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Pagina 1 di 3

TESTO

1. Ascolto   5

Mahatma Gandhi

Se urli tutti ti sentono. Se bisbigli ti sente solo chi ti sta vicino. Ma se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta.

ascoltovicinanzasilenzioamorebisogninecessitàattenzione all'altro

Valutazione: 4.1/5 (9 voti)

inviato da Qumran, inserito il 20/09/2013

TESTO

2. Il silenzio e la comunicazione

Claudio M. Celli, Il silenzio è attivo, in Vita Pastorale n. 5/2012

Il silenzio non è mancanza di comunicazione; il silenzio fa parte del flusso di messaggi e informazioni che caratterizza la nuova cultura della comunicazione.

Il silenzio parla, il nostro silenzio può esprimere la vicinanza, la solidarietà e l'attenzione agli altri.

Il silenzio è un modo forte per esprimere il nostro rispetto e il nostro amore per gli altri. Nel silenzio ascoltiamo l'altro, diamo la priorità alla parola dell'altro. Il silenzio è un atteggiamento attivo. E' il nostro silenzio che permette e dà spazio all'altro per parlare.

Il silenzio rafforza il rapporto, il legame tra due persone. Nel silenzio riesco a capire chi è l'altro e proprio in questo trovo me stesso. Il silenzio mi permette di essere attento al contenuto della comunicazione. E' il silenzio che ci aiuta a vedere... In fondo è nel silenzio che riesco a dare il giusto significato alla comunicazione e non essere solamente sommerso dal volume della stessa comunicazione.

silenziocomunicazione

Valutazione: 0 voti

inviato da don Giovanni Benvenuto, inserito il 13/03/2013

PREGHIERA

3. La grazia di rispettare i fratelli   2

Ignacio Larranaga

Signore Gesù, metti un lucchetto alla porta del nostro cuore, per non pensar male di nessuno, per non giudicare prima del tempo, per non sentir male, per non supporre, né interpretar male, per non profanare il santuario sacro delle intenzioni.

Signore Gesù, legame unificante della nostra comunità, metti un sigillo alla nostra bocca per chiudere il passo ad ogni mormorazione o commento sfavorevole.

Dacci di custodire fino alla sepoltura, le confidenze che riceviamo o le irregolarità che vediamo, sapendo che il primo e concreto modo di amare è custodire il silenzio.

Semina nelle nostre viscere fibre di delicatezza. Dacci uno spirito di profonda cortesia, per riverirci l'uno con l'altro, come avremmo fatto con te.
Signore Gesù Cristo, dacci la grazia di rispettare sempre.
Così sia.

comunitàcomunionesilenziorispettonon giudicaremormorazionibenevolenzadelicatezzacortesiacaritàamore fraterno

Valutazione: 3.0/5 (5 voti)

inviato da Qumran2, inserito il 14/12/2012

TESTO

4. Giudizi   3

Imitazione di Cristo

Se terrai conto massimamente dell'interiorità, non darai molto peso a parole che volano; giacché nei momenti avversi, è prudenza, e non piccola, starsene in silenzio volgendo l'animo a Dio, senza lasciarsi turbare dal giudizio della gente. La tua pace non dimori nella parola degli uomini. Che questi ti abbiano giudicato bene o male, non per ciò sei diverso.

giudizio degli altriserenitàcritichesilenziointerioritàesteriorità

Valutazione: 2.0/5 (2 voti)

inviato da Qumran2, inserito il 23/09/2012

TESTO

5. Silenzio   1

James Russell Lowell

Beati coloro che non hanno nessuna cosa da dire,
e resistono alla tentazione di dirla.

silenzioparlareparolesaggezza

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 08/05/2012

PREGHIERA

6. Tacere davanti a te   2

Jean Galot, Amarti senza vederti

Tacere davanti a te, offrirti il mio silenzio
in omaggio d'amore.
Tacere davanti a te per poter dire l'inesprimibile
al di là delle parole.
Tacere per liberare il fondo del mio spirito,
l'essenza della mia anima
Tacere per lasciar battere il cuore più forte
nella tua intimità,
e per prendere il tempo di guardarti meglio,
più libero e più sereno.
Tacere per sognare di te, della tua presenza,
della tua grande bontà,
e per scoprirti nella tua realtà
più bello del mio sogno.
Tacere per lasciare che lo Spirito d'amore gridi in me
"Abba" al Padre,
e dirti "Signore" con la sua voce divina
dagli accenti ineffabili.
Tacere, lasciarti rivolgermi la tua parola
in tutta libertà,
sforzarmi di ascoltare il tuo linguaggio segreto
e di meditarlo.
Tacere e cercarti non più con le parole
ma con tutto il mio essere,
e trovarti veramente quale tu sei, Gesù,
nella tua divinità.

silenziopreghiera

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Mariolina De Benedetto, inserito il 09/04/2012

TESTO

7. Come consolare gli afflitti

Agata Fernandez Motzo, Mio tutto oltre la morte

Se non trovo altro modo, si può consolare una persona anche col silenzio, con la sola presenza, purché si faccia con amore: basta un sorriso che esprima la dolcezza della comprensione. Meglio se il silenzio è accompagnato dalla preghiera del cuore. In questo caso forse mi sarà suggerita anche qualche parola. Da chi? Dallo Spirito Santo, che è il vero Consolatore.

consolazionesilenzioascoltocondivisioneempatiasofferenzadolore

Valutazione: 0 voti

inviato da Agata Fernandez Motzo, inserito il 09/04/2012

PREGHIERA

8. Accetto di tacere   1

Centro Salesiano Pastorale Giovanile, La preghiera dei giovani - Libro di spiritualità, Ed. LDC, Leumann 1990

Signore, accetto di tacere per sentire ciò che non è udibile.

Accetto di fare silenzio per ascoltare una voce che non sia la mia soltanto.

Accetto di non sapere per accogliere un messaggio misterioso della vita.
Ecco, con pazienza sto in ascolto:

vieni, Signore della vita, perché io viva la vita per intero;

vieni, Dio della felicità, perché io gusti per intero la felicità;

vieni, Dio della speranza, perché io lotti con speranza per la vita e la felicità di ogni creatura;
vieni, Dio della meraviglia e della certezza,

ma insieme poni nel cuore di ciascuno la consapevolezza che felicità è vivere alla tua presenza.
Amen.

silenziofelicitàsperanzavitasvuotamentoaccoglienza

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Padre Franco Naldi, inserito il 07/04/2012

TESTO

9. L'esperienza del deserto

Klaus Berger, Gesù, pp. 134-137

Nel deserto non c'è altro che sabbia e vento, nuvole e sole.

E' il paesaggio della Bibbia e lì si possono fare esperienze bibliche.

Il deserto, infatti, ha a che fare con noi e con Dio, perché li esistiamo soltanto noi e la vastità.

Fino a che punto un essere umano deve fare silenzio per sentire davvero parlare di Dio?

Nel deserto è questione di vita o di morte, della prima domanda della filosofia, come sia possibile che esista qualcosa e non piuttosto il nulla.

Grazie a Gesù sappiamo che dove inizia il silenzio non c'è soltanto Dio, ma anche il diavolo, che rappresenta la pura disperazione e la meschina assurdità.

E chi percepisce soltanto la sabbia sotto di sé e il cielo sopra di sé comprende la frase apocrifa di Gesù, secondo cui egli avrebbe detto: Chi vuole entrare in contatto con Dio ha bisogno di dieci cose, nove parti di silenzio e una di solitudine.

Il silenzio è indispensabile per non confondere la parola di Dio con la propria.

Nella preghiera solitaria, infatti, Gesù non tiene una comizio a Dio, ma tace, finché non lo sente parlare.

Con i misteri del deserto, infatti, è così: chi si avventura nel deserto è già diventato un altro.

Il deserto e le esperienze che si fanno in esso vivono di contrasti estremi.

Il freddo della notte si trova in contrasto stridente con il calore del giorno.
Il silenzio del paesaggio rimbomba come un tuono.

E dato che le cose esterne sono sempre uguali, quanto è decisivo avviene nell'interno, nell'intimo dell'essere umano.

Proprio per questo qui la monotonia è estremamente emozionante, perché il nostro cuore popola la vastità, in essa, innanzitutto, riesce finalmente a riconoscersi.

E così attraverso i contrasti del deserto, impariamo a capire in modo nuovo che cosa sia la vita.

Il fascino del deserto sta nella tensione tra ciò che ci si è portati dietro e la vastità, tra la nostra piccolezza e l'immensità esterna.

Chi prega in solitudine sta direttamente davanti a Dio, nulla lo distrae, niente si frappone, così come si è direttamente messi a confronto con la morte.

Lì impara a riflettere nel tempo sull'eternità e a non essere triste nel fare questo, ma molto più ricco di quanto sia la maggior parte degli altri.

desertosolitudineinterioritàpreghieraascoltosilenzio

Valutazione: 0 voti

inviato da Cesarina Volontè, inserito il 14/03/2012

ESPERIENZA

10. Una poesia prima di andare via

Roxsana Chavez

La costanza è una di quelle virtù che ci permette di raggiungere i sogni più lontani e il cuore delle persone; è un lavoro continuo e delicato: il mio Padre Fondatore ci diceva sempre che per arrivare ad un'anima si deve fare come fanno gli uccelli nel posarsi sul ramo, cioè delicatamente.

Conobbi Mario in un reparto isolato dell'ospedale di Terni, uno di quei reparti in cui nessuno entra, per paura di contagio; era sempre in compagnia di un anziano, sembrava essere suo padre.

Lui scriveva al computer ed era talmente concentrato, che a malapena mi salutò quando entrai nella stanza, avevo l'impressione che io non gli fossi molto simpatica, invece l'anziano mi salutò cortesemente.

Il giorno seguente io ed un'altra sorella entrammo nella stessa stanza: Mario ci salutò e cordialmente c'invitò ad uscire; conclusi che quell'uomo aveva bisogno d'aiuto!

Da quel momento passai da lui ogni giorno, anche senza entrare nella stanza, almeno lo salutavo dalla porta, finché un giorno, finalmente, m'invitò ad entrare, cominciammo a parlare e mi spiegò che stava trascrivendo nel portatile delle poesie, scritte dall'anziano, che io pensavo fosse suo padre, ma che in realtà era un amico, famoso poeta di Terni.

Pian piano Mario mi raccontò tutta la sua vita, molto sofferta già dall'infanzia, con conseguenze, alla fine, nefaste. Il rapporto tra noi iniziò a migliorare, sapevo però, che non sarebbe durato a lungo, mentre il suo animo andava via via migliorando, purtroppo quella bestiale malattia svolgeva lentamente il suo scopo, portarlo via.

Durante una di queste visite iniziammo a parlare di poesia e gli suggerii di scriverne una di suo pugno: lui si rifiutò categoricamente, perché non ne aveva mai scritta una; al termine della visita, ci accordammo affinché ciascuno di noi ne avrebbe scritta una.

La sua salute peggiorò, tanto che lui non riusciva né a scrivere né a parlare: capii che da un momento all'altro, saremmo arrivati a ciò che lo aspettava.
Un giorno non lo vidi più, se n'era andato.

Il suo amico mi disse che Mario era riuscito a scrivere la poesia e me la consegnò; era bellissima e diceva così:

"Sei venuta a trovarmi
Portando Cristo con te
Mi hai sorriso
Piena di luce e di serenità
Io non trovo parole
Ma il silenzio che hai scoperto
Lo hai compreso
Scusa le mie difficoltà
E considerami
Un amico vero sincero
Che apprezza

Il tuo sorriso fraterno"

Quanta ragione ha Cristo, quando afferma che "chi cerca, trova", sono sicura che Mario è morto in pace.

Quante volte le parole dette sono troppe, con Mario ho capito che il silenzio, tante volte sinonimo di chiusura, è piuttosto un richiamo a stare con le persone, soprattutto un richiamo ad ascoltare ed accogliere quel silenzio che può trasmettere tante cose.

Credo che per fare questo sia sufficiente essere veri strumenti di Dio per lasciar trasparire quello che Lui, in quel momento, vuol dire loro.

costanzaperseveranzasilenziopoesiaessere strumento di Diosolitudineincontro

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Roxsana Chavez, inserito il 07/02/2012

PREGHIERA

11. Dio ci vuole liberi

Pierre Fertin

Poiché tu li vuoi liberi, dicono che non parli. Poiché prendi un volto umano, dicono che ti nascondi. Poiché punti sui deboli, dicono che sei morto. Poiché sei un Dio paziente, dicono che dormi. Poiché il tuo Spirito è inafferrabile, dicono che tutto va male. Poiché non accetti di essere complice, dicono che non servi a niente. Poiché non schiacci nessuno, dicono che non ti hanno offeso. Poiché non sei un Dio qualsiasi, dicono di te qualsiasi cosa. Poiché ci hai creati a tua immagine, sei anche tutto ciò che dicono. Mio Dio, non avrai pietà di me?

rivelazionesilenzio di Dioumiltà di DiolibertàSpirito Santo

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 22/06/2011

RACCONTO

12. Dove inizia la preghiera   1

Bruno Ferrero, Quaranta storie nel deserto

Il maestro raduna i suoi discepoli e domanda loro: "Da dove prende avvio la preghiera?".
Il primo risponde: "Dal bisogno".

Il secondo risponde: "Dall'esultanza. Quando esulta l'animo sfugge all'angusto guscio delle mie paure e preoccupazioni e si leva in alto verso Dio".

Il terzo: "Dal silenzio. Quando tutto in me si è fatto silenzio, allora Dio può parlare".

Il maestro risponde: "Avete risposto tutti esattamente. Tuttavia, v'è ancora un momento da cui prende avvio e che precede quelli da voi indicati. La preghiera inizia in Dio stesso. E' Lui ad iniziarla, non noi".

preghierasilenziobisognorapporto con Dio

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Don Giuseppe Ghirelli, inserito il 17/03/2011

TESTO

13. Custodire la Bibbia

Sinodo dei Vescovi 2008

Custodite nelle vostre case la Bibbia,

leggete, approfondite e comprendete pienamente le sue pagine,
trasformatele in preghiera e testimonianza di vita,

ascoltatela con amore e fede nella liturgia.

Create il silenzio
per ascoltare con efficacia la Parola del Signore
e conservate il silenzio dopo l'ascolto,
perché essa continuerà a dimorare,

a vivere e a parlare a voi.

Fatela risuonare all'inizio del vostro giorno
perché Dio abbia la prima parola
e lasciatela echeggiare in voi alla sera
perché l'ultima parola sia di Dio.

parola di Diosacra scritturabibbiaascoltosilenzio

Valutazione: 3.0/5 (2 voti)

inviato da Don Giuseppe Ghirelli, inserito il 05/09/2010

TESTO

14. Parola e silenzio   2

Dietrich Bonhoeffer

Facciamo silenzio
prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri
sono già rivolti verso la Parola.

Facciamo silenzio
dopo l'ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora,
vive e dimora in noi.

Facciamo silenzio
la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio
prima di coricarci,
perché l'ultima Parola
appartiene a Dio.

Facciamo silenzio
solo per amore della Parola.

parola di Diosacra scritturabibbiaascoltosilenzio

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Giuseppe Ghirelli, inserito il 05/09/2010

TESTO

15. La strada maestra   1

Buber, Storie e leggende chassidiche, Mondadori

Rabbi Mendel soleva lamentarsi: "Fino a che non c'erano ancora le strade maestre, la notte bisognava interrompere il viaggio. E allora nella locanda si dicevano in pace salmi, si apriva un libro e si ragionava tra ebrei. Ora si viaggia sulla strada maestra notte e giorno, e non vi è più pace".

progressofrettainterioritàtemposilenzioesteriorità

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Elena Calvini, inserito il 05/09/2010

TESTO

16. Io e te

Cristina Carmagnola

Ti ho visto fare il girotondo con quei bambini, sulla spiaggia.
Ti ho sentito nel mare, nel vento.

Ti ho guardato, crocefisso, con le braccia aperte per un abbraccio universale.

Ti ho perso, chiedendomi dov'eri, davanti alla foto di un bimbo di 5 anni, dilaniato dallo scoppio di una mina.

Ti ho chiesto perché gli uomini non ascoltano la tua voce, il tuo richiamo incessante.
Ti ho parlato, sperando di avere una risposta.

Ti ho urlato tutto il mio dolore e la rabbia, quando è morto mio nonno.
Ti ho sfidato dicendoti: «Tanto tu stai lassù!»
Ti ho chiesto aiuto, perché la mia fede è in crisi.

Ti ho sussurrato la mia gioia, in tutti i momenti belli.

E Tu…

...mi hai sorriso attraverso gli occhi dei bambini.

...mi hai ascoltata quando andavo verso il mare, nel vento, per stare con te.

...mi hai guardata dalla croce, donando il tuo sangue anche per me.

...mi osservavi e piangevi insieme a me per ogni morte innocente.

...mi hai spiegato che l'uomo è libero di fare le sue scelte, nel bene e nel male; libero anche di non ascoltarti.

...mi hai parlato, ma ti sei accorto che adesso ero io a tapparmi le orecchie.

...mi hai fissata, comprendendo fino in fondo alla mia anima il dolore di aver perso una persona amata.

...mi hai perdonato con un abbraccio la mia presunzione e mi sono resa conto che non c'è stato un attimo della mia vita in cui tu mi abbia lasciata sola.

...mi hai aiutata non in un solo modo, ma in 100 modi diversi.

...mi hai sussurrato la tua gioia per tutti i miei momenti belli.

Mi hai amata...

rapporto con Diopresenza di Diolibertàaperturaamore di Diosilenzioascoltochiusura

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Cristina Carmagnola, inserito il 14/08/2010

PREGHIERA

17. Preghiera

Rosarita De Martino, Incontro: Vangelo in versi

Io inquietudine, mai risolta,
tu infinita certezza,
io tormento e paura.

Tu, riposo e pace.
Io assente a me stessa,
tu presenza viva d'amore.

Io coltivo cupi pensieri,
ma tu sei eterna calma.

Per parlarti, o Dio,
ho solo piccole parole,
ma tu per sedurmi
hai spazi di silenzio.

fedepace interioresilenziorapporto con Diopauraserenitàabbandonocalma

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Maria Coppola, inserito il 11/08/2010

PREGHIERA

18. Maria, donna del silenzio   1

Tonino Bello

Santa Maria,
donna del silenzio,
riportaci alle sorgenti della pace.
Liberaci dall'assedio delle parole.
Da quelle nostre, prima di tutto.
Ma anche da quelle degli altri.
Figli del rumore,
noi pensiamo di mascherare l'insicurezza
che ci tormenta
affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire:
facci comprendere che,
solo quando avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Coinquilini del chiasso,
ci siamo persuasi di poter esorcizzare
la paura alzando il volume dei nostri transistor:
facci capire che Dio si comunica all'uomo
solo sulle sabbie del deserto,
e che la sua voce non ha nulla da spartire
con i decibel dei nostri baccani.
Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza,
che un tempo si leggeva a Natale
facendoci trasalire di meraviglia:
«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo corso,
la tua Parola onnipotente dal cielo,
dal tuo trono regale, scese sulla terra...».
Riportaci, ti preghiamo,
al trasognato stupore del primo presepe,
e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella "tacita notte".
Santa Maria, donna del silenzio,
raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio.
In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera,
lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce?
In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente,

perché l'incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori?
Su quali terrazzi di Galilea,
allagati dal plenilunio,
nutrivi le tue veglie di notturne salmodie,
mentre il gracidare delle rane,
laggiù nella piana degli ulivi,
era l'unica colonna sonora ai tuoi pensieri di castità?
Che discorsi facevi, presso la fontana del villaggio,
con le tue compagne di gioventù?

Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano,
usciva con te verso i declivi di Esdrelon,
o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole?
Il mistero che nascondevi nel grembo glielo
confidasti con parole o con lacrime di felicità?
Oltre allo Shemàh Israel
e alla monotonia della pioggia nelle grondaie,
di quali altre voci risonava la bottega del falegname
nelle sere d'inverno?
Al di là dello scrigno del cuore,
avevi anche un registro segreto
a cui consegnavi le parole di Gesù?
Che cosa vi siete detto, per trent' anni,
attorno a quel desco di povera gente?
Santa Maria, donna del silenzio,
ammettici alla tua scuola.
Tienici lontani dalla fiera dei rumori
entro cui rischiamo di stordirei,
al limite della dissociazione.
Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie,
che ci fa sordi alla "buona notizia".
Rendici operatori di quell'ecologia acustica,
che ci restituisca il gusto della contemplazione
pur nel vortice della metropoli.
Persuadici che
solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio, la morte.
Un'ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima.
Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce,
il silenzio di Dio,
non ti allontanare dal nostro fianco nell'ora della prova.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono rischia di farei disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per direi parole d'amore!
E sentiremo sulla pelle i brividi della Pasqua.

Mariasilenziovita quotidianarumore

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Barbara Battilana, inserito il 30/07/2010

PREGHIERA

19. Preghiera strampalata   1

Adolfo Rebecchini

Signore, tutti urlano!

Aiutami...

Ad abbassare il tono della mia voce.
A trovare il silenzio dentro e fuori di me.
Ad ascoltare le parole appena sussurrate.
A sentire il profumo di un fiore appena sbocciato.
A discernere il bene dal male.
Ad usare sempre parole buone.
A benedire e non a maledire.

A comprendere i sogni e i desideri nascosti nel cuore della gente.
Ad inginocchiarmi davanti al tuo Santissimo Corpo.
Ad essere un uomo dalle mani dure ma dal cuore buono.
A riconoscere sempre i miei errori.
A togliere l'orgoglio dalla mia vita.
A portare ogni giorno la mia croce.
A riconoscerti nel volto di ogni persona.
Ad amare mia moglie di un amore eterno e sempre nuovo.
Ad accettare che i miei figli non sono "cosa mia".
Ad essere in ogni luogo espressione della tua felicità.
Aiutami, Signore, a riconoscere sempre la tua voce.
Amen!

vitasilenziodelicatezzaascoltoserenitàtranquillitàumiltà

Valutazione: 3.5/5 (2 voti)

inviato da Adolfo Rebecchini, inserito il 07/12/2009

RACCONTO

20. Lo stagno e le oche

Bruno Ferrero, Cerchi nell'Acqua

C'era una volta, in un angolo di campagna verde ed incontaminato, un laghetto di acqua verde e limpidissima. Era un laghetto minuscolo, quasi uno stagno, ma il cielo si specchiava dentro la sua acqua pura e lo trasformava in un gioiello incastonato nel morbido tappeto dei prati.

Il sole di giorno, la luna e le stelle di notte si davano appuntamento nel limpido specchio d'acqua. I salici della riva, le margherite e l'erba delle colline tremavano di gioia per quel riflesso di cielo caduto a terra, che trasformava quel remoto angolo di mondo in un piccolo paradiso.

Ma un giorno, schiamazzando e starnazzando, arrivò sulle sponde dello stagno uno stormo di grasse e prepotenti oche. I loro imperiosi "qua, qua" e i loro robusti becchi sconvolsero il silenzio e la pace dello specchio del cielo.

Le oche erano creature pratiche, non badavano certo al sussurro del vento e ai riflessi dell'acqua limpida. Si tuffarono a decine nello stagno e cominciarono ad andare in fondo alla caccia di cibo. "Mangiare e ingrassare" era il loro motto. Sguazzavano, sporcavano, strepitavano.

Piume e spruzzi volavano da tutte le parti. Granchi, pesciolini e tutti gli animaletti che vivevano nel laghetto in un battibaleno sparirono nel vorace gozzo delle insaziabili oche. La polvere finissima depositata sul fondo, sconvolta e smossa, invase l'acqua.

La sera, quando il silenzio ritornò tra le colline, la prima stella cercò invano la sua casa sulla terra, e la luna non poté specchiare il suo volto d'argento sulla terra. Lo stagno era solo una distesa di fanghiglia maleodorante e senza vita. Lo stagno era morto.

Il vento portò notizia alle nubi e le nubi alle stelle, alla luna e al sole. Tra le foglie dei salici piangevano i pettirossi e le allodole. In quell'angolo di campagna il cielo non si sarebbe specchiato mai più.

preghierarispettosilenziolimpidezzarumoreesterioritàinteriorità

Valutazione: 3.5/5 (2 voti)

inviato da Marta, inserito il 11/06/2009

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