è imparziale. Ama tutti ma si schiera dalla parte dei suoi eletti, dei suoi figli maltrattati, ingiustamente oppressi, falsamente perseguitati. E farà giustizia, sì, come Lui sa, quando e nel modo in cui Lui sa. Perciò San Paolo, pieno di speranza dirà: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). Quanto ci fanno bene queste parole, soprattutto calandole nelle piaghe della nostra quotidianità: nelle nostre ferite e sofferenze, ma anche in quelle del mondo intero che ogni giorno ci offre scene di morte, di vittime innocenti, di bambini morti per fame, di donne maltrattate... Dio farà giustizia. E la sua giustizia non è la nostra becera vendetta. È salvezza, è redenzione, è correzione, è purificazione. Lasciamo che sia Lui ad operare. Certo. E prontamente. Attenzione, però, Gesù prosegue dicendo: «Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». È una domanda che dal generale va calata nel personale: Gesù troverà - e trova - fede in me? Il mio cuore anela a Lui? Coltivo il desiderio della santità, del vivere con bellezza? Coltivo la speranza di un cambiamento? E, di conseguenza, nel mio piccolo, cerco di muovere passi per vivere ed essere quel cambiamento che vorrei?
Fidarsi di Dio non è solo credere che Lui farà nuove tutte le cose ma, uniti a Lui, è immettere nella realtà energie di vita, seminando amore, gioia, gesti di pace, camminando secondo la Sua parola. La domanda di Gesù non significa un astratto “credo che Lui c'è”; implica piuttosto il chiedersi: lo seguo? Vivo secondo il Vangelo? E dunque, prego? Prego per chi soffre e per la conversione di chi fa il male? Mi schiero dalla parte della verità o quando mi fa comodo cedo all'omertà, dando campo libero all'iniquità? Resisto al male continuando ad operare il bene o per quieto vivere cedo ai più comodi compromessi? Uso modi e parole violenti o seguo l'esempio di Cristo, umile e mite di cuore? L'elenco potrebbe continuare; di certo, la domanda di Gesù è, come sempre, una domanda seria, che ci interpella e ci chiama di nuovo a deciderci: «il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

