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TESTO Dall'angoscia alla certezza della salvezza eterna

padre Antonio Rungi

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/11/2018)

Vangelo: Mc 13,24-32 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 13,24-32

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,

25le stelle cadranno dal cielo

e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

Le ultime domeniche dell'anno liturgico ci immettono nel clima meditativo delle cose ultime, dei novissimi, con particolare attenzione al giudizio universale, di cui ci parlano i testi sacri in questa domenica XXXIII del Tempo Ordinario.
A partire dalla prima lettura, tratta dal profeta Daniele, l'immagine ricorrente è quella dell'ansia e dell'angoscia di quanto dovrà accadere.
Possiamo dire che si alimenta nella vita del credente quello stato di attesa, tipico di ogni persona religiosa che guarda al futuro nel segno della certezza della salvezza. Dall'angoscia alla speranza e alla certezza di un futuro senza più preoccupazioni è il cammino spirituale e di conversione che tutti siamo chiamati a compiere in ragione di quanto ci viene detto dai testi sacri. Dalla parola di Dio bisogna attingere le notizie certe e le verità di fede su cui strutturare la nostra esistenza terrena.
Le parole scritte dal profeta Daniele, sotto ispirazione, sono chiare e non ammettono confusione di termini e di interpretazioni: “In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo”. Questo tempo non è altro l'apocalisse, il termine conclusivo della storia dell'umanità su questa terra. Perciò è descritto con il tipico genere letterario catastrofico, specifico dell'Apocalisse. Infatti leggiamo nella prima lettura che “sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo”. Non sarà la distruzione di tutto e di tutti, ci sarà un resto di un popolo e soprattutto di quanti sono scritti nel libro della vita eterna. Predestinazione o libero arbitrio nel camminare verso la libertà e la salvezza? La risposta la troviamo nei versetti che seguono: “Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre”. Ecco la salvezza eterna prospettata dal profeta e che attiene alla vita morale di chi agisce nel tempo in attesa della vita eterna, che è stato saggio e ha lavorato per le cose giuste.

Su questo stesso argomento si snoda il brano del Vangelo di Marco di oggi, nel quale troviamo in modo accentuata e drammatica la descrizione delle ultime cose che succederanno prima del secondo e definitivo avvento di Cristo sulla terra, per giudicare i vivi e i morti, come ci ricorda il Credo: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Una vera catastrofe cosmica per preparare l'ingresso di Cristo glorioso e trionfante. Infatti, ci ricorda l'evangelista Marco che “allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”. Ed Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo”.
La convocazione dell'umanità ai piedi di Cristo Redentore e Re dell'Universo per il giudizio finale che Egli pronuncerà per i buoni, i meno buoni ed i cattivi.
Quando accadrà tutto questo? Non lo sappiamo, solo Dio lo conosce, perciò abbiamo il dovere di essere preparati e pronti, di apprendere dalla vita dei campi e della natura come si attende e come si accorge che ormai il tempo è maturo per il raccolto finale.
Gesù ci ricorda di imparare dalle piante di fico le cose che ci attendono: “quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina”. Il discernimento dell'arrivo delle ultime cose va fatto e allora, quando vedremo accadere queste cose, dobbiamo sapere che il Signore è vicino, è alle porte. Potremmo, come fanno tanti, pensare che sia ancora molto lontano questo arrivo e conclusione? La risposta la possiamo trovare in questo versetto del Vangelo di oggi, riferito alla parola di Gesù: “In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga”.
Cosa avverrà? Che il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole di Gesù non passeranno, perché sono parole di vita eterna. Sono le parole certe e sicure del Sommo ed eterno sacerdote della nuova ed eterna alleanza, Gesù Cristo, unico salvatore, che come ci ricorda la lettera agli Ebrei “si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.
Il sacrificio di Cristo sulla Croce ci ha liberato dal peccato e dall'angoscia di un'esistenza fallimentare, ci ha immesso sulla strada della salvezza finale, quella che cambierà la nostra vita in gloria e gioia eterna in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, nella Gerusalemme celeste. Qui la sofferenza e la morte non potranno più farci paura e angosciarci per quello che umanamente trasmettono, senza nessun riferimento all'assoluto e all'eternità, in quanto non ci saranno più. Vivremo la pace e nel riposo eterno.

Perciò, con la convinzione più profonda della nostra fede, possiamo pregare il Signore con queste semplici ed umili parole di speranza e piena fiducia in Lui: “O Dio, che vegli sulle sorti del tuo popolo, accresci in noi la fede che quanti dormono nella polvere si risveglieranno; donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio, che verrà per riunire tutti gli eletti nel suo regno”. E con il Salmista, possiamo giustamente elevare la mente e il cuore oltre i confini del tempo e del contingente, per collocarci, concettualmente e moralmente su piani più elevati di sapienza che discende dal cielo: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare. Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”.
Possa ognuno di noi avere chiara in se stesso questa prospettiva, che la vera e piena felicità non sta in terra, ma sta in cielo, anche se in terra costruiamo la nostra felicità celeste. Lavoriamo seriamente per questo progetto di salvezza che avrà pieno compimento in cielo.

 

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