TESTO Quando le strade di mattino chiacchierano di pulito
don Angelo Casati
Sulla soglia
Domenica che precede il martirio di S. Giovanni il Precursore (Anno C) (24/08/2025)
Vangelo: Mt 18,1-10 ![]()
1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!
8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Le parole di Gesù per lo più risuonano nella versione accolta dalla Liturgia: "Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli". La versione mette al centro i bambini. Ma io vorrei indugiare, anche quest'anno, su una versione accreditata da alcuni esegeti della Bibbia. Che mette al centro i "garzoni". Eccola: "Se non cambierete modo di pensare e non diventerete come questi garzoni/ragazzi, non entrerete nel regno dei cieli... Chiunque quindi si farà piccolo come questo ragazzo, questi è il più grande nel regno dei cieli". Voi mi capite, non voglia di certo togliere, neppure di un grumo, l'attenzione ai bambini. Che mi incendiano ormai ogni giorno gli occhi, per stragi di guerre e di fame, cosa da farci insorgere.
Poi alla fine le parole "garzoni", "piccoli", "bambini" si incroceranno, perché, nella casa, in cui siamo garzoni, un'attenzione, una cura privilegiata, spetterebbe di diritto ai bambini. Il brano di Matteo sembra supporre che la domanda i discepoli l'abbiano rivolta a Gesù a Cafarnao nella casa di Pietro, chissà se a tavola, certo non è domanda di uno solo, è una domanda plurale e questo già dice qualcosa. I discepoli si avvicinarono al Signore Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?". La domanda è sulla grandezza. E già dovrebbe metterci in allarme pensare che nella casa comune qualcuno possa essere più grande di altri. Gesù si guarda attorno, cerca con gli occhi, ecco il garzone: mette al centro lui, uno che faceva parte della casa. La lezione - ci tocca riconoscerlo - è stata ampiamente disattesa, dimenticata.
Da subito, già dai discepoli. Usciamo dalla casa di Pietro, usciamo dalla Galilea, entriamo con Gesù in Giudea, il tempo di entrarvi, cambia la regione, non cambia il modo di pensare. Niente da fare: la madre di Giacomo e di Giovanni - o loro due, secondo Luca, poco importa - si fa avanti a chiedere posti per i figli, uno a destra e uno a sinistra, nell'indignazione corale. Che dice tutto. "Ma Gesù li chiamò a sé e disse: "Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti". Il garzone era scomparso dagli occhi. Si era ritornati al vecchio modo di pensare. Dunque mettere al centro il garzone e diventare come garzoni: la qualifica di garzone, la nobiltà di essere garzoni.
Oggi garzone è un termine poco frequentato, non così quando si parlava di botteghe e di aiuti al bottegaio. Ebbene nel tempo la parola è andata appannandosi assumendo l'immagine sfocata di uno meno abile, di un esecutore passivo, di uno cui toccano cose di poco conto. Gesù lo pone in mezzo, con tutti, al centro, né sotto, né sopra. E così dovrebbe essere perché nessuno tra noi può avanzare la pretesa di essere padrone."Tra voi non sarà così": disse Gesù ai suoi. Tutti garzoni, unica diversità la tipicità del lavoro richiesto a ciascuno. Lontani dunque dalla distorta mentalità di dare marchio di maggiore o minore o di nessuna brillantezza alle mille svariate mansioni della casa. I garzoni - e lo siamo tutti - si occupano della casa comune che il Signore andandosene ci ha affidato: e che sia pronta, dotata del necessario, confortevole, bella per tutti. E ciascuno ci metta del suo. Voi mi capite, il garzone del vangelo, non si accomoda nel grigiore spento di un esecutore, mette per quanto gli è possibile la sua genialità nella cura della casa, ha nobiltà di cuore e di mani.
E non importa dove è garzone nella grande casa dell'umanità, lui non si aspetta di finire nelle superbe narrazioni. Estrae innominato blocchi di marmo sul monte, ed è costruttore di cattedrali. Passa invisibile nella notte a raccattare rifiuti di negligenti e le strade di mattino mi chiacchierano di pulito. Il divieto è - e rimarrà - spadroneggiare. Gesù mette in guardia nella parabola: "Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli" (Lc 12, 45-47). E allora lasciatemi pensare che il vero scandalo - Gesù parla di "inciampo" - il vero inciampo, o uno degli inciampi, per i piccoli, per i garzoni, nella chiesa e nel mondo, accade quando abbandoniamo la nostra posizione di garzone, di servo e ci comportiamo da padroni, cancellando la nobiltà dell'essere garzoni, comportandoci quasi fossimo i sostituti di Dio. E viene il male del mondo.
Siamo tutti garzoni, piccoli, servi. Ma permette che io ne ricordi alcuni tra i dimenticati: una filastrocca a non perdere, ma io solamente la inizio. Voi avete sensibilità a non finire, per ricordare, per aggiungere:
I garzoni, i piccoli, quelli che alla loro morte dicono un numero e non un nome;
I garzoni, i piccoli, quelli sterminati ogni giorno e ci si è fatta l'abitudine;
I garzoni, i piccoli, sul fondale del mare nostro e nessuno, o quasi, che vada sulla riva a ripetere i nomi;
I garzoni, i piccoli, quelli che la loro limpidezza è ingualcibile, pur se irrisi da coloro che se ne intendono;
I garzoni, i piccoli, quelli che loro alla parola data sono fedeli né si accodano a coloro che per vile interesse se la rimangiano ogni giorno;
I garzoni, i piccoli, quelli che le opere le profumano di silenzio né gli importa di chi perde la vita a suonare la tromba;
I garzoni, i piccoli, quelli che non hanno passione per tappeti rossi e onorificenze, ma la passione l'hanno, intatta, per il colore dell'anima.
E voi ad aggiungere. A non perdere.

