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28 settembre 2014
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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PREGHIERA

1. Imparate dal giglio e dall'uccello

Soren Kierkegaard, Preghiere, Brescia 1953 (2), pag. 37

Padre celeste!
Ciò che in compagnia degli uomini,
specialmente nel brusio della folla,
tanto difficilmente si riesce a sapere:
ciò che altrove si è riusciti comunque a sapere
e si dimentica poi così facilmente
per il chiasso della folla,
cioè l'essere uomo
e il significato religioso
che quest'esigenza comporta:
fa' che ci sia dato di saperlo,
e se l'abbiamo dimenticato
che torniamo a impararlo
dal giglio e dall'uccello.
Fa' che lo impariamo,
non in una volta sola e tutto insieme,
ma almeno un poco e un po' alla volta
e che questa volta dall'uccello e dal giglio
impariamo silenzio, obbedienza e gioia!

religiositàricercaricerca di sensosemplicitàobbedienzagioia

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Paolo Busato, inserito il 20/09/2012

TESTO

2. E il cuore?

Alessandro Pronzato, La girandola

A che scopo cuocere le vivande se la pentola è sporca?

A che cosa sevono le pratiche religiose se il cuore non è pulito?

religiositàcultopreghierainterioritàesteriorità

Valutazione: 0 voti

inviato da Forner Fortunato, inserito il 09/12/2009

PREGHIERA

3. Santa Maria donna del riposo   1

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni

Santa Maria, donna del riposo, accorcia le nostre notti quando non riusciamo a dormire. Come è dura la notte senza sonno! È una pista senza luce, su cui atterrano tenebrosi convogli di ricordi, e da cui decollano stormi di incubi che stringono il cuore.

Mettiti accanto a noi quando, nonostante i sedativi, non ce la facciamo a chiudere occhio, e il letto più morbido diventa una tortura, e dalla strada i latrati del cane sembrano dar voce ai gemiti dell'universo, e dalla torre dell'orologio i rintocchi scendono sull'anima come colpi di maglio, e i secondi scanditi dal pendolo del corridoio non si sa bene se vogliano farti compagnia, o ricordarti l'inarrestabile corsa del tempo, o dilatare il supplizio delle ore che non passano mai.

Sorveglia il riposo di chi vive solo. Allunga nei vecchi i sipari del sonno, corti e leggeri come veli di melagrana. Tonifica il dormiveglia di chi sta in ospedale sotto un pianto di flebo. Rasserena l'inquietudine notturna di chi si rigira nel letto sotto un pianto di rimorsi. Acquieta l'ansia di chi non riposa perché teme il sopraggiungere del giorno. Rimbocca gli stracci di chi dorme sotto i ponti. E riscalda i cartoni con cui la notte i miserabili si riparano dal freddo dei marciapiedi.

Santa Maria, donna del riposo, vogliamo pregarti per coloro che annunciano il Vangelo. Qualche volta li vediamo stanchi e sfiduciati, e sembrano dire come san Pietro: «Abbiamo faticato tutta la notte, ma non abbiamo preso nulla». Ebbene, fermali quando la generosità pastorale li porta a trascurare la loro stessa persona. Richiamali al dovere del riposo. Allontanali dalla frenesia dell'azione. Aiutali a dormire tranquilli. Non indurli nella tentazione di ridurre le quote minime di sonno, neppure per la causa del Regno. Perché lo stress apostolico non è un incenso gradito al cospetto di Dio.

Pertanto, quando nel breviario recitano il Salmo 126, mettiti a cantarlo con loro, e calca la voce sui versetti in cui si dice che è inutile alzarsi di buon mattino o andare tardi a riposare la sera, perché «ai suoi amici il Signore dà il pane nel sonno». Capiranno bene, allora, che tu non li esorti al disimpegno, ma a rimettere tutto nelle mani di colui che dà fecondità al lavoro degli uomini.

Santa Maria, donna del riposo, donaci il gusto della domenica. Facci riscoprire la gioia antica di fermarci sul sagrato della chiesa, e conversare con gli amici senza guardare l'orologio. Frena le nostre sfibranti tabelle di marcia. Tienici lontani dall'agitazione di chi è in lotta perenne col tempo. Liberaci dall'affanno delle cose. Persuadici che fermarsi sotto la tenda, per ripensare la rotta, vale molto di più che coprire logoranti percorsi senza traguardo. Ma, soprattutto, facci capire che se il segreto del riposo fisico sta nelle pause settimanali o nelle ferie annuali che ci concediamo, il segreto della pace interiore sta nel saper perdere tempo con Dio. Lui ne perde tanto con noi. E anche tu ne perdi tanto.

Perciò, anche se facciamo tardi, attendici sempre la sera, sull'uscio di casa, al termine del nostro andare dissennato. E se non troviamo altri guanciali per poggiare il capo, offrici la tua spalla su cui placare la nostra stanchezza, e dormire finalmente tranquilli.

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Valutazione: 1.0/5 (1 voto)

inviato da Qumran2, inserito il 24/07/2009

RACCONTO

4. Le orme del creatore   1

Pino Pellegrino

Un arabo accompagnava attraverso il deserto un esploratore francese. E ogni mattino si prostrava a terra per adorare e pregare Dio.

Un giorno il francese gli disse: "Tu sei un ingenuo: Dio non esiste, difatti tu non l'hai mai visto né toccato".
L'arabo non rispose.

Poco dopo il francese notò delle orme di cammello ed esclamò: "Guarda, di qui è passato un cammello".

E l'arabo rispose: "Signore, lei è un ingenuo, il cammello non l'ha né visto né toccato".
"Sciocco sei tu! Si vedono le orme!", replicò il francese.

Allora l'arabo, puntando il dito verso il sole: "Ecco le orme del Creatore: Dio c'è"...

federicerca di Dioreligiosità

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Eleonora Polo, inserito il 28/06/2003

RACCONTO

5. L'anello benedetto

Gabriele Mandel, Saggezza islamica

C'era una volta un re che aveva tre figli e un anello. Sì: un anello d'oro e pietre preziose così bello, che se ne parlava perfino di là dalle frontiere, al punto che lo si riteneva magico, benedetto, simbolo del potere, e chissà che altro. Ognuno dei figli del re sperava di ricevere in eredità quell'anello, e spesso litigavano fra di loro per questo. Allora il re, sentendosi oramai prossimo a morire, decise di far fare dal gioielliere di corte altri due anelli in tutto simili al suo; e vennero così ben lavorati che proprio non se ne poteva distinguere uno dagli altri. Quando il re morì, ognuno dei tre prìncipi ricevette un anello, ma subito cominciarono a litigare gridando: «L'autentico è il mio. Questo è l'anello benedetto!».

Non venendo a capo di niente, decisero di rivolgersi a un maestro sufi che albergava in una grotta sul monte, uomo saggio, un mago che conosceva i segreti delle cose. Giunsero da lui e, mostrandogli gli anelli, chiesero: «Quale di questi è l'autentico?».

Il venerabile sufi guardò gli anelli, li rigirò a lungo fra le mani, poi, restituendoli, disse: «Non lo so, ma lo posso chiedere alla terra. La terra sa tutto e mi darà la risposta». E posato un orecchio a terra, rimase a lungo in ascolto. Poi si alzò e disse: «Ha risposto così: di' ai tre prìncipi che io non so a chi appartiene l'anello benedetto, ma io so che tutti e tre appartengono a me. Litigano per un poco d'oro e di pietre, e io nel mio ventre ne ho a profusione. Ma perché litigano, dal momento che anche loro verranno nel mio ventre?».

I vecchi maestri sufi dicono che il re simbolizza Dio, e i tre anelli simbolizzano la religione ebraica, la religione cristiana e la religione musulmana.

religioneebraismocristianesimoislamismotolleranzaconvivenzadialogo interreligiosoreligiosità

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Lianza, inserito il 01/04/2003

PREGHIERA

6. Quando il cuore è inquieto   1

Signore,
che cosa è questa curiosità
che ci punge dentro?

Sapere, conoscere,
scoprire, capire...

Perché non ci hai fatto
come le pietre,
sempre immobili e serene?

Perché non ci hai creato
come il fiume
che scorre senza interessarsi
di conoscere ciò che lo circonda?

Signore,
perché questo fuoco di desideri
che ci arde dentro?

Niente ci basta mai.
Ogni traguardo
è sempre il punto di partenza
per un'altra cosa.

Perché non ci hai fatto
come i giorni e le stagioni
contente del loro ritmo
e delle loro leggi sempre uguali?

Signore,
cosa è questo riempirsi il cuore
di sentimenti, di affetti...
e trovarlo sempre vuoto?

Signore, è proprio vero:
"Tu ci hai fatto per Te
e il nostro cuore è inquieto
finché non riposa in Te".

sapereconoscerescoprirecapireinquietudinerapporto con Dioreligiositàsenso della vitaricerca di senso

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inviato da Ortensia Cortese, inserito il 26/03/2003

RACCONTO

7. Il disegno

Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole

Un bambino stava disegnando e l'insegnante gli disse: "E' un disegno interessante, cosa rappresenta?".
"E' un ritratto di Dio".
"Ma nessuno sa come sia fatto Dio".

"Quando avrò finito il disegno lo sapranno tutti".

Poco dopo la nascita di suo fratello, la piccola Sachi cominciò a chiedere ai genitori di lasciarla sola con il neonato. Si preoccupavano che, come quasi tutti i bambini di quattro anni, potesse sentirsi gelosa e volesse picchiarlo o scuoterlo, per cui dissero di no. Ma Sachi non mostrava segni di gelosia. Trattava il bambino con gentilezza e le sue richieste di essere lasciata sola si facevano più pressanti. I genitori decisero di consentirglielo.

Esultante, Sachi andò nella camera del bambino e chiuse la porta, ma rimase una fessura aperta, abbastanza da consentire ai curiosi genitori di spiare e ascoltare. Videro la piccola Sachi andare tranquillamente dal fratellino, mettere il viso accanto al suo e dire con calma: "Bambino, dimmi come è fatto Dio. Comincio a dimenticarmelo".

I bambini sanno com'è fatto Dio, ma arrivano in un mondo che fa di tutto per farglielo dimenticare il più in fretta possibile.

bambiniinterioritàreligiositàdiventare come bambini

Valutazione: 0 voti

inviato da Patrizia Traverso, inserito il 27/02/2003

TESTO

8. Il senso e la religione

Albert Einstein

Qual'è il senso della nostra vita? Qual'è il senso di tutti i viventi in genere? Dare una risposta a questa domanda significa essere religiosi. Tu mi chiedi: ha assolutamente senso porre questa domanda? Io rispondo: chi percepisce la propria vita e la vita dei suoi simili come priva di senso, non solo è infelice, ma non è affatto in grado di vivere.

senso della vitaricerca di sensovitaprogettoreligiosità

Valutazione: 0 voti

inviato da Emilio Centomo, inserito il 29/01/2003

TESTO

9. Il tuo Dio non è qui

Rabindranath Tagore

Lascia da parte inni canti e meditazioni!
Chi ti induce a fare adorazione
in questo solitario angolo
di un tempio con le porte chiuse?
Guardati bene intorno:
il tuo Dio non è qui.
Egli si trova dove il contadino sta arando la terra,
dove il lavoratore spacca le pietre sulla strada.
Lavora con essi
sotto il sole e sotto la pioggia
con la veste coperta di polvere e di fango.
Lascia le sacre vesti
e vieni con lui nella terra.
Salvezza?
Dove potrai trovare salvezza?
Dove lo stesso tuo Signore
ha assunto con gioia su di sé
i legami della creazione per legarsi con le creature.
Lascia da parte le meditazioni,
non curarti dell'incenso e dei fiori.
Che le tue vesti si logorino,
che esse si sporchino di terra;
ma tu và con lui a lavorare duro,
a grondare sudore dalla fronte.

lavororapporto con Dioreligiositàincarnazione

Valutazione: 0 voti

inviato da Immacolata Chetta, inserito il 22/11/2002

RACCONTO

10. La vera religione

Carlo Maria Martini

Due giovani decisero la data del loro matrimonio. Si erano messi d'accordo con il parroco per tenere un piccolo ricevimento nel cortile della parrocchia, fuori della chiesa. Ma si mise a piovere, e non potendo tenere il ricevimento fuori, i due chiesero al prete se era possibile festeggiare in chiesa.

Ora, il parroco non era affatto contento che si festeggiasse all'interno della chiesa, ma i due dissero: "Mangeremo un po' di torta, canteremo una canzoncina, berremo un po' di vino e poi andremo a casa".

Il parroco si convinse. Ma essendo gli invitati dei bravi italiani amanti della vita, bevvero un po' di vino, cantarono una canzoncina, poi bevvero un altro po' di vino, cantarono qualche altra canzone, e poi ancora vino e altre canzoni, e così dopo una mezz'ora in chiesa si stava festeggiando alla grande. Tutti si divertivano da morire, godendosi la festa. Ma il parroco, tesissimo, passeggiava avanti e indietro nella sacrestia, turbato dal rumore che gli invitati stavano facendo.
Entrò il cappellano che gli disse: "Vedo che è molto teso".

"Certo che sono teso! Senti che rumore stanno facendo, proprio nella casa del Signore! Per tutti i Santi!".
"Ma Padre, non avevano davvero alcun posto dove andare!".

"Lo so bene! Ma è assolutamente necessario fare tutto questo baccano?".

"Bè, in fondo, Padre, non dobbiamo dimenticare che Gesù stesso ha partecipato una volta ad un banchetto di nozze".

Il parroco risponde: "So benissimo che Gesù Cristo ha partecipato ad un banchetto di nozze, non devi mica venirmelo a dire tu! Ma lì non avevano il Santo Sacramento!".

Ci sono occasioni in cui il Santo Sacramento diventa più importante di Gesù Cristo. Quando l'adorazione diventa più importante dell'amore, allora la Chiesa diventa più importante della vita. Quando Dio diventa più importante del vicino, e così via. Questo è il grande pericolo. Gesù ci voleva richiamare proprio a questo: prima le cose più importanti! "L'uomo è più importante del Sabato!".

religiositàdogmatismo

Valutazione: 1.0/5 (1 voto)

inviato da Emilio Centomo, inserito il 27/05/2002

TESTO

11. Il coraggio della verità   1

Primo Mazzolari, Il coraggio di credere

Come se il problema centrale della vita religiosa fosse affollare le chiese. Siamo ancora ammalati di clientelismo: la prima prova della fede è il coraggio della verità e della giustizia.

religiositàgiustiziafede

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Angelo, inserito il 09/05/2002

RACCONTO

12. Perché le persone buone muoiono

II predicatore del villaggio era andato a far visita a un'anziana parrocchiana e, sorseggiando una tazza di caffè, rispondeva ad alcune domande fattegli dalla nonnina.

«Perché il Signore ci manda tanto spesso delle epidemie?», chiedeva la vecchia signora.

«Be'», disse il predicatore, «talvolta la gente diventa cosi malvagia che dev'essere eliminata e così il buon Dio permette che vengano le epidemie».

«Ma», obiettò la nonna, «perché tante persone buone vengono eliminate insieme a quelle cattive?».

«Quelle buone sono convocate come testimoni», spiegò il predicatore. «II Signore vuole che ogni anima abbia un equo processo».

Non c'è assolutamente niente a cui il rigido credente non sappia trovare una risposta.

religiositàdogmatismo

Valutazione: 0 voti

inviato da Emilio Centomo, inserito il 08/05/2002

TESTO

13. Religione e fede

Dietrich Bonhoeffer

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.

Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte:

I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l'anima del suo pane,
muore in croce per i cristiani e pagani
e a questi e a quelli perdona.

religiositàcrocesofferenzadolore

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inviato da Emilio Centomo, inserito il 05/05/2002

RACCONTO

14. La contadina e le candele

Anni fa una contadina, essendo il marito ammalato gravemente, fece voto di accendere ogni giorno, per un intero anno, un cero dinanzi all'effige della Santa Vergine.

Tutte le mattine, di buon'ora, correva fino alla piazza principale del paese dove si ergeva la chiesa parrocchiale e, recitato un Pater, Ave e Gloria, offriva la sua candela alla Madonna. Poi se ne tornava velocemente a casa per assistere il marito infermo.

Dopo nove giorni, l'uomo si alzò dal letto guarito.

Il decimo giorno, la donna, avendo da lavare tutta la biancheria accumulatasi durante la malattia del marito, disse tra sé:

- Oggi ho troppo lavoro da sbrigare. Vorrà dire che andrò in chiesa domani e accenderò due ceri.
L'indomani pioveva grosso un dito, perciò la donna si disse:

- Oggi c'è troppa pioggia. Se uscissi, m'inzupperei tutta. Vorrà dire che andrò domani e accenderò tre ceri.

Di giorno in giorno, trovava sempre una scusa buona per non andarci. Però la brava donna si faceva premura di tenere il conto delle candele che avrebbe dovuto accendere.

E così un bel dì si accorse che erano già cinquanta.

- Cinquanta candele?!? Ma se io, adesso, vado in chiesa ad accendere cinquanta candele mi prenderanno certamente per matta!
Perciò decise di lasciar stare.

preghiera di domandaingratitudinereligiositàpreghierapigrizia

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inviato da Don Giovanni Benvenuto, inserito il 09/04/2002